Cile Corpi Civili di Pace

Corpi Civili di Pace: gli aggiornamenti dal progetto sul conflitto Mapuche

Scritto da Francesca Ferri, Ilaria Fontana, Sofia Di Vincenzo e Nicolò Faggion, Corpi Civili di Pace con Apg23 a Valdivia

Gennaio 2020

Dopo tanti mesi torniamo a visitare Ada e la sua famiglia nel settore di Curaco nella regione dell’Araucania. Lei e suo figlio Brandon sono appena tornati da una lunga permanenza a Cuba. Questo viaggio ha permesso al figlio di riceve le cure mediche necessarie per rimettersi in salute dopo la grave aggressione subita quattro anni fa da parte di un poliziotto. Da agosto Ada è riuscita a “recuperare” vari ettari di terreno; poter camminare su questa terra per lei significa ottenere un risarcimento verso l’ingiustizia subita.

13 settembre 2019

La famiglia di Brandon chiese di condannare l’ufficiale per tentato omicidio e condotta illegittima, accuse che avrebbero previsto una detenzione di vent’anni. La sentenza fu emessa il 18 gennaio di quest’anno e l’ufficiale Riveira Silva fu condannato per reato minore da scontare con appena tre anni di detenzione in libertà vigilata. LEGGI L’ARTICOLO

M. ci passa una tazza di mate e comincia a raccontarci la storia della sua comunità Mapuche situata nella Patagonia cilena. Ci spiega che quella che sta portando avanti la sua e altre famiglie è una “lotta per la terra” iniziata circa ottanta anni fa attraverso la “recuperazione” di un territorio molto ampio. Ci racconta che per i Mapuche il concetto di proprietà della terra è un’idea arrivata con gli spagnoli: “i Mapuche non posseggono la terra ma sono e si sentono parte di essa”.

  • Fiume Pilmaiquen

  • Pianta medicinale Pilma comunemente usata in infusione come calmante per i bambini

Le comunità Mapuche del settore Maihue – Carimallin si oppongono da circa 20 anni al progetto di un’azienda norvegese che vuole costruire una diga sul fiume Pilmaiquen.

Anche se l’azienda sostiene di difendere l’ambiente, i Mapuche ci raccontano che l’innalzamento del fiume causato dalla diga farebbe scomparire molti rimedi (lawen) che sono indispensabili per la loro medicina tradizionale. Questo è uno dei motivi che li spinge a lottare per preservare e difendere questo territorio. Mantenendo viva la loro storia proponendo uno sviluppo alternativo e sostenibile per l’ambiente.

Il 21 gennaio si è tenuta un’assemblea cittadina per esprimere disaccordo riguardo alla costruzione della centrale idroelettrica Rio Negro Hornopiren, nella omonima cittadina. Alla riunione hanno partecipato la Commissione Regionale dell’Ambiente, l’intendente della provincia di Palena e il rappresentante dell’impresa Hidroenergia Chile vincolata all’azienda di origine italiana Scotta S.p.A.
Le Comunità mapuche, associazioni di vicinato, il comitato dell’acqua potabile, lavoratori nell’ambito del turismo, professori e cittadini sono accorsi per partecipare all’evento da loro stessi convocato. La richiesta è univoca ed irremovibile: che si fermi la costruzione della centrale il cui impatto colpirebbe le riserve d’acqua, l’ecosistema e la spiritualità mapuche legati al Rio Negro. Si denuncia la mancanza di trasparenza e consultazioni pubbliche da parte dell’impresa e alcune irregolarità nella presentazione del progetto. Venerdì si attende la decisione dell’intendente della Provincia, il quale comunicherà l’approvazione o meno del progetto.
  • Mapuche_"Recuperazione" territoriale_Corpi Civili di Pace

25/26 dicembre 2019

Anche I Mapuche originari della Patagonia Argentina continuano il loro processo di “recuperazione” territoriale. Da decenni stanno cercando di recuperare una parte dei 900000 ettari che gli sono stati sottratti a fine ‘800 dallo Stato argentino, e che poi sono stati svenduti negli anni ’90 ad una grande multinazionale italiana.
Secondo quanto scrive il periodico argentino El Clarin, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre passato, un consistente numero di persone appartenete alla comunità “Lof Kurache” hanno occupato a forza il fondo ‘El Maitèn’ dichiarando: “ Abbiamo iniziato il recupero territoriale del settore ‘el Platero’ secondo la necessità di continuare a vivere come Mapuche nel nostro territorio, in terre adatte al nostro sviluppo spirituale, culturale, sociale, economico e politico. Cosa che ci è stata negata per più di 140 anni”
L’impresa in questione ha denunciato l’azione subita alla polizia locale e ha comunicato ufficialmente che: “ Condanna ogni tipo di violenza così come ha sempre fatto, farà ricorso alle vie legali e amministrative corrispondenti, in protezione dei suoi diritti di proprietà, e di sicurezza e benestare dei propri collaboratori e vicini della zona”.

