• Cb Apg23, 2009

Bangladesh Caschi Bianchi

Rituali funebri Hindu

Nella missione di Chalna Francesca e Daniele assistono a un rituale funebre Hindu. Una cerimonia serena, secondo i dettami della filosofia induista, che ci regala una modalità differente di approcciarsi alla morte.

Scritto da Daniele Bagnaresi e Francesca Reggidori

Dadu (il nonno), si è spento all’alba del cinque gennaio. Un evento non inatteso viste le sue condizioni di salute degli ultimi tempi. Insieme a buona parte degli accolti della Missione ci siamo uniti alla processione per accompagnarlo alla cremazione.

Per parlare di un funerale hindu è prima necessario analizzare la definizione di morte all’interno della suddetta religione.
Al contrario delle religioni millenaristiche, in cui il tempo è visto come un flusso lineare e la morte determina l’inizio di una vita eterna ultraterrena, nell’induismo il tempo è vissuto in maniera ciclica.
Le azioni degli uomini in vita determinano il loro avvicinarsi o allontanarsi alla moksha (1), meglio conosciuto come nirvana, ovvero uno stato di beatitudine.
Per raggiungere la liberazione non basta una vita, per questo nell’induismo si parla di ciclo di rinascite (samsara), nelle quali l’uomo deve compiere atti (karman) che gli permettano di accedere a questo stadio dopo una moltitudine di esistenze.
I rituali funebri hindu hanno sfumature diverse, l’unica costante è la cremazione del corpo (tranne i bambini e i suicidi (2) che invece vengono sepolti o gettati nel fiume).
Fondamentale è capire come l’importanza del corpo non sia centrale (ciò non sottintende un minor rispetto di questo) secondo questa religione. A differenza dei grandi monoteismi, in cui il corpo è indispensabile per una futura resurrezione, nell’induismo questo è vissuto come uno strumento guidato dal dharma: l’ordine socio-cosmico che regge e sostiene ogni cosa.

Il Gange (3) ha un ruolo fondamentale nel circolo delle rinascite.

Secondo narrazioni mitiche il Gange, o meglio la dea Ganga,

è in realtà un flusso di acque cosmiche.

La dea infatti scorreva dove sciama la Via Lattea.

Essendo Ganga un’avatar (4) di Vishnu (5),

ed essendo Vishnu “Colui che tutto pervade”

(quindi anche gli esseri umani),

le ceneri delle persone cremate

vengono ridistribuite a questo grande circuito di anime, quindi al Dio stesso.

Non sempre le ceneri dei defunti possono raggiungere gli affluenti del Gange, come ad esempio qui a Chalna. In questi casi si utilizzano altri fiumi, oppure piccoli laghetti chiamati pukur che comunque riescono a dare validità al gesto a livello simbolico.
Ma ora osserviamo più da vicino le tappe che portano il defunto alla “discesa verso l’acqua” (ghat).
Le pratiche, come già accennato, cambiano a seconda dei luoghi e delle caste, ma la funzione prescritta dai testi sacri, presenta questa serie di presupposti:
– purificazione del luogo della cremazione con semi di sesamo, shaligram (6), tulsi (7), gangajal (8) e kusha (9).
– rasatura dei capelli del figlio maggiore del defunto.
– apposizione di una lampada in prossimità della testa del defunto.
– sistemazione del cadavere in modo tale che la testa sia rivolta verso il Nord.
– nebulizzazione con acqua santa sul morto.
– Offerta devozionale di kumkum (10), tulsi, oro e acqua del Gange.
– Pind Daan: una serie di offerte che devono essere fatte lungo la strada per arrivare al luogo della cremazione.

Qui a Chalna, gli appartenenti alla casta degli “intoccabili” non hanno modo di osservare il rituale secondo tradizione, sia per motivi socio-economici, sia perché gli induisti in Bangladesh non sono che una minoranza e quindi non dispongono di tutto l’apparato religioso-istituzionale che ne può garantire il rito al massimo della sua efficienza.
Uno dei nostri informatori ci ha spiegato che “Non c’è un’ora precisa in cui il corpo deve essere cremato, l’importante è che avvenga in giornata: può essere alle tre del pomeriggio, oppure alle nove di sera.”

Il corpo del dadu è rimasto in una stanza all’interno della Missione per qualche ora, in attesa della preparazione alla funzione. Ultimata l’organizzazione della cerimonia, è stato coperto con un lenzuolo e disteso su una lettiga di bambù e foglie di banano, ornata coi fiori di carta che lui amava creare e vendeva. La processione, con in testa la salma e i suoi portatori, si è diretta a passo veloce attraverso la via principale del villaggio al luogo predestinato (lo stesso per tutti gli hindu della zona); si affiancava ai quattro portatori un ragazzo munito di un recipiente con dell’incenso fumante.
Il corpo, che sarebbe dovuto essere rivolto verso Nord durante il tragitto, era invece rivolto verso Sud, come ci ha fatto notare Bindu, una donna induista, che si occupava di Profullo (dadu); inoltre ci ha detto che “Di solito, la famiglia del morto durante il tragitto oltre a intonare canti e inni, sparge lungo la strada un impasto a base di sterco di vacca, che viene poi spazzato via con delle scope. Questo serve a purificare la via che lo porta alla sosan. (11)”

