Caschi Bianchi Palestina / Israele

Hebron, 14 gennaio 2006

Rapporto degli internazionali del “Tel Rumeida Project” sui fatti accaduti nella giornata del 14 Gennaio 2006.

Traduzione a cura di Sara Galiero, Casco Bianco a Ramallah

Tra le 10:30 e le 11:00 del mattino, alcuni osservatori internazionali hanno assistito a numerosi atti di violenza da parte dei coloni residenti a Tel Rumeida, Hebron. Alcune ragazze colone hanno sputato, minacciato e insultato dei palestinesi nonché gli osservatori internazionali presenti, mentre dei coloni giovani hanno deriso e insultato dei ragazzi palestinesi, minacciando di attaccarli.
Alle 11:00, due colone hanno lanciato delle uova contro dei palestinesi, mentre erano vicine alla postazione militare dell’insediamento di Beit Hadassa. Dopo poco (11:15), mentre alcuni internazionali stavano accompagnando un palestinese verso la sua abitazione, dieci ragazzini israeliani (coloni), di età compresa tra i 6 e i 14 anni, hanno circondato gli internazionali e hanno ripetutamente tirato calci all’osservatore internazionale che stava filmando con la telecamera.
Gli osservatori hanno chiesto al militare lì presente di intervenire per fermare i ragazzini, ma non ha fatto nulla. La situazione è andata avanti per circa dieci minuti, quando un altro colono, di 16 anni, ha tentato di rubare la telecamera. L’internazionale ha urlato al ragazzo, e dopo ciò tutto il gruppetto si è allontanato, delusi dall’insuccesso dell’azione.
Alle 11:35, un giovane ragazzo palestinese era bloccato in cima alle scale di pietra (danno all’interno dell’insediamento di Beit Hadassa, ndr), perché spaventato dalla presenza di un gruppo di coloni che lo stava minacciando e gli stava lanciando pietre dal basso. Gli internazionali hanno chiesto al soldato nella postazione militare di intervenire, ma questo non ha fatto nulla, in seguito sono arrivati altri soldati e hanno aiutato il ragazzino a scendere le scale e ad andare via.
Uno dei soldati si è avvicinato agli internazionali, spinto dai giovani coloni, e ha intimato di non filmarli dal momento che era lo Shabbath (festa ebraica del sabato). Uno degli internazionali ha spiegato al soldato che se i coloni non avessero lanciato pietre o non li avessero picchiati, non li avrebbero filmati.
Più tardi, dopo l’ora di pranzo, durante la quale i coloni fanno solitamente una pausa, un gruppo di dieci giovani coloni ha tirato uova e pietre addosso agli internazionali. Quando è passato un veicolo della polizia in Shuhada Street, i coloni sono scappati e un internazionale ha chiesto ai poliziotti di intervenire; i poliziotti hanno risposto che non avrebbero difeso nessun internazionale perché non era il loro lavoro; nessuno costringeva gli internazionali a stare lì, in strada, era una scelta personale e, come tale, se ne dovevano assumere la responsabilità. La polizia ha insistito affinché gli internazionali lasciassero la strada, ma essi hanno gentilmente rifiutato l’offerta. La polizia è quindi, andata via e gli internazionali sono rimasti di nuovo soli in strada con soltanto un soldato di guardia.
Dopo circa mezz’ora, alcuni giovani coloni, di età tra i 9 e i 17 anni, si sono disposti intorno alla postazione militare. A quel punto, si è unito a loro un altro gruppo di coloni che ha iniziato a lanciare uova e pietre dal tetto dell’insediamento di Beit Hadassa contro gli internazionali che erano in Shuhada Street. Il tutto è durato circa 15 minuti, mentre gli internazionali chiedevano ai soldati di fermare i coloni. .
Due uomini palestinesi, nel frattempo, avendo paura di avvicinarsi alle scale di pietra, hanno aspettato a lungo. Un internazionale aveva già chiamato la polizia due volte. Dopo che la situazione si è un po’ tranquillizzata e quando sembrava che i coloni avessero finito di lanciare pietre e le uova, due internazionali hanno accompagnato i due palestinesi alle scale di pietra, mentre 15-20 giovani, tra coloni e visitatori, si stavano riunendo nella zona. Alcuni dei coloni indossavano passamontagna, alcuni tirati su, altri abbassati fino a coprire il volto.
Mentre gli internazionali si avvicinavano alle scale, un colono si è fermato in piedi davanti alle scale per bloccare il passaggio. Un internazionale si è interposto quindi tra la scale e il colono. Questo, a malincuore, si è spostato, cosicché i due uomini palestinesi sono riusciti a passare. Un gruppo di giovani ragazze israeliane (colone) era lì vicino insieme a circa 20-25 coloni di età compresa tra i 6 e i 28 anni.
Non appena i due uomini hanno cominciato a salire per le scale, un colono ha lanciato una pietra e ha colpito uno dei due alla testa, sul retro. L’uomo, infuriato, si è girato nuovamente verso i coloni, sfidando chi lo aveva colpito a rivelarsi. Sia il soldato e che l’osservatore internazionale hanno consigliato l’uomo di continuare a salire le scale dal momento che stavano arrivando altri coloni e stavano cominciando a lanciare ancora più pietre. L’osservatore internazionale si è fermato sulle scale proteggendo l’uomo palestinese dai coloni che cercavano di attaccarlo.
