Impressioni di Brasile
Appena ho saputo che il mio luogo di destinazione sarebbe stato il Brasile, ho cercato di accumulare il maggior numero possibile di informazioni riguardanti questo paese.
Ma dodici ore di aereo e la ventata di aria calda e umida che mi ha investito appena toccata terra, hanno fatto sì che quanto avevo letto si perdesse in un angolo della mia mente, lasciando solo indistinte emozioni a travolgermi. Appena ho messo piede in questa terra prosperosa e fertile, la realtà che mi è apparsa davanti mi ha istantaneamente riportato all’Italia del Dopoguerra: alle immagini viste in qualche documentario, ai racconti dei miei nonni, ai libri letti.
Un passato complesso, già dimenticato o da dimenticare, in un paese in cui le prime elezioni libere risalgono al 1989, dopo 25 anni di dittatura; grandi distanze da percorrere a piedi o, per i più fortunati, in bicicletta. Abitazioni semplici, ma decorose fatte di mattone grezzo e pavimenti in terra battuta.
Una povertà dignitosa, non esente da privazioni e da un intrinseco desiderio di migliorarsi. La religione, da questo punto di vista, gioca un ruolo non indifferente e si manifesta in ogni impercettibile gesto quotidiano, in ogni piccola ricorrenza. Come la domenica a messa, quando i bambini vestono l’abito buono e le donne si portano addosso immagini sacre in una sorta di culto ostentato, oppure durante gli incontri settimanali nelle chiese protestanti o evangeliche, dove i sermoni e i canti sono enfatizzati dai pastori che predicano a squarciagola, probabilmente ipotizzando che solo così Dio riesca a sentire meglio le loro preghiere.
Non mancano le contraddizioni, che si presentano attraverso una quasi forzata tecnologia.
Cellulari, televisioni, antenne paraboliche sono il simbolo di quello sviluppo tanto atteso che, tuttavia, stenta concretamente ad arrivare. D’altra parte, le automobili - Fiat e Volkswagen in particolare,con modelli di circa 10 anni fa -, sono un lusso per pochi. Salta subito all’occhio la grande quantità di Combi, i pulmini a 9 posti che per un lavoratore possono essere indispensabili. Le condizioni di vita dei cosiddetti barros, quartieri poveri, e quelle del centro città di Coronel Fabriciano, sono un segno di quel netto contrasto che distingue gli emarginati da chi ha un livello di vita abbastanza alto. È solo negli Omnibus, i mezzi di trasporto pubblico, che queste differenze paiono pian piano dissolversi una volta che ci si avvicina al fulcro della città: case sempre più sofisticate, strade pulite e negozi che prendono spunto da quelli occidentali. L’unica cosa che indifferentemente si trova nei diversi quartieri delle città, pare essere la Polizia Militare, onnipresente e angosciante. Come se fosse una sorta di terzo occhio che controlla la popolazione.
Ecco quello che, per adesso, i miei occhi hanno registrato in questo poco tempo.
Nel frattempo le mie orecchie si riempiono di una lingua pastosa e ancestrale, di risa e pianti di bambini, del rumore delle foglie fra gli alberi, in attesa di riuscire a capire un po’ di più questo Brasile confuso e contorto.

