Caschi Bianchi Russia

La Repubblica dei Calmucchi

La storia di un popolo, che ha subito una pulizia etnica per lo più sconosciuta al mondo esterno, e che è oggi l’unico in Europa a custodire il Buddhismo come religione nazionale. Ad Elista da qualche anno è terminata la costruzione del più grande tempio buddista in Europa. I Calmucchi mi hanno accolto per il mio anno di servizio civile: un approfondimento.

Scritto da Giacomo Betta, Casco Bianco a Elista

La Federazione Russa, che si estende su una superficie di 17 milioni di chilometri quadrati è l’entità statale pi‎u grande al mondo. Attraversa la bellezza di undici fusi orari e confina con 14 stati, più della meta dei quali ha ottenuto l’indipendenza solo pochi mesi prima dell’imminente caduta dell’Unione Sovietica, scioltasi formalmente l’1 gennaio 1992. In uno stato dalle così imponenti dimensioni, la Repubblica dei Calmucchi occupa meno dell’1% del territorio ed è solo una delle 89 suddivisioni amministrative della Federazione Russa.

La Республика Калмыкия (Respublika kalmikije) prende il nome dal principale gruppo etnico che vi risiede, i Calmucchi.

Ho ritenuto interessante fare una ricerca storica su questo popolo, con cui condivido la mia esperienza di servizio civile.

I Calmucchi sono il ramo europeo degli Oirati, le cui antiche terre si trovano negli odierni Kazakistan, Siberia, Mongolia e Cina.

Nella prima metà del XIV secolo il popolo mongolo occidentale si designò come Oirati Dörben (“alleanza dei quattro”). L’alleanza era composta da quattro tribu principali: Khoshuud, Olööd, Torghuud e Dörvuud. Fin da subito gli Oirati emersero come formidabile nemico dei Mongoli orientali, in una lotta militare lunga quasi 400 anni per il dominio e il controllo della Mongolia Interna ed Esterna.

Nel perseguire i loro obiettivi gli Oirati Dörben incorporavano spesso piccole tribù della regione. Queste tribù vagavano per le piane erbose dell’Asia Interna Occidentale, dal lago Balkaš (nell’odierno Kazakistan), al lago Baikal (nell’odierna Russia), fino a nord della Mongolia centrale. In queste terre piantavano le loro Yurte (capanne) e badavano alle lore mandrie, greggi, cavalli, asini e cammelli.

L’arrivo degli Oirati nell’Europa sud-orientale è da inquadrare nei primi anni del XVII secolo, quando il capo Torghuud, Khöö Orlög, decise di muoversi verso ovest. I calmucchi si insediarono prevalentemente nella zona circostane il Delta del Volga (Astrakhan), ma i loro domini comprendevano un territorio molto piu vasto, dal Caspio, agli Urali, fino all’antica patria centro asiatica dove mantenevano stretti legami con le altre tribù Oirate rimaste. La Russia accettò di buon grado la presenza dei Calmucchi, perchè questi, occupando terre di confine, formarono una sorta di stato “cuscinetto” che proteggeva l’Impero dalle insidie e dalle incursioni di tribù caucasiche. In questi anni, secondo alcune ipotesi, i russi cominciarono a utilizzare il termine “calmucco”, appreso dai Tartari, parola di origine turcha che significherebbe “restare”. Molte ipotesi sono state avanzate sull’etimologia del nome, tuttavia nessuna di queste sembra prevalere, essendo tutte fondate su avvenimenti storici che hanno caratterizzato questo popolo.

Alleati con l’Impero russo, i calmucchi prosperarono per quasi due secoli.

Alla fine del’ XVIII secolo deluso dalla crescente interferenza russa, Kalmyk Khan decise di ritornare in patria. Per ordine del Khan circa 200mila calmucchi iniziarono una marcia senza preccedenti verso l’Asia centrale. Dopo quasi 7 mesi i calmucchi riuscirono a raggiungere il Lago Balkaš in Manciuria.

Parte del popolo calmucco non riuscì ad attraversare il Volga e l’Ural per unirsi al loro Khan. Questa parte si assoggettò quindi alla sovranità russa, prima sotto gli Zar e successivamente sotto i comunisti, iniziando gradualmente a creare insediamenti fissi. La Calmucchia ottenne per una prima volta lo status di oblast autonomo nel 1920, e 15 anni dopo divenne una Repubblica Autonoma.

