Bolivia Caschi Bianchi

Evo Morales presidente e la speranza della Bolivia

L’elezione di Evo Morales, indigeno aymara, sembra quasi una rivoluzione. Offre al paese più povero del continente americano una speranza di cambiamento attesa troppo a lungo. Presidente delle sei federazioni di piantatori di coca, deputato di Cochabamba nel 1997, principale dirigente della prima forza politica del Paese, il Movimento per il Socialismo (MAS), Evo Morales ha accompagnato e diretto le sollevazioni che, nel giro di due anni, hanno fatto cadere due presidenti, Gonzalo Sánchez de Lozada e Carlos Mesa.

Scritto da Valentina Turci, Casco Bianco a La Paz

Domenica 18 dicembre 2005 la Bolivia ha celebrato la vittoria schiacciante ed indiscutibile del leader del Movimento al Socialismo Evo Morales Aima con il 53,7% dei voti.
Dal futuro Presidente della Repubblica ora dipende il governo del Paese, che si inaugurera’ il 22 gennaio 2006.
Nella storia democratica della Bolivia, per lo meno negli ultimi decenni, è un fatto inedito e sorprendente che un presidente sia stato eletto direttamente, senza la necessità di una seconda tornata al Congresso Nazionale, avendo ottenuto la maggioranza assoluta. “Empieza la nueva historia de Bolivia, por la equidad en paz y por eso cambio que espera el pueblo boliviano”(1).
Sono molte le promesse: Evo Morales afferma che il prossimo anno avrà inizio la nuova storia della Bolivia, all’insegna dell’uguaglianza, della giustizia e della pace. La garanzia della sua governabilità sarà basata sul costante rapporto con i movimenti sociali, sulla maggioranza parlamentare, sulla cooperazione e sul dialogo con la Comunità Internazionale.

Dai movimenti sociali il futuro Presidente della Repubblica, non avrà sconti, provenendo egli stesso da questo terreno. Di famiglia campesina aymara, fu infatti alla guida del sindicato dei cocaleros del Chapare, movimento che si è battuto contro le multinazionali per difendere le comunità indigene e le loro risorse, a partire dalla foglia di coca. Inoltre fu protagonista nelle pressioni politiche e sociali che portarono alla rinuncia dei presidenti Gonzalo Sanchez de Lozada e Carlos Mesa. I movimenti sociali gli hanno dato un anno per portare a termine alcuni degli impegni fissati nell’agenda politica: la nazionalizzazione degli idrocarburi, la convocazione dell’Assemblea Costituente, il rifiuto degli accordi di libero scambio voluti dagli Stati Uniti.
Una delle prime azioni del governo Morales sarà la richiesta di estradizione di Gonzalo Sanchez de Lozada, rifugiatosi negli Stati Uniti e attualmente protetto dallo stesso governo. “Ni olvido, ni perdono, Justicia” (non dimenticare, non perdonare, ma Giustizia) chiedono oggi, a due anni di distanza, i familiari delle vittime e milioni di boliviani che videro massacrare e torturare, nella terribile repressione dell’ottobre 2003 (59 morti e 400 feriti), coloro che si batterono perché il gas non fosse venduto, ma nazionalizzato per creare occupazione e quindi benessere ai boliviani.
Evo Morales sostiene di fondamentale importanza avere alleati in America Latina per una cooperazione con tutti i governi antineoliberali ed antimperialisti, su questa linea sono schierati paesi come Argentina, Venezuela, Brasile, Perù, Cuba ed altri, che hanno reagito con entusiasmo all’elezione del presidente. Al contrario, la presidenza degli Stati Uniti si è espressa con estrema freddezza inviando un messaggio di congratulazioni per avere realizzato elezioni pacifiche ed aver dimostrato l’ impegno democratico.

Morales ha immediatamente invitato il governo degli Stati Uniti ad un accordo per lottare in maniera effettiva contro la cocaina ed il narcotraffico. Il progetto del “Movimento al Socialismo” è combattere contro di essi, che non significa lottare contro la coca ed i cocaleros. Gli Stati Uniti non potranno continuare a strumentalizzare la lotta al narcotraffico con lo scopo di rafforzare il controllo sullo stato boliviano e di instaurare sul territorio basi militari. Evo Morales afferma che, se è vero che gli Stati Uniti si professano un paese democratico, dovranno rispettare la volontà sovrana del popolo boliviano; da parte sua il popolo boliviano intende agire nel segno del dialogo e della diplomazia. Questo non vuol dire sottomissione o subordinazione. La depenalizzazione della coca non ne significherebbe la libera coltivazione, ma sicuramente sottrarla dalla “lista dei veleni” redatta dalle Nazioni Unite, in seguito ad una errata investigazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che portò alla demonizzazione della sostanza. Morales aspetterà i risultati dello studio, promosso dall’Unione Europea e pronto fra sei mesi, sulla domanda della coca per un uso tradizionale, prima di prendere decisioni sui limiti dell’estensione delle coltivazioni.

Un’altra importante priorità in politica estera è il rapporto con il vicino Cile, rispetto al problema dell’accesso al mare. La rivendicazione di tale diritto si avvale dell’appoggio della Comunità Internazionale (tranne Israele e Stati Uniti) che spinge per una rapida soluzione del contenzioso. Morales proporrà così al popolo “hermano” (fratello, ndr cileno una soluzione pacifica, di scambio fra gas, energia, commercio ed accesso al mare.
I presupposti per la conduzione del nuovo governo non sono affatto facili, a causa delle pressioni interne (dei movimenti più radicali) e di quelle internazionali. Nonostante ciò, alla luce dei propositi, c’è molta speranza che questo sia davvero l’inizio di una nuova storia. Una storia che sia una battaglia per la giustizia, per la sovranità, per la dignità dei popoli e per la loro integrazione. Una storia in cui le regole del gioco non siano dettate solo dai Paesi più sviluppati.

Note:(1)“Inizia una nuova storia per la Bolivia, per l’uguaglianza e la pace, e per il cambiamento nel quale spera il popolo boliviano.” Dal discorso di Evo Morales a Cochabamba

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