Gruppi di tematiche

ENTE: Associazione comunità Papa Giovanni xxiii TITOLO DEL PROGETTO: Caschi bianchi corpo civile di pace

ZAMBIA

VOLONTARI RICHIESTI: N° 11


1. SEDE DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
I volontari saranno inseriti nelle strutture dell'associazione a Ndola: casa di fraternità, Holy family, progetto Cicetekelo, e a Mansa, Fatima Home.

2. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SOCIO POLITICO ED ECONOMICO DEL PAESE DOVE SI REALIZZA IL PROGETTO:
Informazioni generali
Denominazione del paese: Republic of Zambia
Superficie territoriale: 752.614 Km2
Capitale: Lusaka,1.394.000 ab. (2003)
Popolazione: 11.502.010 ab. (2006)
Tasso di crescita: 2.11% (2006 est.)
Mortalità infantile: 86.84 morti /1.000nascite (2006) (Italia: 5,7 per mille)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 86% con meno di 1$ al giorno
Persone che vivono con l'HIV/AIDS: 920.000 (2003 est.)
Religione principale: cristiana 40-75%
Lingua ufficiale: inglese
Governo: Repubblica
Capo dello Stato: Lewi Patrik Mwanawawsa dal 2002 (ad ottobre 2006 è stato riconfermato alle elezioni)
Divisione amministrativa: 9 province
Indipendenza: 24 Ottobre 1964 (dall' Inghilterra)
Popolazione: 11.502.010 (2006); il numero della popolazione è molto variabile a causa degli alti decessi di bambini e adulti a causa dell'AIDS. Gli zambiani discendono (per il 98%) da migrazioni di popoli bantu, suddivisi in 73 gruppi etnici. Vi sono minoranze europee (circa 70.000 persone) ed asiatiche (15.000). Religione: lo Zambia si dichiara nazione cristiana. Le denominazioni cristiane più rappresentate sono la protestante, la cattolica ed l' anglicana, ci sono poi numerose sette di ispirazione cristiana in continuo aumento.
Lingua: inglese (ufficiale); inoltre sono comunemente parlate cinque lingue bantu: Nyanja, Bemba, Lozi, Luvale e Tonga.
Oltre alla capitale le principali città sono: Kitwe-Nkana, 762.700 ab.; Ndola, 346.500 ab.; Livingstone e Mufulira, 130.400 ab. (2000).
Legislativo: Assemblea Nazionale, di 159 membri, di cui 10 nominati direttamente dal presidente.
Economia
PNL pro capite: $ 330 (2002).Crescita annua PNL: -1,9% (1998). Tasso di inflazione annuo: 63,5% (1990-98). Moneta: 2.900 kwacha = $ 1 (2006).Cereali importati: 367.024 t (1998). Uso di fertilizzanti: 111 kg per ettaro (1997). Esportazioni: $ 984 milioni (1998). Importazioni: $ 1.286 milioni (1998). Debito estero: $ 6.865 milioni, in fase di cancellazione ; $ 782 pro capite (1998).

3. DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
Il progetto si sviluppa nei dintorni della città di Ndola, seconda città della provincia del Copperbelt.
Gli abitanti originari della provincia, che si trova su di un immenso altipiano che va dai 1200 ai 1400 metri di altezza, erano Bantu che vivevano lungo il corso del fiume Kafue. Le attività di questa popolazione erano la caccia, la pesca e l'agricoltura. L'apertura delle miniere e la possibilità di un lavoro retribuito attirò gente da tutte le province dello Zambia e anche dai paesi confinanti. La popolazione di Kitwe, Ndola e delle altre città del Copperbelt è composta da una grande varietà di culture, nazionalità, gruppi etnici e lingue.
Si calcola che attualmente il 73% della popolazione viva al di sotto della soglia della povertà; questo significa che le persone non hanno la possibilità di nutrirsi, curarsi, avere un'educazione scolastica ed un tetto in grado di offrire un vero riparo. L'80% della popolazione del Copperbelt, una delle province più urbanizzate dello Zambia, vive nelle zone urbane, caratterizzate da un centro con buone abitazioni, circondate dai sobborghi, o "compound", che consistono per lo più in case costruite con il fango. Questi compounds, con una popolazione che va dai 10,000 ai 40,000 abitanti, erano in origine insediamenti illegali; in seguito sono stati legalizzati ma ancora adesso non sono forniti di una rete fognaria mentre l'acqua nella maggior parte di questi insediamenti non e' potabile. Le scuole e le cliniche sono insufficienti e anche la sicurezza e' un problema grave.
L'associazione opera anche nel territorio di Mansa nella regione Luapula al confine con il Congo. Mansa è la città capoluogo della provincia di Luapula, a nord-est dello Zambia: conta ben 180,000 abitanti, ma il centro è poco più grande di un isolato. Sono presenti locali e diverse baracche frequentate dalle persone che non hanno lavoro e vivono in uno stato di disoccupazione e che finiscono per rifugiarsi nell'alcolismo. Nella provincia più di metà dei bambini soffre di malnutrizione cronica, in forme più o meno gravi. La malnutrizione, seppur in forma lieve, causa ritardi nella crescita e altre rilevanti conseguenze fisiche; in particolare, il sistema immunitario di un bambino malnutrito è danneggiato e insufficiente a proteggerlo contro patologie quali la malaria, l'AIDS nel caso sia sieropositivo, la TBC e le diffuse epidemie di colera.
Gran parte dei bambini affetti da denutrizione ha un'età compresa fra 6 mesi e 12 anni. Alcuni bambini nascono sottopeso, mettendo allo scoperto situazioni di malnutrizione della madre durante il periodo della gravidanza: la salute dei neonati sottopeso è poi aggravata da un allattamento inadeguato qualora le condizioni nutritive delle madri rimangano misere anche dopo il parto.

4. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE:
Nel Copperbelt la percentuale di persone affette da HIV è del 26,3%; la situazione socio economica subisce un effetto negativo che, a sua volta, accresce le possibilità di infezione tra la popolazione. La percentuale altissima di bambini rimasti orfani di uno o ambedue i genitori ha messo in crisi la "extended family" che nel passato, fino ai primi anni dell'epidemia, era in grado di farsi carico dei bambini rimasti orfani. Purtroppo negli ultimi anni la "famiglia estesa", pur rimanendo un valore, sta diventando incapace di prendersi cura del numero sempre crescente di bambini rimasti orfani ed è economicamente incapace di rispondere ai loro bisogni. Questo anche perchè l'economia è in rapido e costante declino e la maggior parte delle famiglie che accoglie bambini orfani vive sotto la soglia di povertà.
In una ricerca fatta nel Compound di Nkwazi, il 91% delle famiglie che hanno accolto bambini orfani lamenta di avere gravi problemi a causa delle ristrettezze economiche e della mancanza di cibo.
Gli orfanotrofi, che dovrebbero essere l'ultima risorsa, stanno invece crescendo. Da una ricerca fatta nel compound di Nkwazi emerge che: un terzo delle famiglie accoglie bambini orfani; il 26,6% dei bambini rimasti orfani viene accolto dai nonni o dai parenti nelle zone rurali; un altro 25% lascia il compound ma rimane nella citta' di Ndola (tra questi si trovano molti bambini di strada).
La popolazione dei ragazzi di strada può essere suddivisa in tre gruppi: bambini sulle strade, bambini di strada, bambini abbandonati.
I bambini sulle strade sono coloro coinvolti in ogni sorta di attività economica, dall'elemosina alla vendita di prodotti culinari. Molti di loro al termine della giornata ritornano a casa e mettono a disposizione un parte del loro guadagno per la sopravivenza della famiglia. Alcuni di loro frequentano la scuola e conservano un forte senso di appartenenza alla famiglia. A causa della situazione economica molto fragile nelle famiglie d'origine, alcuni ragazzi decidono di vivere in modo permanente sulle strade; i legami familiari esistono ma sono molto tenui e vengono mantenuti solo in momenti occasionali (per esempio nei funerali). I "ragazzi abbandonati" sono totalmente senza casa e non hanno nessun contatto con la famiglia d'origine.
Mansa
A volte i bambini non ricevono sufficiente attenzione da parte delle mamme che, per ragioni economiche, sono costrette a lavorare nei campi e trascorrono gran parte della giornata fuori casa. In questi casi i neonati sono lasciati nell'abitazione e vengono allattati soltanto una volta al giorno. La situazione è ancora più grave per gli orfani, che spesso non ricevono cure adeguate da parte dei parenti chiamati ad occuparsene. Gran parte di queste famiglie offre ai piccoli una varietà limitata di pietanze: spesso il solo cibo disponibile è la cassava, un tubero da cui si ricava una farina usata per cuocere l'nshima, una polenta poverissima dal punto di vista nutritivo, pur lasciando un senso di sazietà.
Alcune famiglie soffrono la fame per tutto il periodo della stagione delle piogge, da settembre inoltrato ad aprile dell'anno successivo, quando iniziano i primi raccolti. Le più fortunate possiedono piccoli spazi di terreno da coltivare intorno all'abitazione: il ricavato ottenuto dalla vendita degli ortaggi permette loro di venire incontro ad altri bisogni, come l'acquisto di sapone, di medicine, il pagamento delle tasse scolastiche per i figli, ma quasi nulla viene destinato all'autoconsumo. Luapula è una delle province zambiane con il più alto numero di casi di infezione di diarrea e malaria tra i bambini sotto i 5 anni. Entrambe le infezioni condizionano negativamente l'assunzione di sostanze nutritive, poiché riducono l'appetito e impediscono al corpo di assimilare correttamente i cibi. Anche altre patologie altrettanto diffuse nella provincia (la TBC e l'HIV/AIDS) si intrecciano con i problemi di malnutrizione, determinando gravi forme di infezione e accelerando il deterioramento fisico dei malati.

5. OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO DI IMPIEGO, IN AGGIUNTA AGLI OBIETTIVI GENERALI ESPRESSI NEL TESTO COMPLETO DEL PROGETTO:
Obiettivo 1
Migliorare le condizioni di vita dei bambini ed adolescenti accolti nelle strutture del progetto, in particolare per assicurare loro le cure fondamentali come l'assistenza socio-sanitaria, l'educazione scolastica, l'assistenza psicologica, le relazioni familiari; migliorare la condizione dei bambini con problemi mentali e handicap fisici ed affetti da HIV.
Obiettivo 2
Migliorare le condizioni di vita della popolazione locale e dei gruppi emarginati socialmente (tra cui ragazzi di strada e portatori di handicap)
Obiettivo 3
Lavorare in rete con altre organizzazioni locali per dare una risposta all'emergenza alimentare e per sensibilizzare la popolazione sulla situazione dei bambini orfani e di strada

6. DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
La presenza dell'Associazione in Zambia risale al 1985 (primo contesto estero in cui la Comunità Papa Giovanni XXIII si è inserita).

Holy Family Home
E' una casa famiglia che accoglie bambine e adolescenti. E' una realtà familiare partita per l'accoglienza dei bimbi disabili e poi estesa a seconda delle varie necessità di accoglienza che si sono presentate. La responsabile della casa assieme ai volontari si occupa anche di altri progetti che sono stati aperti, quali le scuoline e la "farmina" (piccola fattoria). La Holy Family School è la prima scuola speciale ad essere aperta. E' stata inaugurata nel 1987, all'interno della stessa Holy Family Home, e successivamente trasferita nell'edificio di fronte in Mukuni Road nella zona residenziale di Kansenshi.
Attualmente sono inseriti più di 20 bambini. Alcuni di loro abitano nel quartiere stesso e raggiungono la scuola a piedi, mentre gli altri provengono da aree più lontane dove non esistono scuole speciali. Questi ultimi vengono accompagnati quotidianamente con un pullmino acquistato grazie a finanziamenti provenienti dall'Italia.
I bambini sono segnalati per la maggior parte dalle 17 parrocchie di Ndola che contattano i responsabili del progetto, mentre altri vengono indirizzati dalle scuole governative perché non in grado di seguire i normali programmi educativi.
La classe speciale chiamata Holy Family School è collocata nel compound di Signa: prende avvio nel 1991 e attualmente conta circa 30 iscritti. Tutti i ragazzi abitano nel compound e raggiungono la scuola a piedi.
I bambini che frequentano le due scuole speciali hanno un'età compresa tra i 7 e i 15 anni.
Sin dall'avvio del progetto ci si accorse che la gran maggioranza di loro arrivava a scuola senza aver mangiato, e non tutti avevano garantito un pasto al giorno. Per questo si è deciso di offrire a ciascun bambino il pranzo alla fine delle lezioni.
Con questo servizio i costi sono inevitabilmente aumentati: per far fronte alle nuove esigenze è stata attivata una rete di adozione a distanza che assicura la copertura del servizio, ma soprattutto crea un ponte che svela agli occhi del mondo occidentale una problematica altrimenti dimenticata.
I ragazzi frequentano le scuole fino ai 16/18 anni, a seconda dei singoli casi.
Al termine del percorso scolastico i ragazzi sono comunque esclusi dal mondo del lavoro sia per la poca sensibilità al problema, sia perchè, vista l'attuale grave crisi economica, le prime aziende ad essere colpite sono quelle più piccole, le più disposte ad assumere persone disabili.

Progetto "UKUBALULA FARM & TRAINING CENTRE
E' un progetto pensato per quei ragazzi disabili e con problemi di apprendimento che superano i 14 anni. Fino ai 14 anni infatti possono essere inseriti in una delle Scuole Speciali, poi però non c'è nessun altra proposta adatta per loro. Le attività si svolgono in una piccola fattoria, dove c'è un piccolo pollaio, una costruzione per allevare maiali, una vasca per l'allevamento di diverse centinaia di pesci, un orto per la coltivazione di verdure e un piccolo campo dove si possono piantare mais, patate dolci e noccioline. C'è un piccolo agrumeto e si prevede anche di acquistare una macchina per fare i gelati ed un forno per fare torte e pizze. Inoltre insieme ai ragazzi si farà anche la raccolta di materiali riciclabili, come carta e plastica.
Lo scopo è tentare di avviare i ragazzi ad una professione, in particolare nel campo dell'agricoltura. Attualmente sono 12 i ragazzi che lavorano nella piccola fattoria della Holy Family Home; il numero è limitato per motivi di carattere finanziario e organizzativo (e la proposta non è estesa alle ragazze).

