• Cb Apg23, 2010.

Caschi Bianchi Cile

Presente e passato: la destra torna al governo

La destra torna al governo in modo democratico a 21 anni dalla fine del regime Pinochet. Intervista a Firmin Montes, assistente sociale, attivista politico e ex detenuto politico durante il regime militare.

Scritto da Alessandro Lodi e Irene Antonietti

Il miliardario Sebastian Piñera è il nuovo presidente del Cile. A 21 anni dalla fine del regime del dittatore Augusto Pinochet e per la prima volta negli ultimi 50 anni, la destra torna al Governo in modo democratico. Al secondo turno delle presidenziali Piñerá ha battuto con il 51,6% dei voti il candidato concertacionista Eduardo Frei; non é infatti riuscito il miracolo al candidato indipendente Marco Enríquez-Ominami che, al primo turno, ha ottenuto comunque un impressionante 20,14% dei consensi.

Come cambierá il Cile dopo 20 anni di governi di centrosinistra? Quali le conseguenze a livello nazionale e continentale di questo avvicendamento storico?

Ne parliamo con Firmin Montes, assistente sociale della Comunitá Papa Giovanni XXIII in Cile, attivista politico e ex detenuto politico durante il regime militare.

Chi é Firmin Montes?

Secondo di 7 fratelli, sono cresciuto in una famiglia umile, mia madre contadina e mio padre operaio metalmeccanico. Ho inizialmente tralasciato gli studi, dovendo aiutare allo stesso tempo mio padre, che aveva un piccolo banco al mercato, e mia madre a crescere i miei fratelli minori. Quando finalmente sono entrato all’Universitá, che all’epoca era gratuita, mi é sembrato naturale iscrivermi alla facoltá di Scienze Sociali.

Mi sono avvicinato alla politica sin da bambino grazie a mia nonna, una domestica Mapuche, che mi parlava sempre della lotta di resistenza dei popoli indigeni, e a mio nonno, un calzolaio che sempre mi accompagnava alle manifestazioni del 1 Maggio. Prima di entrare all’Universitá giá militavo nel Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (MIR), un’esperienza politica significativa che mi ha permesso di conoscere vari esuli politici che si erano rifugiati a Santiago da diversi paesi dell’America Latina. Il colpo di Stato del ’73 mi ha sorpreso a Cuba, dove ero giunto grazie ad alcuni contatti del MIR. In quel momento decido di entrare a far parte della Rete Rivoluzionaria Latinoamericana. Mi trasferisco quindi in Bolivia dove vengo arrestato, insieme ad altri compagni, nel 1976. Vengo rinchiuso nel carcere segreto di Achocalla dove rimango per 6 mesi prima di essere trasferito, nell’ambito dell’Operazione Condor, in Cile. Nel ‘77 godo di un’amnistia, ma rimango sempre sotto costantee pressante vigilanza dei servizi segreti del Regime Militare. Decido quindi di entrare in clandestinitá con il MIR, ma vengo nuovamente arrestato nel 1980. Rimango 11 anni in prigione, torneró in libertá dopo il ritorno della democrazia in Cile, e solo in quel momento ho potuto terminare i miei studi, che come vedete sono durati più o meno trent’anni… In carcere ho cercato, insieme agli altri detenuti politici, di continuare a lottare, questa volta per i diritti dei carcerati. Spesso mi chiedo come é possibile che sia vivo, che non mi abbiano assassintao come le decine di compagni che sono stati uccisi o sono tutt’oggi desaparecidos.

Come si sente personalmente vedendo persone che hanno avuto rapporti diretti con il vecchio regime dittatoriale, tornare al potere?

É un colpo molto duro. Vivo questo momento come una profonda sconfitta di tutto il nostro processo di resistenza. È inevutabile guardare alla morte di tanti compagni e chiedersi se abbia avuto un senso. Allo stesso tempo peró cerco di guardare con speranza ad altre esperienze latinoamericane, come quella che si sta realizzando in Bolivia. É da lì…chissá, che dobbiamo ripartire.

Come spiega la sconfitta della Concertacion alla luce del grande consenso popolare (84%) con il quale la Presidentessa Socialista Bachelet ha chiuso il proprio mandato?

