• Cb Apg23, 2009

Caschi Bianchi Cile

Sin el Mar

Nel sud del Cile un conflitto ambientale ha diviso la comunitá locale tra chi ha accettato “l’indennizzo” dall’impresa di cellulosa per scaricare i suoi rifiuti in mare e chi resiste e dice “No al ducto en Mehuin”.

Scritto da Sara Zanni

Roberto Giubergia, cileno di origini italiane che lavora nel vescovado della diocesi di Valdivia, oggi ci accompagna a Mehuin, localitá a nord di Valdivia, città capoluogo della regione de Los Rios nel sud del Cile. Stiamo costeggiando un’area naturale protetta, il santuario de la naturaleza “Carlos Andwandter”, una palude formatasi dopo il terremoto del 1960, quando il livello del terreno si è abbassato e l’acqua del vicino Rio Cruces ha ricoperto la zona dando vita a un nuovo ecosistema. Valdivia, Cile. Tu vendi la tua coscienza…ma chi ti ha detto che puoi vendere il mare?

L’impresa Celco

Il cigno dal collo nero è una delle specie che si trova nel santuario: prima che la impresa di cellulosa Celco avviasse la produzione nel 2004 erano presenti 8000 esemplari, oggi si riducono a poco più di un centinaio. La causa principale è la scomparasa dell’alimento base di questi animali, un’alga (luchecillo) presente nella palude. Nonostante ci siano studi dell’Università Austral di Valdivia che attribuiscono la scomparsa dell’alga all’inquinamento delle acque, l’impresa continua a negare ogni reponsabilità.

L’impianto dell’impresa Celco situato nel comune di San Jose de la Mariquina è uno dei 6 impianti di produzione di cellulosa di proprietà del gruppo Arauco (5 in Cile e 1 in Argentina) la cui produzione annuale complessiva è di 3 milioni di tonnellate, destinate principalmente al mercato europeo e asiatico.

Il condotto di Mehuin

Nel 2004 in seguito alla contaminazione del santuario le autorità hanno imposto all’impresa di ridurre la produzione all’ 80 % e di trovare entro 2 anni (gia trascorsi) un’altra soluzione per lo scarico dei rifiuti della produzione. L’alternativa proposta dall’impresa è la costruzione di un condotto di 50 km che va dall’impianto, situato nell’entroterra, fino al mare, nella zona costiera di Mehuin.

La popolazione di Mehuin è composta principalmente da pescatori artigianali che vivono di pesca e turismo. Tra essi è presente una forte componente indigena di mapuche lafquenche. La costruzione del condotto e il conseguente scarico dei rifiuti derivanti dalla produzione di cellulosa comporterebbe il rischio di inquinamento della risorsa più importante per gli abitanti di Mehuin: il mare.

Per questo motivo l’opposizione al progetto di costruzione del condotto da parte della comunitá è stata ferma sin dall’inizio, gli abitanti si sono organizzati e hanno costituito il Comité Defensa del Mar. Valdivia, Cile. No al condotto: basta comprare coscienze.

Le negoziazioni

Nell’ottobre 2007 Celco da inzio ad una nuova strategia per eliminare l’opposizione al progetto. La proposta dell’impresa è semplice: soldi in cambio di consenso e appoggio. Un dirigente del comitato Defensa del Mar ha accettato l’offerta e ha firmato un vero e proprio contratto: ogni abitante convinto a sostenere la costruzione del condotto avrebbe ricevuto un compenso in denaro. Ad ogni famiglia è stato proposto un versamento immediato di 3 milioni di pesos e altri milioni a mano a mano che il progetto fosse avanzato, arrivando a circa 36 milioni in 10 anni (48 mila euro), una cifra importante per una famiglia di Mehuin, sicuramente briciole per il gigante Arauco. Anche alle autorità religiose (cattolica e protestante) è stato offerto denaro per convincere nelle omelie domenicali i propri fedeli della necessità del progetto. Il denaro offerto dall’impresa ha attirato gente da fuori, molti sono andati a vivere a Mehuin, fingendosi residenti storici, per poter partecipare alle “negoziazioni”. Firmare il contratto con Celco significava impegnarsi attivamente affinchè il progetto del condotto venisse realizzato, significava quindi distruggere l’opposizione al progetto, ovvero il comitato Defensa del mar. Da questo momento sono incominciate le minacce e gli attacchi a chi dice “no al ducto”. Il piu grave è accaduto l’anno passato in aprile, quando un centinaio di “sostenitori” di Celco hanno attaccato con pietre e bastoni la sede di Defensa del Mar dove si trovavano una decina di persone tra cui donne e bambini.