Nel 1943 l’autonomia venne revocata e la Calmucchia posta direttamente sotto il controllo del governo centrale. Durante la II guerra mondiale, sospettoso della loro lealtà nonostante l’insoddisfazione per le loro condizioni, Stalin deportò l’intera nazione calmucca in Siberia, su carri bestiame in pieno inverno. Metà dei deportati perirono durante il viaggio o nei successivi anni di lager, luoghi che, in quanto a crudeltà, violenza, umiliazione dell’essere umano, sevizie, non avevano nulla da invidiare ai campi di sterminio nazisti.

Una pulizia etnica per lo più sconosciuta al mondo esterno. Finalmente Kruschëv permise il ritorno dei calmucchi nel 1957. I pochi sopravvissuti a 14 anni nei campi siberiani trovarono le loro case e le loro terre occupate da immigrati russi e ucraini.

Negli anni fra la fine conflitto mondiale, la guerra fredda e la caduta dell’ URSS le risorse della Calmucchia furono mal gestite provocando una diffusa desertificazione ed emigrazione. La Calmucchia riottenne lo status di Oblast autonomo nel 1958, status che conserva tuttora all’interno della Federazione Russa. È interessante notare che nonostante una storia cosi movimentata costellata di grandi spostamenti e migrazioni, i calmucchi contrariamente ad altre popolazioni euroasiatiche, non si sono sostanzialmente mischiati con i russi.

Nel 1993 è stato nominato il primo Presidente della Repubblica Kirksan Iliumjinov.

Nel 1994 è stata confermata una costituzione interna: ciò nonostante la vita politica, economica, sociale e culturale è regolamentatata dalla costituzione della Federazione Russa

Dal 2000 la repubblica della Calmucchia rientra nel gruppo delle provincie del Kaukaso del Nord.

I Calmucchi sono gli unici in Europa la cui religione nazionale è il Buddhismo. Sul territorio calmucco, nelle principali città, sono stati costruiti monasteri e luoghi di culto.

Ad Elista da qualche anno è terminata la costruzione di quello che attualmente e il piu grande tempio buddista in Europa. I calmucchi seguono la dottrina dei buddisti tibetani nota come Guelupa (via virtuosa), e vengono comunemente indicati come la setta del Cappello Giallo, che ha origine dal Mahanaya. Questa forma (mahanaya), insegnata nell’università buddhista di Nalanda (India), penetrò rapidamente in Giappone e Cina, paesi nei quali era gia diffuso il Theravada (altra antica via oggi praticata soprattutto nel sud-est asiatico: Birmania, Thailandia, Sri Lanka e Cambogia). Sotto questa forma il buddhismo fece il suo ingresso in Tibet nell’VIII secolo, dove assunse la forma del monachesimo lamaista. Le scuole Tibetane più antiche, i “berretti rossi”, hanno sviluppato in modo particolare riti e di strumenti visivi (come “Strada della Vita”, stendardi del tempio, affreschi) per colpire l’immaginazione, strumenti di meditazione che si basano su tecniche intellettuali e ricorrono allo yoga. Questo è il vajarayana,o via del Diamante.

La scuola tibetana dei Guelupa è sorta da una riforma avviata nel XIV secolo e rappresenta oggi quasi il 90% del monachesimo tibetano. Con la riforma venne notevolmente ridotto il ricorso al tantrismo e ai riti, ma venne approfondito l’insegnamento discorsivo unito agli esercizi del vajarayana.

“L’alone di fascino e di magia che in occidente circonda le scuole tibetane , soprattutto le scuole tantriche è solo una leggenda nociva e piena di sollecitazioni egocentriche. I poteri, il cui insegnamento viene attribuito a tali scuole, sono puri epifenomeni di un progresso spirituale che non è un loro monopolio e non ha alcuna necessaria relazione con esse. D’altra parte cercarli e volerli è il miglior mezzo per non averli mai.” (1)

Il buddhismo non segue alcun tipo di gerarchia, in ogni comunità si segue l’ordine d’anzianità di ordinazione, il Dalai Lama, non è un “Papa” del buddismo, bensì il capo spirituale dei Guelupa. Il Buddhismo, che non conosce e non ricerca un’unità costrittiva di dottrina, riconosce numerose tradizioni, qualsiasi tipo di intolleranza, infatti, è contrario allo spirito fondamentale del Dharma (la legge, la regola).Al buddhismo va riconosciuto il grande pregio di una apertura al dialogo, condotto nel reciproco rispetto, con tutte le altre religioni.

Note:

  1. Cf. Paul Arnold, Il Buddismo. Guida alle religioni, 1989
    Altre fonti:
    Wikipedia (http://www.wikipedia.org);
    AA.VV., Guida alle religioni. Ideologia e vita delle più grandi fedi del mondo, Ed. Paoline.

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