Caschi Bianchi Cile

La mia Santiago – parte seconda. Servizio al campo scuola

Incontro con tante piccole vite, durante l’animazione di un campo scuola.

Scritto da Chiara Ferrari (Casco Bianco a Santiago del Cile)

E merita di essere raccontata questa storia, perchè è stata davvero una bella esperienza, la prima importante da quando sono in Cile. Siamo arrivati con due pullman e un furgoncino a Punta de Tralca, una baia tranquilla che si affaccia sull’oceano Pacifico a due ore di strada da Santiago. Divisi in piccoli gruppi, ognuno nel proprio bungalow, abbiamo trascorso quattro giorni di condivisione e puro gioco con 107 bambini; vita semplice, da spiaggia, ma importantissima per creare un legame con i ragazzi.

L’oceano è freddo, troppo freddo per me che sono abituata al Mediterraneo, ma i bambini il Mediterraneo non lo conoscono, e si buttano in acqua senza pensarci, anche quando il cielo è nuvoloso e io me ne sto rannicchiata sulla sabbia con la felpa. Per molti di loro è la prima volta al mare, ed è bello vedere i loro occhi pieni di stupore e meraviglia, del resto anche i miei lo sono, non capita spesso di trovarsi davanti all’oceano Pacifico.
I quattro giorni al campamento trascorrono rapidi, e così quasi senza rendercene conto ci ritroviamo di nuovo sul pullman che ci riporta a Santiago, con la sola differenza che ora abbiamo tutti l’oceano negli occhi e il sole stampato sulla pelle bruciata. Qui, nonostante le creme solari ad alta protezione, inevitabilmente si torna a casa scottati. Anch’io, nonostante una protezione 45, mi ritrovo i piedi bruciati! Una volta tornati a Santiago, comincia il mio lavoro da “tia” nel Cij. Noi educatori ci ritroviamo alle 11, la mattina si porta avanti il lavoro amministrativoe e burocratico e si prepara il pranzo per circa 60 persone. Siamo solo in 15 a mangiare, il resto è per quei bambini che arrivano al pomeriggio e non hanno pranzato, e per quelle persone che vengono a prendere giornalmente le razioni da portare a casa alle loro famiglie: una sorta di mensa per chi altrimenti non si potrebbe permettere di pranzare, o almeno non tutti i giorni. Ora che è estate, il Cij funziona come un centro estivo, dalle 14 alle 17.30: per i più piccoli è aperto il lunedì e il mercoledì, per i più grandi invece martedì e giovedì, e il venerdì si va in gita oppure l’equipe si riunisce.
Per capire qualcosa in più del Cij, devo spiegarvi in che contesto socio-ambientale è inserito. Il Centro si trova nella comuna della Pintana, che è un quartiere di Santiago tra i più poveri e degradati. Quello che si vede girando per le strade è incredibile: vie intere allagate da vandali che rompono le colonnine dell’acqua usate dai pompieri, un inutile spreco d’acqua, ma se a questo aggiungete il fatto che a Santiago non ci sono tombini, ecco che vi ritroverete in un bel pantano! Le case sono spesso costruite con materiali di fortuna tenuti insieme non si sa bene come, mucchi d’immondizia sui marciapiedi che e sui terreni incolti di erba secca, dove uomini e cani rovistano alla ricerca di qualcosa di utile. E poi i bambini, di tutte le età, compresi i più piccini, che camminano soli per strada anche all’imbrunire, forse perchè a casa non c’è nessuno ad aspettarli.

Quasi ogni bambino al Cij si porta dentro una storia difficile, di abbandono, povertà, violenza sia fisica che psicologica, ed è inevitabile che questo si ripercuota sul modo modo di relazionarsi con coetanei ed adulti. Bambini che spesso hanno imparato a vivere per strada, e della strada conoscono le regole, sanno fin troppo bene come farsi rispettare e ottenere ciò che vogliono. E’ con questa mentalità che si lavora ogni giorno al Cij, e così oltre alle attività con i ragazzi stessi, è importante anche il discorso legato ai diritti del bambino e alla rimozione delle cause, al quale partecipiamo anche noi Caschi Bianchi, non solo documentandoci, ma anche monitorando le organizzazioni che si occupano d’infanzia. Insomma, da qualche settimana mi sto occupando a tempo pieno di bambini, e quando torno a casa la sera, dopo circa 45 minuti di autobus dal Cij a dove vivo, sono davvero stanca ma soddisfatta e felice di essere a Santiago, di essere casco bianco, di vivere quest’esperienza, insomma di esserci!

È un mese e mezzo che sono qui, ancora poco, ma piano piano sto imparando a conoscere le tante facce di Santiago, quelle belle e quelle piene di contraddizioni, quelle piacevoli e quelle che si tengono nascoste perchè è più facile e comodo fare finta che certe situazioni non esistano. Situazioni come quella che vi ho raccontato, dei bambini della Pintana, storie che molti preferirebbero rimanessero chiuse tra le mura delle loro case, e storie come quelle dei barboni di La Vega, che rimangono nascosti nella notte delle periferia pericolose, dove è meglio non addentrarsi, ma che invece noi vogliamo e dobbiamo conoscere, perchè è importante ascoltare la strada e chi su di essa ci vive. Ecco perchè tutti i giovedì sera andiamo da loro, dai senza fissa dimora… e con un po’ di pazienza vi racconterò anche del mio “Jueves Solidario”!

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