Per maggiori informazioni leggi gli articoli ai seguenti link:
“Il Fatto Quotidiano”
“Clarìn”

Dicembre 2019

A dicembre in cima al monte Ñielol di Temuco, si é conclusa “La seconda sessione dell’Assemblea Costituente Mapuche per la libera determinazione e creazione di un governo Mapuche”. In questa occasione hanno partecipato rappresentanti e autorità di varie comunità indigene dal Nord al Sud del Cile e alcuni anche dall’Argentina. Ancora oggi lo Stato Cileno non riconosce i popoli indigeni all’interno della sua costituzione; per questo l’Assemblea è stata un’opportunità per le comunità di condividere le difficoltà che riscontrano nel vivere la cultura Mapuche. In questo senso si sta elaborando uno Statuto per l’autodeterminazione della popolazione indigena.

11 novembre 2019

Da alcune settimane tutto il Cile è diventato scenario di manifestazioni popolari emerse a causa di un forte ed intenso sentimento di ingiustizia.
A fianco dei cileni anche il popolo Mapuche è sceso in piazza, ricordando le rivendicazioni territoriali e culturali che da anni sta portando avanti.
Martedì 29 ottobre, nella città di Osorno, abbiamo partecipato ad una marcia mapuche accompagnando alcuni membri della comunità del territorio di Carimallin. È stata un’occasione importante per condividere con altre comunità della regione la resistenza che si sta portando avanti in difesa del Rio Pilmaiquen.

4 novembre 2019

Conosciamo Don Serjio e sua moglie Loreto durante una visita nel loro terreno, ci raccontano la loro storia e cosa è cambiato da quando una multinazionale è arrivata sul territorio. ll progetto dell’impresa li coinvolge direttamente poiché per la costruzione della diga verrebbero inondate una parte dei terreni di loro proprietà, oltre che a molte terre anticamente possedute e abitate dai mapuche.

Don Serjio ama la terra, la sua famiglia si sostiene grazie agli animali e ai prodotti che coltivano ed è molto attento a non contaminarla, da anni, infatti, adotta un sistema di riciclaggio dei rifiuti e si impegna nel ripiantare alberi nativi.
Nel movimento di difesa del Rio, Don Serjio si preoccupa di appoggiare altre comunità mapuche in conflitto e di condividere la situazione che sta vivendo la sua comunità. “Aqui en mi mapu soy feliz” ci dice guardandoci negli occhi “hay que defender esta riqueza”, con queste parole capiamo il forte legame che spinge Don Serjio e Loreto nel lottare ogni giorno per la difesa del Rio Pilmaiquen.

20 ottobre 2019

I lavori per la costruzione della centrale idroelettrica nel fiume Pilmaiquen da parte di un’impresa statale norvegese continuano nonostante l’opposizione di alcune comunità mapuche che vivono nel territorio.
Il 19 ottobre membri delle comunità hanno protestato pacificamente contro la costruzione della centrale organizzando una spedizione di automobili che, da Carimallin passando per Rio Bueno, hanno sfilato nel mezzo delle città fino a giungere alla piazza centrale di Osorno. Cartelli e bandiere sventolavano dalle auto con vari slogan in difesa del fiume; percorrendo la strada ad una velocità ridotta la lunga fila di macchine è riuscita a rallentare il traffico sul tratto della strada statale “Pista 5Sur” direzione Osorno.
Un’ ininterrotto suono di clacson ha accompagnato la manifestazione riuscendo ad attirare l’attenzione di moltissime persone ferme lungo la strada. Sensibilizzare la popolazione locale resta uno degli obiettivi principali del movimento di resistenza del fiume Pilmaiquen.

17 ottobre 2019

In seguito alla formazione dello stato cileno, durante il XIX – XX secolo, i mapuche, abitanti originari delle regioni meridionali di Cile e Argentina, persero gradualmente la maggior parte dei territori che abitavano. Lo stato usurpò loro le terre, espropriandole, comprandole con l’inganno, insediandovi coloni o vendendole a imprese per progetti legati allo sfruttamento delle risorse naturali.

Per certificare il possesso dei territori circoscritti in cui venne rilegato il popolo mapuche, lo stato cileno concesse loro i così detti titulos de mercéd. Tali titoli passarono di mano in mano ai componenti di una stessa famiglia o andarono perduti col tempo.

