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Brasile Caschi Bianchi

Vivere nella “verità”: il percorso di vita nella comunità terapeutica “Santissima Trinidade”

Lo stimolo a confrontarsi con il proprio passato, che caratterizza la CT, apre anche per i volontari sguardi e prospettive inattese per rileggere la propria storia e la propria esperienza di Servizio

Scritto da Salvatore Briffi, Casco Bianco Apg23 a Castanhal, Parà

C’è una luce che mi colpisce negli occhi di questa gente. E’ una luce calda, che trasuda speranza, gioia di vivere. Sguardi profondi e allo stesso tempo, spensierati. Non c’è fretta, la giornata va vissuta senza ansie. Ogni giorno si ringrazia il Signore per questo dono.

Il brasiliano lo fa nei modi più stravaganti: oggi un uomo, in mezzo alla campagna, vicino al nostro cantiere, ha acceso un fuoco e, danzandoci intorno come un indiano selvaggio, supplicava Dio ad alta voce.

Sembra proprio il paese del sacro e del profano. Chi viene in Brasile viene “rapito” perchè qui si respira la magia, di cui sempre tanto abbiamo sentito parlare e che poche volte abbiamo vissuto davvero.

Io la percepisco nell’aria e, lasciandomi avvolgere da questa atmosfera, ultimante mi ritrovo spesso a pensare a come l’esperienza di Casco Bianco in una comunità terapeutica mi stia cambiando. Qui i ragazzi vengono continuamente stimolati all’utilizzo dell’autocritica, aiutati a crescere nel coraggio di praticare la verità che, inevitabilmente, li porterà a confrontarsi con le cause più profonde che li hanno spinti tra le braccia della droga, cercando di spezzare le catene dell’odio e imparando ad accettare il passato.

Beh, io mi ci rivedo, e per questo mi trovo ad affrontare il percorso con loro. E’ chiaro, non sono un dipendente chimico e non ho mai fumato crak, ma forse un pò “drogato” lo sono anche io.

“Drogato dalla vita”. Le mie sostanze preferite sono la paura, l’egoismo, l’orgoglio e l’apatia. Amo assumerle quotidianamente, in innumerevoli forme, con comportamenti e pensieri stagnanti all’interno di una vita comoda e a volte piena di eccessi.

Con questo non voglio dire che il mondo dal quale provengo non mi manchi, anzi, è vero il contrario. Ma la tranquilla semplicità con la quale la gente vive, mi sta mettendo davanti ad un universo nuovo. Sorgono domande alle quali però cerco di rispondere senza pretese. Lo stesso pensare infatti si è fatto più dolce, meno caotico, è diventato un cullarsi, un piacere. Sono meno severo con me stesso e sto scoprendo sfumature di me di cui ignoravo l’esistenza. Limiti sui quali posso già cominciare a lavorare.

Alla fine la conclusione sembra bizzarra ma è molto semplice davvero: arrivi qui credendo di aiutare gli altri, invece scopri, sorpreso, che sono gli altri che stanno aiutando te.

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