Una comunità divisa

Javier Nahuelpan è uno dei rappresentanti del comitato Defensa del Mar, ci accoglie nella sua casa, ci sono anche i suoi genitori e la sorella con il figlio di anno, a tavola ci aspetta un piatto di pescado con papas (1), mentre mangiamo ci racconta del conflitto.

Celco, ci dice, ha creato una situazione paradossale nella comunità: alcune famiglie si sono divise, padri contro figli, mogli contro mariti, tutti divisi dall’ offerta di denaro dell’impresa. Si è creata una frattura che non si recupererà facilmente. Gli stessi bambini vivono il conflitto all’interno della comunità e lo rappresantano in disegni di “guerra”: il mondo per loro si separa tra chi si è venduto e chi no, ci vorranno generazioni per ricucire lo strappo che si sta producendo. Anche la comunitá mapuche si è divisa (Javier è mapuche-lafquenche), è stata addirittura tentata l’imposizione da parte di una autorità spirituale mapuche non locale, compiacente all’impresa, che parlasse in favore della stessa. Valdivia, Cile. Pescatori di Mehuin.

Il comitato conta ora su circa 60 “attivisti”, ma molti di più sono i simpatizzanti in paese che però, a causa delle minacce e del clima di paura instaurato da chi vuole il progetto, non si espongono, ma appogiano in silenzio la lotta contro il condotto. Lo stesso Javier è stato più volte minacciato e aggredito dai suoi compaesani favorevoli al progetto e, come per altri episodi simili, le autoritá hanno archiviato ogni inchiesta.

“Sin el mar, dejamos de ser nosotros…por eso mejor morir luchando..” (2) con queste parole Javier ci fa capire che non si tratta solo di difendere le risorse naturali del proprio territorio, ma soprattutto è in gioco l’ identità: vogliamo continuare a pescare e a vivere qui, e vogliamo lasciare questo posto intatto ai nostri figli.

Per lottare si usano gli strumenti che il governo stesso “ha messo a disposizione” : la legge 20.249 che difende i diritti dei popoli originari sullo spazio costiero e il Convenio 169 sui diritti dei popoli indigeni dell’Organizazzione internazionale dei Lavoratori approvato lo scorso anno dal governo cileno. Il Comitato Defensa del Mar conta anche sull’appoggio di altri gruppi in Santiago, Temuco e Valdivia.

Gli accenno brevemente di alcuni conflitti simili che si danno in Italia (mi viene in mente la Val di Susa) dove le comunità locali, come Davide, cercano di fermare il gigante Golia.

E’ ora di andare, fuori ha iniziato a piovere, ringraziamo per il pranzo e l’accoglienza ricevuta. Nonostante la solidarietà che possiamo manifestare a Javier e alla sua famiglia sentiamo che non c’è molto altro che possiamo fare: resta a loro continuare a resistere e a lottare ogni giorno per difendere la propria terra, il proprio modo di vivere e la propria identità. Chissá che anche a Mehuin, Davide non riesca di nuovo a sconfiggere Golia.

Note:

1.Pesce con patate
2.“Senza il mare non siamo più noi, per questo è meglio morire lottando”

Per ulteriori approfondimenti vedi i siti
www.arauco.cl
www.noalducto.com

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