La grande popolaritá della Presidentessa Bachelet é in parte una costruzione dei mezzi di comunicazione che hanno voluto enfatizzare la modernitá di un paese che arriva ad avere una donna come Presidentessa. In realtá la Concertacion é giunta a queste elezioni logorata, sfibrata. L’origine di questa sconfitta è secondo me antica, e va ricercata nell’accordo sottoscritto dalla Concertacion e dal Regime Dittatoriale, con la supervisione degli USA, nel momento in cui si realizzó il ritorno pacifico alla democrazia. In quel momento la Dittatura rinunció al potere politico a patto che il modello neoliberale, che aveva creato, non venisse smantellato. La stessa Bachelet, nonostante i numerosi progetti sociali realizzati dal suo governo, non ha fatto nulla per modificare alla radice questo sistema, per riorganizzare la societá, per superare l’individualismo e l’apatia che caratterizzano il Cile di oggi.

Vorrei aggiungere che in questa sconfitta ha una grande responsabilitá anche la sinistra popolare. Non siamo riusciti a riorganizzarci per contrastare il sistema, per riorganizzare le masse popolari.

Come giudica la composizione del nuovo governo Piñera? (conflitti di interesse dei ministri, rapporto con il mondo delle imprese, legami con il vecchio regime dittatoriale)

Il mondo delle imprese si é letteralmente impossessato del potere politico.

I ministri si occuperanno piú dei propri interessi economici che dell’interesse generale.

Credo che emerga in forma piuttosto evidente una certa inesperienza da un punto di vista politico.

Saper gestire un’impresa non garantisce che si sappia governare uno Stato…

Cosa cambierá in Cile con il Governo Piñera?

Io credo che non cambierá molto. Prima di tutto perché al di lá dei partiti e delle coalizioni che governano

c’è un vincitore assoluto che è il modello neoliberale che come sappiamo è giá ben radicato in Cile.

Al di lá della difesa dei propri interessi individuali da parte dei membri dell’esecutivo,

non ci saranno cambiamenti radicali. Credo inoltre che il governo di Piñera, che si trova a governare per la prima volta, cercherà di non prendere posizioni drastiche per poter guadagnare consensi. Tanto meno credo cercherà di sfidare apertamente le organizzazioni sociali. Sará un lavoro più di basso profilo.

Dopo il colpo di Stato in Honduras, il Cile passa alle destre. Sta cambiando lo scenario politico a livello continentale?

Effettivamente la vittoria delle destre in Cile é un duro colpo per quelle esperienze popolori, note come il Socialismo del XXI secolo, che si stanno sviluppando in tutto il continente. Gli USA, che ritengo ancora un pericolo per la stabilitá democratica di questo continente, ora godono di tre alleati strategici: Messico nel nord, Colombia nel centro e Cile nel Sud del continente.

Che ruolo possono avere i 3 deputati comunisti tornati in parlamento dopo 37 anni di assenza?

C’è il rischio che il Partito Comunista possa venire assorbito dalla lotta parlamentare e allontanarsi dalla societá e dai movimenti sociali. Se i 3 deputati sapranno lavorare bene, questa rappresentanza ritrovata in parlamento puó essere una opportunitá di lotta e visibilitá.

Come la Concertacion sta reagendo a questa storica sconfitta? E in questo clima di solidarietá e unitá nazionale, dovuto al terribile sisma dello scorso 27 febbraio, sará possibile fare un’opposizione dura al Governo?

La Concertacion é ancora disorientata dalla sconfitta. Alcuni settori sembrano non voler escludere il dialogo con la destra (soprattutto la Democrazia Cristiana e i Radicali). Tuttavia dalla discussione in atto potrebbero emergere alcuni settori disposti a riorganizzare una reazione piú radicale. Ominami potrebbe anche diventare il leader di questa componente, ma serve ancora una discussione e una critica piú profonda all’esperienza ventennale dei governi di centro – sinistra. A livello di base da alcuni anni sta peró emergendo un nuovo movimento di opposizione sociale (non partitica) che lascia ben sperare. Si tratta peró di un movimento che difetta ancora di progettazione e organizzazzione.

Situazione questa che viene a essere ulteriormente complicata dal momento storico che stiamo vivendo. La priorità oggi è dar risposta alle persone che sono rimaste senza nulla, è vedere come e in che modo ricostruire una parte del paese. L’opposizione oggi si trova a passare in secondo piano.

Ha un messaggio per “noi” Europei?

Anche l’Europa e gli Europei possono e devono giocare un ruolo importante nel processo di democratizzazzione dell’America Latina, a partire dalla presa di coscienza dell’origine della loro ricchezza e della relazione che essa ha con la provertá di molti paesi nel mondo. Peró credo che prendere coscienza non basti, è necessario agire, avere la volontá di cambiare le cose. In fondo questo significa essere responsabili nelle proprie scelte e creare ponti con chi, da questa parte del mondo, lotta per ideali di giustizia e solidarietá.

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