La marcia dei pinguini
Era il lontano 10 marzo 1990, la dittatura militare cilena era agli sgoccioli, ma il vecchio Pinochet volle lasciare il segno. Appena 48 prima di lasciare spazio al presidente Aylwin, la giunta approvò la cosiddetta "LOCE", Ley Orgánica Constitucional de Enseñanza, la legge costituzionale sull'educazione. Oggi, uno degli obiettivi fondamentali del movimento degli studenti della scuola superiore cilena è proprio quello di abrogare o modificare la LOCE, una legge che sottopone l'educazione alle leggi dell'offerta e della domanda, garantendo la supremazia della "libertà d'insegnamento" sul diritto ad un'educazione degna e gratuita.
Tutto da rifare per gli studenti...
Le loro richieste sono chiare: uno, che il "pase escolar", la tessera che permette di pagare la tariffa ridotta sui mezzi pubblici, sia gratuito. Due, che anche gli spostamenti con i mezzi pubblici siano gratis. Se l'educazione è obbligatoria fino ai 18 anni che almeno i mezzi di trasporto siano gratuiti per gli studenti. Terza richiesta, PSU gratuita! La PSU è la Prueba de Selección Universitaria, prova generale di selezione per l'iscrizione all'università. Nel 2005 costava 19.660 pesos (30 euro), un prezzo non indifferente che si vorrebbe aumentare a 21.000 quest'anno. Gli studenti chiedono la gratuità della PSU per tutti coloro che si trovano in situazioni economiche difficili. Quarto, No alla "JEC", la Jornada Escolar Completa, la giornata scolastica completa che non ha fatto i conti con l'inadeguatezza delle strutture scolastiche e la mancanza di fondi per organizzare attività didattiche alternative o complementari. Quinto, l'abrogazione della LOCE e dell'educazione "mercantilistica" che si è radicata in Cile.
Per gli studenti deve essere fortemente affermato il diritto all'educazione e questo deve prevalere sulla libertà d'insegnamento.
Il 10 maggio è entrato in scena anche l'apparato repressivo degli uniformados, quelli in uniforme (los pacos, i carabinieri) che si sono scontrati con altri "uniformati", los pingüinos, i pinguini. Perchè sono chiamati pinguini? Le uniformi che i ragazzi della scuola dell'obbligo indossano li fanno sembrare dei pinguini, soprattutto quando escono da scuola ed aspettano tutti insieme l'autobus. Perchè indossare le uniformi? L'obiettivo dichiarato è quello di rendere tutti i ragazzi uguali, cercando così di non differenziare tra un figlio della Santiago bene, ed uno de La Pintana, uno dei quartieri più poveri della capitale. Ma poi ti rendi conto che è soltanto una grande ipocrisia; prima di tutto ogni scuola ha una divisa diversa e quindi già dalla divisa è visibile la differenza tra le scuole ricche e povere. La seconda differenza la fanno gli oggetti personali: scarpe, braccialetti, orologi, calze, occhiali, cappellino, zaino, telefonino. E allora perchè si continua ad indossarle? Forse perchè il problema è quello di vedere e mantenere gli studenti "uniformati"?. Che cosa può significare una parola così in una società che ha vissuto 17 anni di dittatura e che ancora oggi, dopo 16 anni di democrazia o chiamata tale, non ha rimosso molto di quello che la giunta ha lasciato? L'uniforme può significare la volontà stessa di inquadrare gli studenti, e quindi l'educazione, dentro schemi prestabiliti dai quali non si può scappare. Ma l'attesa è finita, si va in scena...
Quando la Presidenta Bachelet nel suo primo discorso ufficiale in Parlamento, parlò di rigore nell'applicare la legge nei confronti degli studenti che manifestassero incivilmente le proprie idee, tutti avevamo ben presenti le immagini degli scontri del primo maggio ed i 1200 arresti per la prima grande manifestazione delle scuole superiori.
Ma le sue parole scatenarono l'effetto contrario. Decine di licei occupati in tutte le regioni; l'appoggio dei genitori che portavano da mangiare ai figli, la solidarietà dei professori e codocenti ed in fine il grande apporto degli studenti e professori universitari.
Quella di martedì è stata la più grande manifestazione della storia del movimento studentesco secondario: più di seicentomila sono scesi per le strade, lasciando moltissimi altri nelle scuole in difesa delle occupazioni. A Santiago, Valparaiso, La Serena, Concepción, Osorno le manifestazioni più significative. Più di 700 fermati, 500 nella sola Santiago, ed un utilizzo sconsiderato dei metodi repressivi da parte degli altri uniformados, quelli vestiti di verde, anche contro la stampa e le televisioni, tanto che i vertici dei carabinieri hanno dovuto ammettere gli eccessi e promettere rapide inchieste.
È un duro colpo per il governo, ma un gran successo per gli studenti che così entrano in scena come attori protagonisti. È iniziata la marcia dei pinguini, l'attesa è finita, così come è finita quell'"uniformità" che quotidianamente sono costretti ad indossare.
Ieri l'incontro tra il ministro dell'educazione Martín Zilic, la sottosegretaria Pilar Romaguera ed i 38 rappresentati degli studenti si è svolto nella sala Alonso de Ercilla, al secondo piano della Biblioteca Nazionale. Mentre fuori centinaia di altri studenti manifestavano ed il fumo dei lacrimogeni saliva minaccioso verso le finestre del secondo piano, la riunione si è concentrata solo sull'agenda del breve periodo, mentre le questioni della JEC e della LOCE saranno esaminate oggi. Alle richieste degli studenti il governo ha risposto proponendo un finanziamento per la PSU solo al 60% degli studenti più poveri, l'aumento del 50% delle razioni alimentari per i collegi con JEC, ed il "pase" gratuito, ma ha chiarito che non si può raggiungere la gratuità dei mezzi di trasporto per gli studenti. Eppure i soldi ci sono, e ce ne sono tanti. Il prezzo del rame è così alto che le eccedenze derivate dalla sua vendita hanno raggiunto cifre mai viste... ed il paese approfitterà di questa eccezionale prosperità? No, i richiami della presidenta Bachelet alla prudenza nella gestione di queste entrate addizionali hanno fatto esultare solo gli imprenditori cileni che ancora una volta vedranno fruttare queste eccedenze in investimenti all'estero, in dollari. E pensare che con una parte di queste risorse addizionali il paese potrebbe ricomprare molte di quelle imprese che un tempo erano pubbliche, che la giunta militare ha svenduto, e che oggi rappresentano un gran bell'affare. Solo per citarne alcune, le compagnie elettriche, telefoniche o dell'acciaio. Ma soprattutto potrebbe aiutare il Cile ad incamminarsi verso un'economia meno diseguale (secondo i dati dell'Human Development Report 2005, del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, il Cile è il dodicesimo paese al mondo per disuguaglianza, ossia per divario tra ricchi e poveri) anche attraverso un riforma del sistema educativo.
Aspettiamo il prossimo atto...