Il palestinese quindi è salito per le scale e tutti gli internazionali si sono allontanati dalla folla di coloni, che intanto aumentava, andando verso Shuhada Street, fuori dall’insediamento. Nuovamente, uno degli internazionali ha chiamato la polizia per avvisare di ciò che stava accadendo, e ha chiamato anche l’IDF di Hebron dicendo che i pochi soldati presenti non erano chiaramente in grado di controllare la folla di coloni in aumento.
A questo punto, i coloni hanno cominciato a seguire gli internazionali mentre si muovevano verso Shuhada Street, tirando pietre, tirando calci, pugni e cercando di intimorirli per farli abbandonare la strada definitivamente. Anche i soldati hanno cercato di mandarli via.
Ciò è durato circa venti minuti, quando la folla di coloni, in quel momento vicino alla postazione militare, ha iniziato a cantare all’unisono e si è precipitata verso gli osservatori internazionali.
Sei osservatori internazionali e un fotografo giapponese sono stati attaccati per quasi 5 minuti da questa folla di coloni, mentre sei soldati cercavano di calmare la situazione.
Questi coloni, tutti più o meno sui 15 anni, non si sono fermati davanti agli ordini dei soldati. Un giovane colono ha raccolto un bastone da terra e ha colpito due osservatori internazionali sulla schiena e sulle gambe, anche dopo che un soldato gli aveva intimato di posare il bastone; alla fine il soldato è riuscito a farglielo lasciare.
I coloni hanno ripetutamente tirato calci, pugni e lanciato pietre a tutti gli internazionali presenti. I coloni si sono particolarmente intestarditi con un osservatore internazionale che aveva la telecamera. Un colono lo ha colpito con un calcio in faccia, provocandogli un taglio sul mento. I coloni l’hanno anche trascinato per un breve tratto per strappargli la telecamera.
A quel punto, i coloni hanno cercato di colpire una porta di una casa palestinese. Un uomo palestinese ha aperto la porta ed è rimasto sull’uscio pronto a difendere la casa con un tubo di metallo lungo 90 cm. I coloni hanno iniziato a tirare pietre in casa; hanno anche cercato di entrare in casa provando a colpire il palestinese con il tubo di metallo. Uno degli osservatori internazionali e’ riuscito a passare davanti ai coloni e a bloccare l’ingresso della casa, urlando intanto ai soldati di difendere l’uomo palestinese.
I soldati hanno fatto poco per difenderlo, e l’osservatore ha ricevuto parecchi calci dai coloni arrabbiati che cercavano di invadere la casa. Quando i soldati sono intervenuti, hanno forzatamente spinto l’osservatore internazionale via dalla porta d’ingresso.
Questo attacco caotico è durato parecchi minuti con gli internazionali continuamente picchiati e malmenati, poi all’improvviso, alle 13:50, i coloni sono corsi via verso Beit Hadassa. Qualcuno nella retroguardia aveva visto e aveva avvisato gli altri che stava arrivando una jeep della polizia, dopo circa 45-50 minuti dal momento in cui era stata chiamata.
Tra le 14:00 e le 17:00, gli osservatori internazionali sono stati testimoni di numerosi attacchi di violenza da parte dei coloni nei confronti dei palestinesi, questi sono stati insultati, minacciati, gli hanno sputato addosso e li hanno colpiti con pietre. Durante la giornata, sono state osservate talmente tante di queste violenze che registrarle tutte diventa complicato. Molte accadono all’improvviso, senza premeditazione – i coloni di solito attaccano le famiglie palestinesi mentre gli passano accanto sulla strada, e spesso durano solo il tempo necessario per andare oltre.
Intorno alle 15:45 un turista colono sui 15 o 16 anni, ha trascorso circa un’ora nel checkpoint che dà nella zona H1(zona sotto controllo dell’Autorità Palestinese in cui gli israeliani non potrebbero entrare). I soldati hanno permesso a questo giovane colono di deridere i palestinesi che entravano e uscivano. Uno degli osservatori internazionali ha parlato con il soldato di guardia e gli ha ricordato che la presenza di un civile israeliano in un checkpoint è illegale. Il soldato ha risposto che poteva stare lì se lui glielo consentiva. Quindi, l’osservatore ha chiamato l’IDF di Hebron. Un’altro osservatore è rimasto lì a controllare fino a quando il turista ha lasciato il checkpoint.

Note:http://www.telrumeidaproject.org
Nell’aprile del 2005 diversi attivisti internazionali, in maniera indipendente, iniziarono a visitare regolarmente le famiglie palestinesi segregate nelle proprie case, a causa della violenza dei coloni, nel quartiere di Tel Rumeida. In seguito a questi incontri, conoscendo e documentando le condizioni di segregazione dei palestinesi, hanno deciso di stabilire una presenza internazionale permanente.

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