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Caschi Bianchi Croazia

Una croce carica di significati

Durante una Via Crucis le sofferenze della tossicodipendenza si proiettano sulla croce che attraversa le vie di Spalato

Scritto da Tommaso Menna (Casco Bianco a Orah, Croazia)

Tossicodipendenza. Impegno. Sofferenza. Cambiamento. E, infine, Gesù Cristo.  Esiste un oggetto capace di mettere insieme tutti questi elementi? Si ,esiste, e non a caso è quello che più di ogni altro è stato eletto a simbolo dell’intera cristianità: stiamo parlando, naturalmente, della

Croce. Domenica 3 aprile 2011, intorno alle 3 del pomeriggio, una cinquantina di persone ha dato vita a Spalato all’ultima edizione della cosiddetta “Via Crucis dei tossicodipendenti”: ragazzi che vivono nelle comunità terapeutiche e ragazzi che hanno terminato il programma, insieme a operatori e famigliari, si sono alternati, stazione dopo stazione, nel breve e suggestivo percorso che separa la piccola chiesa di San Domenico dalla cattedrale di San Duje, edificata nei pressi del Palazzo di Diocleziano, a pochi passi dal porto turistico.

Come a voler sottolineare la particolarità dell’evento, la rappresentazione religiosa é stata preceduta dall’invito, rivolto dai sacerdoti a tutti i presenti, a lasciare un messaggio proprio su quella croce che, di lì a poco, sarebbe stata trasportata lungo il cuore della Spalato più antica. Ecco allora come preghiere, invocazioni, parole di ringraziamento e frasi d’incoraggiamento hanno trovato spazio sul legno dell’oggetto sacro, mentre quest’ultimo veniva sorretto dalle robuste mani di Ivica, operatore nella comunità di Vrgorac-Orah, nonché falegname per l’occasione, nonché protagonista della prima frazione, quella che ha portato la processione al di fuori della Chiesa di San Domenico. Di lì a poco Francesco, Stipe, Damir e altri ancora, tra cui i ragazzi della Comunità “Cenacolo”, avrebbero inscenato la sofferenza di Gesù Cristo mischiandola alla propria, al proprio passato e al sudore del proprio presente, e non é un caso allora che uno dei momenti più toccanti dell’intera celebrazione sia stato quello in cui il percorso da una stazione all’altra é stato compiuto dalla madre di un ragazzo tossicodipendente, la cui figura minuta riusciva a risaltare sotto il peso e la grandezza della croce. La fine della Via Crucis è stata decretata da una Messa tenutasi nella celebre cattedrale di San Duje.

I flash delle macchine fotografiche dei turisti con gli occhi a mandorla, i volti dei residenti affacciati alle finestre e ai balconi, lo sguardo attento di chi passava di lì per caso, la viva partecipazione di quei fedeli che si trovavano in chiesa solo per la consueta Messa domenicale: tutti rapiti da un pezzo di legno che si muoveva lento tra le strade della città antica durante una calda giornata d’inizio aprile, tutti rapiti dalla moltitudine di significati che quel pezzo di legno incarna da oltre duemila anni. E la lotta alla tossicodipendenza, è bene ricordarlo sempre, é uno di quelli.

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