La mancanza di queste attenzione è stata dettata principalmente dall’assenza dei familiari al funerale.
Arrivati al luogo della cremazione è stato lavato, avvolto in un lenzuolo bianco e cosparso di kumkum, la salma poi è stata distesa coi piedi rivolti verso il pukur (sempre secondo prescrizione) e due foglie di tulsi sono state messe per coprire gli occhi.
A fianco della lettiga oltre al contenitore con l’incenso fumante sono stati disposti una giara con all’interno gangajal e un recipiente con cinque conchiglie, del riso e una moneta (12).
Nel frattempo veniva preparata la sosan.
Tradizionalmente è il figlio maggiore ad occuparsi di organizzare e compiere questi rituali; in questo caso, i ruoli sono stati distribuiti tra volontari cristiani vicini alla Missione.
Ultimata la preparazione della legna per la pira, il corpo è stato disteso supino, le gambe piegate verso la schiena e ricoperto di legna. La posizione del corpo può cambiare di volta in volta, spesso non viene scoperto prima di essere disposto nella pira, inoltre abitualmente non vengono piegate nemmeno le gambe.
All’interno della sosan sono state inserite anche gomme di bicicletta, che, come ci ha riferito Bindu, servono come combustibile “Noi usiamo le gomme dei rickshaw perché siamo poveri, ma gli hindu ricchi usano un burro particolare che prende fuoco facilmente. “

Una volta ultimata questa procedura, quattro uomini con una torcia accesa ciascuno (di foglie di palma essiccate), hanno girato per sette volte intorno alla pira recitando la formula “bolohorì, horibol”, che significa letteralmente “dico a Dio, a Dio dico”. Questa litania serve a raccomandare l’anima del deceduto alla divinità.
In caso che i parenti siano presenti, spetta al figlio maggiore accendere il fuoco, oppure in mancanza di figli, al parente maschio più anziano.
Nirmol, insegnante hindu in un college, dice: “Al funerale, i parenti si vestono di bianco, e continuano a vestirsi così per tredici giorni. Il figlio maggiore si rasa anche i capelli a zero, indossa una corda a tracolla e tiene un pezzo di bambù tra le mani. Le donne non si ornano neanche con il tip (13). Devono camminare scalzi e nemmeno gli uomini possono portare abiti corti. . I bambini poi devono indossare anche un fazzoletto, quello può essere colorato. Non si può usare lo specchio, bere alcolici e fumare. Tutto questo serve a far capire che per il periodo di lutto i parenti devono fare una vita semplice per mostrare la tristezza. Non possono mangiare carne, pesce, uova, cibi conditi con olio. Di solito mangiano solo tre pugni di riso una volta al giorno alle quattro del pomeriggio, condito con burro e sale… Durante questi giorni, tutti devono prepararsi il cibo per conto proprio, ai bambini più piccoli invece viene preparato. Le donne vedove inoltre devono condurre questo tipo di vita per sempre. Dopo i tredici giorni si organizza una festa dove si fanno donazioni al bramino che viene in visita alla famiglia del morto. Dopo un mese e poi ogni anno si fanno altre celebrazioni.”

Tutti questi tabù si dissolvono dopo tredici giorni, ovvero il tempo che l’anima impiega a trovare un nuovo corpo. Nirmol aggiunge che ultimamente queste norme non vengono più seguite rigorosamente come in passato.
Nel caso di Profullo, non sappiamo se qualcuno osserverà le pratiche del post lutto. Le sue ceneri se ne sono andate, assieme ai suoi resti meno consumati dalle fiamme, nel pukur. Spesso invece questi resti vengono conservati nella casa dei familiari e gettati trenta giorni dopo.
Inoltre, a fine rituale, viene anche chiusa la giara con l’acqua per mezzo del contenitore delle offerte devozionali (conchiglie, moneta, riso). Viene poi fatto un foro nella parte superiore della giara, affinché l’anima del defunto possa entrare e uscire soddisfacendo così i suoi bisogni primari.
Infine i quattro cerimonieri hanno richiesto (secondo usanza locale) marijuana e vino, cosa non menzionata dai testi sacri.
La cerimonia si è svolta in maniera serena, quasi sembrasse una prassi di routine. La ghat è avvenuta secondo i dettami della filosofia induista: un equilibrio interiore sembra aver sovrastato la passionalità. La morte non viene accolta in questo modo da tutti gli induisti. Ci è stato riferito che a volte i parenti si lasciano andare a manifestazioni di dolore molto accentuate.
Forse questa reazione è nata da una mancanza di forti legami affettivi da parte dei presenti. La naturalità con cui è stata affrontata la scomparsa di Profullo lascia pensare.
Ritrovandosi in queste situazioni stupisce la sorpresa di non aver saputo dare parvenza umana alla persona sotto lo strato di kumkum. Oggi, la morte, non ci ha fatto paura.

Note:

1.Dall’hindi sciogliere, liberare.
2. A cui viene anche spaccato il cranio con una mazza.
3. Il fiume che attraversa tutta l’India e che taglia con i suoi affluenti anche il Bangladesh.
4. Manifestazione, discesa.
5. Dio supremo per la maggior parte degli induisti.
6. Pietre venerate nei templi e monasteri.
7. Pianta simbolo della felicità e del buon augurio.
8. Acqua del Gange.
9. Un tipo di erba.
10. Polvere adoperata per l’integrazione sociale e religiosa nota come zafferano indiano, utilizzata anche per i matrimoni e festività varie.
11. Pira di fuoco.
12. La moneta e le conchiglie sono un’offerta per il passaggio all’aldilà, mentre il riso serve a nutrire il defunto durante il suo viaggio.
13. Punto ornamentale ubicato in mezzo alla fronte.

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