• Cb Apg23, 2008

Caschi Bianchi Cile

Domenica in piazza

La volontà di portare avanti l’attività di mensa per garantire i diritti fondamentali a Santiago riesce a oltrepassare difficoltà e incomprensioni. L’importanza di un atto di solidarietà sta nella sostanza, e non nella forma.

Scritto da Federico Pinnisi

A prima vista avrebbe potuto sembrare un normalissimo “picnic”, in un qualsiasi parco di qualsiasi città. A uno sguardo più attento, ci si sarebbe accorti che la stagione non era quella giusta, e nemmeno la giornata, che prometteva pioggia.

Eppure c’era tanta gente radunata nel giardino pubblico adiacente alla Capilla Santa Cruz, a Penalolen: bambini con le loro mamme, anziani, uomini di mezz’età, qualche giovane, e un buon numero di volontari indaffarati attorno a un piccolo tavolo pieno di vivande.

Nessuno aveva parlato di protesta, nessuno aveva osato alzare la voce, solo si stava condividendo l’ennesimo pasto al Comedor (mensa), l’ultima domenica dopo nove anni di servizio agli ultimi, fuori sede, perché la Comunità Papa Giovanni XXIII non aveva più il permesso di occupare i locali della Capilla la domenica, giorno del Signore, per cucinare e distribuire il cibo quotidiano.

Una domenica particolare,

in grado di far riflettere tutti quanti

sul senso del servizio che

la Comunità Papa Giovanni XXIII

sta offrendo a tutti coloro che si trovano ai margini della società.
Il Comedor Solidario conta 230 iscritti,

buona parte dei quali (dai 70 ai 90),

frequenta quotidianamente e in modo regolare la mensa.

Il gruppo è eterogeneo,

in maggioranza composto da uomini che vivono in strada o in abitazioni precarie, e che spesso hanno problemi di dipendenze (alcool, droga). Esiste poi un gruppo
composto da anziani e soggetti con lievi disabilità, che spesso vivono soli, senza il sostegno di famiglie di riferimento, e senza l’assistenza sanitaria e sociale di cui avrebbero bisogno. Alcune famiglie usufruiscono quotidianamente della mensa, altre solo sporadicamente chiedono aiuto al Comedor, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, legata all’assenza di un lavoro che permetta a uno dei genitori di sostenere le spese per il mantenimento dei bambini. Ultimamente molte mamme sole, con diversi figli a carico, sono venute a chiedere un sostegno, spesso anche emotivo.

Il Comedor opera da nove anni, e sempre ha potuto usufruire dei locali adiacenti alla Capilla(1) Santa Cruz, offerti dalla stessa Parrocchia.
Purtroppo negli ultimi mesi il rapporto con il direttivo della Capilla era andato incrinandosi, e molte erano state le riunioni tra i vari responsabili, per capire in qual modo le due istanze, quella della parrocchia e quella della Comunità Papa Giovanni XXIII, potessero continuare a operare, secondo i rispettivi carismi, utilizzando i medesimi spazi.

Alla richiesta da parte del parroco di interrompere

il servizio nei giorni festivi è succeduta

una riflessione particolare da parte della Comunità:

sembrava incongruente chiudere le porte

alle necessità degli ultimi proprio nel giorno in cui i cristiani

si ritrovano a celebrare l’amore del Padre per tutti i suoi figli,

in particolar modo per gli emarginati.

Da questa riflessione è scaturita la volontà

di rendere visibile agli occhi di tutti la necessità

di continuare a offrire un pasto caldo anche nei giorni festivi:

una necessità reale, dal momento che stiamo parlando di soddisfazione

di bisogni primari, diritto inalienabile di ogni uomo,

qualunque sia il suo passato, presente o futuro.
Per questo si era deciso di offrire ugualmente il pasto,

e di consumarlo tutti insieme nella piazzetta vicina,

senza le comodità che offre un luogo riparato e strutturato con tavoli e sedie, per mettere in evidenza che l’importante è la sostanza, e non la forma, di un atto di solidarietà.

La vicenda della scorsa domenica ha sicuramente aiutato a chiarificare alcuni punti cruciali: la Comunità ha deciso che il Comedor continuerà a operare, anche se sarà necessario cercare altri spazi per portare avanti il progetto, investendo molte energie alla ricerca di nuovi finanziamenti e nuove possibilità. Allo stesso tempo, la parrocchia ha accettato di concedere i locali alla Comunità ancora per un anno, il tempo necessario affinché sia possibile trovare un’altra sistemazione. Inoltre, è stata revocata la decisione di sospendere le attività nei giorni festivi.

Una domenica che ha aiutato tutti a giungere alla stessa conclusione: ogni uomo, credente o meno, ha una precisa responsabilità nei confronti delle persone che gli stanno accanto, e, a maggior ragione, ogni cristiano dovrebbe sentire nel profondo del suo cuore che non è possibile celebrare l’Eucarestia, il Signore che si fa pane in mezzo agli uomini, escludendo gli ultimi dalla mensa, e privandoli del diritto di sentirsi figli di Dio, sostenuti e aiutati dagli stessi fratelli.

Note:

1. Capilla: cappella di una parrocchia più grande.

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