Nonostante attualmente la legislazione cilena non ne riconosca più la validità, i mapuche continuano ad avere diritti su queste terre.

Il termine “recuperazione” è utilizzato dal popolo mapuche per indicare la rivendicazione dei territori ancestrali che hanno abitato fin da prima dell’arrivo degli spagnoli; in talune occasioni si basa sul possesso di uno specifico titulo de mercéd. Il processo si svolge solitamente a livello comunitario, per cui il terreno, una volta recuperato, viene gestito come bene collettivo.

9 ottobre 2019

Durante il mese di settembre, sull’onda delle precedenti proteste contro la costruzione di due centrali idroelettriche sul fiume Pilmaiquén da parte di un’impresa statale norvegese, varie comunità ed associazioni Mapuche della zona si sono unite per manifestare pubblicamente il loro rifiuto al progetto. Dopo una marcia attraverso la cittadina di Rio Bueno i partecipanti sono giunti nella piazza principale, dove si è svolto il tradizionale omaggio della comunità a Caupolicàn, famoso leader mapuche che, nel ‘500, guidò il popolo alla resistenza contro i conquistatori spagnoli.

30 settembre 2019

Le comunità Mapuche di Carimallìn, nel comune di Rio Bueno della regione Los Lagos, stanno difendendo da più di 15 anni il fiume Pilmaiquen dove un’impresa statale Norvegese ha progettato la costruzione di due centrali idroelettriche. Il progetto causerebbe l’inondazione di un’intera valle, sommergendo territori che originariamente erano di proprietà Mapuche distruggendo di fatto molti luoghi sacri e di culto, di vitale importanza per il popolo indigeno.
Oltre a questo, ciò che preoccupa le comunità, è la contaminazione che le due centrali affliggerebbero all’ecosistema della zona.

In questa lotta i Mapuche non sono soli, anche alcune organizzazioni Cilene si stanno unendo alla resistenza. Il Cile già dal 2016 riesce a coprire il 92% del fabbisogno energetico interno, e ad esportare energia in Argentina.

A inizio settembre varie comunità assieme a organizzazioni di pescatori, kayakisti e barcaioli Cileni, si sono riuniti organizzando una manifestazione sulle acque del fiume, che hanno percorso a bordo di gommoni e kayak, per ribadire che il fiume non si tocca e che sono disposti a resistere fino alla fine.

7 agosto 2019

Mercoledì 7 agosto 2019 i volontari Corpi Civili di Pace in Cile con ass. Comunità Papa Giovanni XXIII si sono recati nel settore di Curaco, Regione dell’Araucania, dove Ada Huentecol, werken della comunità mapuche “Newen ñuke Mapu” – “Forza della madre terra” – assieme a molte persone di comunità vicine che la stavano appoggiando, ha iniziato un’occupazione per rivendicare un territorio ancestrale Mapuche.

Ada è la madre di Brando Huentecol, il ragazzo che nel dicembre del 2017 fu ferito gravemente da un proiettile di gomma alla schiena sparato da un carabiniere, senza un apparente ragione.
Il tribunale ha condannato l’ufficiale a tre anni di libertà vigilata contro i 20 di detenzione chiesti dall’accusa.
Ada Huentecol ci racconta in lacrime che per lei questa non è una condanna equa. Per lei e per la sua famiglia non è ancora stata fatta giustizia.

“La nostra comunità rivendica il diritto storico del nostro popolo di recuperare questi 200 ettari in quanto terra usurpata al nostro popolo, e di sviluppare in questi campi un processo di “recuperazione” culturale, produzione agricola e zootecnica così che le nostre famiglie si possano autogestire.
Oggi, dopo tutto quello che abbiamo passato come famiglia, questo è l’unico strumento che ci è rimasto per farci giustizia” ha concluso Ada.

3 agosto 2019

Il “Comitè Defensa del Mar” è un comitato composto dalle comunità Lafkenche (Mapuche del mare), e la società civile cilena in una resistenza che li vede protagonisti da più di vent’anni per difendere il mare e le coste su cui vivono.

Sabato 3 Agosto il “Comité Defensa del Mar” di Mehuin si è riunito nuovamente richiamato dalle insistenti minacce da parte di una multinazionale che produce polpa di cellulosa e che si occupa della trasformazione del legno.
L’industria al fine di aumentare la sua produzione di cellulosa, ha già in progetto la costruzione di un canale di scarico dei rifiuti che andrebbe a modificare e inquinare il paesaggio costiero e marittimo della cittadina di Mehuin.

Oggi, il Comitato ribadisce il suo impegno in una lotta decisa e unita che ha lo scopo di difendere il mare, nonché la primaria fonte di sussistenza della popolazione.

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