Bolivia

Il campo, regno del Mallku

La lotta dei campesinos boliviani, considerati ormai una sottocultura, che cercano di affermare il proprio diritto a lavorare la terra, a spostarsi liberamente, a esistere. I tentativi dei campesinos di costruire il proprio futuro e di riappropriarsi della propria cultura e tradizione, in un mondo che non è più il loro.
Saverio Bartalini (Casco Bianco a La Paz, Bolivia)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23 - 31 luglio 2002

Mallku è una parola aymara, la lingua che si parlava sulle rive del lago Titicaca prima che arrivassero gli Spagnoli. Non si sa molto degli antichi antenati degli attuali campesinos. C'è che dice che la razza sia di ceppo asiatico. E in semitico, Mallkut significa re, come il Mallku dell'altipiano andino.
Il Mallku, il re, è tornato in questi ultimi anni. Si chiama Felipe Quispe, ha militato fra le file dell'esercito guerrigliero Tupac Katari durante gli anni '80, quelli della dittatura di Banzer; è stato due volte in prigione, si è laureato dietro le sbarre, e da '97 è di nuovo libero e al capo della CSUTCB, la Confederazione Sindacale Unica dei Lavoratori Campesini di Bolivia. Ha abbandonato le vesti del guerrigliero per indossare quelle del sindacalista, ed agli occhi dei suoi campesinos è davvero il Mallku, il re.
Lui e i suoi uomini combattono perché i loro figli non siano più, un giorno, schiavi e servi dei gringos bianchi, e il motivo è più che lecito: la colonizzazione dell'Occidente in queste terre è mutata nella forma ma non nell'intensità: se i campesinos, oggi, sono emarginati, é perché il mito del potere economico occidentale e nord-americano, approdato anche sulle Ande, fa apparire la loro cultura campesina come una sottocultura agli occhi dei loro stessi compatrioti, senza un minimo di rispetto.
Un campesino che lascia oggi il suo paese si ritrova in città a costruire una villa di un ricco, o a spazzare i suoi marciapiedi, o a potare le perfette aiole di un giardinetto privato. Per le ragazze, poi, c'è ancora meno scelta: fare la domestica, 24 ore al giorno, nella casa di un gringo. Giornalmente sono denunciati casi di sfruttamento e di violenza, all'interno di queste case, ma nessuno fa, per ora, niente.
Forse ci sono delle ragioni per considerare, questa, una forma di schiavitù. Da questo punto di vista, la lotta condotta dal Mallku e dai suoi campesinos è, se non altro, comprensibile.
Ma ci sono tante ombre che oscurano la giustizia e la purezza di questa rivendicazione. Prima fra tutte, lo spettro della corruzione; eh sí, il grande Mallku, figura quasi mitica agli occhi dei suoi campesinos, viene beccato da un fotografo nell'atto di sgattaiolare fuori dalla camera d'albergo di un ministro di governo, con una valigetta in mano. La fantasia corre, ma non ce n'è tanto bisogno, visto che risulta davvero incomprensibile come il Felipe Quispe, sempre molto aggressivo nei confronti di qualsiasi rappresentante di governo, abbia dichiarato di aver accettato l'invito a fare un’innocente doccia nella camera d'albergo del nemico ministro. Ciò nonostante è riuscito a distogliere l'attenzione di tutti, il Mallku, e l'accaduto è passato in secondo piano a causa dell'eclatante annuncio dei blocchi generalizzati, per ottenere dal governo un finanziamento a fondo perduto per comprare 1000 trattori.
Già, i blocchi. Anche su questa forma di protesta e su come viene condotta, c'è qualcosa che fa storcere la bocca. Blocco delle strade, di tutte quelle che collegano la città all'Altipiano, dalle principali alle secondarie. A parte qualche manciata di turisti, che non possono proseguire per i loro giri, i primi che ne fanno le spese sono proprio oro, i campesinos, che finiscono per auto-isolarsi dal resto del mondo e per finire ancor di più nel dimenticatoio. L’aspetto peggiore è che nessuno di loro ha il coraggio di obiettare su questa forma di protesta, perché in tal modo rimarrebbe escluso ed emarginato dal suo stesso mondo. In questo riaffiorano in maniera evidente i caratteri arcaici della società campesina, carente ancora di democrazia. Ci sarebbe forse bisogno di una graduale e rispettosa educazione democratica, ma il Mallku, da canto suo, fa di tutto per accentuare il carattere di comando del suo movimento. Questo fatto fa sì che tante altre parti sociali, potenziali sostenitori del movimento, stentino a dare il loro appoggio.
Una volta ancora, manca la capacità di unire, e con questa manca la coesione. Parlando con qualche campesino del mio piccolo pueblo di Jukumarca ti accorgi come i poveri abbiano una volta ancora abbandonato la volontà di capire, di sentirsi protagonisti. "Mi dicono di bloccare? Lo faccio, che altro posso fare?". Riimane solo il miraggio di questi 1000 trattori, che forse arriveranno, forse no, senza sapere a chi e con quali criteri.
Un'ultima cosa: la violenza. Dalla parte dell'esercito si spara per liberare le strade dai blocchi, dall'altra si lanciano pietre. Contro i militari? Non solo! Contro gli stessi cittadini che tentano di seguire per la strada bloccata. E così i campesinos hanno ucciso dei civili, si sono fatti nemici dei loro stessi concittadini. Come se le palottole dei militari non bastassero.