Conflitti armati
Situazioni di conflitto e di dialogo
Israele/PalestinaHappy right to return
È l’augurio per il nuovo anno degli 11mila profughi residenti nel campo di Deheisha, a due passi da Betlemme, che dal ‘57 vivono senza assistenza sanitaria, senza regolare fornitura di luce e acqua, senza spazi di gioco per i bambini. Alto invece è il numero dei “martiri”, cioè di tutti i morti a causa della guerra o dell’occupazione.Sara Venturini- Burundi
Violenze sessuali in Burundi
Il conflitto armato ha incrementato il numero delle violenze, che aumentano anche all’interno delle famiglie e delle comunità. L’attitudine più diffusa è quella di incriminare la vittima, lasciar intendere che la violenza subita è sua responsabilità, e allontanarla dalla sua comunità. Una forma di oppressione a cui il sistema giudiziario non dà risposta, e davanti alla quale le donne sono senza strumenti, in particolare nelle zone rurali.19 gennaio 2008 - Alice Vendramin Perosa
Sri LankaIl nuovo anno di Colombo
Dall’inizio del 2008 ad oggi la tensione sembra crescere in Sri Lanka e ieri è stato ritirato dal Governo il “cessate il fuoco”. La paura e l’incertezza sono palpabili nella capitale.Cinzia Penati- Burundi
Storie dal Burundi: un'adolescenza ritardata
L’incontro con A. apre alla conoscenza del mondo dei bambini soldato. A. ha combattuto con i rivoluzionari dai 16 ai 21 anni, poi se n’è andato dal Paese, lasciando con fatica tutti gli affetti. Per potervi tornare, abbandonare la logica militare e recuperare l’adolescenza perduta.Lucia Pezzuto - Israele/Palestina
Napoli-Nablus, un ponte di solidarietà
I rappresentanti della delegazione italiana dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo di Napoli, direttamente collegata con la città di Nablus, raccontano l'esperienza diretta di un'incursione militare israeliana nella città, oggi circondata da tre Checkpoint militari israeliani che controllano il traffico in entrata ed uscita di persone e merci.L. C.
Sri LankaUna verità da gridare a tutti
Dopo un mese in Sri Lanka, Valentina sente l'urgenza di segnalare una situazione dimeticata: non c’è stato solo lo Tsunami, ma una guerra che dura da 20 anni. Non c’è solo necessità di costruire case, ma anche quella di creare consapevolezza sociale ed umana, in un paese dove un velo di ignoranza aiuta a mantenere un sistema oppressivo, a spese di chi vive in situazioni di marginalità estrema.Testo: Valentina Ferraboschi. Foto: Cinzia Penati
Israele/PalestinaFelice 2008, mia cara Nablus! Napoli-Nablus: un ponte di solidarietà
La città di Nablus è occupata per la quinta volta in tre anni.
Samah Atout, nativa di Nablus vive attualmente a Bruxelles e non ha più notizie della sua famiglia. Scrive per opporsi a un difetto di informazione che, creando una "normalizzazione" dell'occupazione, contribuisce a schiacciare con ogni mezzo i sogni dei Palestinesi.
Nell'articolo collegato i rappresentanti della delegazione italiana dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo di Napoli, in filo diretto con la città di Nablus, raccontano l'esperienza diretta di un'incursione militare israeliana nella città.a cura di L. C.
Israele/PalestinaWelcome to Israel!
Israele e i Territori Palestinesi accolgono il visitatore con muri di separazione, filo spinato, armi spianate. I ragazzi israeliani militano nell’esercito per due, tre anni, e coltivano un grande desiderio di evasione e di normalità, e i Palestinesi custodiscono le loro storie, di diritti negati, migrazioni forzate e desiderio di non essere dimenticati.Sara Venturini
Israele/PalestinaRamzi Aburedwan: quando la musica è resistenza nonviolenta. Intervista al fondatore della scuola di musica Al Kamandjati
Si possono demolire le case, ma non si può distruggere la cultura, diritto di tutti. Cresciuto lanciando pietre durante la prima Intifada, Ramzi suona oggi nelle grandi orchestre europee, compresa la Mozart Orchestra di Claudio Abbado. La sua scuola offre ai bambini di Ramallah e dei campi profughi della West Bank una modalità alternativa per esprimere se stessi ed educarsi al dialogo e al confronto. La bellezza della musica, implicitamente vietata dove le armi sono le sole a parlare, e dove i bambini disegnano carri armati e sangue, è un modo di resistere all'oppressione militare.Testo di Federica Battistelli e Lorenza Sebastiani. Foto: Federica Battistelli e Archivio Al Kamandjati
Kossovo - galleria fotograficaKossovo: un futuro che corre lungo i fili della modernità e dell'identità albanese
Politica, cultura, società, arte: immagini da un Kossovo che cambia.Sara Cossu
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