Progetto Cicetekelo
Cicetekelo significa "speranza" ed e' un progetto per ragazzi di strada, avviato nel 1997 per dare un futuro ad una ventina di ragazzini che cercavano il necessario per vivere nella discarica di Ndola. I ragazzi sono circa 250 e si da' loro la possibilità di completare gli studi e di imparare un mestiere. Il progetto e' strutturato in due fasi: la prima fase di accoglienza dei ragazzi, in Nkwazi, nella periferia di Ndola e la seconda in campagna in una località chiamata Misundu.
Durante la prima fase (in cui sono coinvolti i ragazzi dagli 8 ai 18 anni) i ragazzi sono seguiti nel loro cammino educativo e possono frequentare la scuola del progetto o le scuole statali. Sono seguiti da istruttori preparati ed alcuni dei giovani partecipano ad attività artistiche, in particolare imparano ad intagliare il legno e la pietra saponaria, apprendendo un mestiere che li aiuterà a diventare autonomi in futuro.
La seconda fase del progetto è invece studiata per quei ragazzi che si dimostrano davvero interessati a cambiare vita ed essendo più adulti vengono aiutati a crescere nel senso di responsabilità e di autonomia. A Misundu c'è un grosso appezzamento di terreno (55 ettari) in cui si coltivano arachidi, mais, ortaggi, girasole. C'e' anche l'allevamento di maiali, che insieme alla produzione agricola, rende il progetto autosostenibile. E' presente anche una falegnameria e un laboratorio di carpenteria leggera. Nel giugno 2005 circa 80 ragazzi si sono trasferiti nel centro residenziale da poco ultimato. Per il futuro si prevede la costruzione di alcune aule dove si svolgeranno corsi professionali ed un impianto sportivo, che verrà messo a disposizione non solo dei ragazzi coinvolti nel progetto, ma diventerà un centro d'incontro e di aggregazione per tutti i giovani della zona, sopratutto quelli più svantaggiati.
A questo progetto fa parte anche la clinica gestita da un medico della comunità. Inizialmente nato per dare un'assistenza sanitaria ai ragazzi del progetto, si è poi esteso alle persone che vivono nei compound vicini.

Progetto Rainbow
il Progetto Rainbow è un modello di intervento su larga scala che si propone di aiutare il maggior numero di bambini orfani dell'AIDS, cercando di mantenerli all'interno di una famiglia. Il Progetto Rainbow collabora con le varie organizzazioni presenti sul territorio, per sviluppare e potenziare le attività che sono già presenti; opera attraverso centri nutrizionali, centri di aiuto e ascolto, supporto scolastico, case famiglia di pronto soccorso per ragazzi di strada, gruppi di microcredito (dove le famiglie vengono aiutate, grazie ad un piccolo prestito, ad avviare una piccola attività commerciale), gruppo per la sensibilizzazione a livello nazionale, sostegno per gli anziani.
I principali obiettivi del progetto sono: lavorare in rete con altre organizzazioni locali (infatti sono coinvolti 37 organismi zambiani); attivare centri di aiuto e di ascolto (38); dare una risposta alla emergenza alimentare attraverso il sostegno ai centri nutrizionali per 1138 minori; sostenere l'accesso al sistema scolastico di oltre 3800 minori; sensibilizzare la popolazione sulla situazione dei bambini orfani attraverso i media; apertura e sostegno di 23 scuole private (community schools) laddove non ci sia nessuna possibilità di mandare i bambini nelle scuole ordinarie; creazione e sostegno di 18 gruppi di microcredito e auto-aiuto composti da donne per la maggior parte.
L'ultimo report 2006 sul progetto Rainbow in Zambia riporta le seguenti cifre:
- famiglie in difficoltà 4.383
- operatori 31
- corsi di formazione ed aggiornamento 55
- 913 bambini malnutriti in 22 centri nutrizionali e 600 bambini in 4 mense scolastiche
- bambini mandati a scuola 4.027
- 324 bambini di strada in 5 case di pronta accoglienza
- sostegno sanitario e assistenza generale 873
- community school 27
- 11.280 persone in difficoltà di cui 9.584 bambini
- persone anziane 400
- famiglie in difficoltà 4.383
- famiglie raggiunte con il microcredito 330

Casa di fraternità
E' una realtà che attualmente (ottobre 2007) accoglie ragazzi adolescenti in situazioni di disagio familiare e psicologico. Sono accoglienze di soccorso in attesa di sviluppare progetti specifici per ognuno di loro.

Fatima Home
E' presente una realtà di accoglienza e condivisione nella regione di Luapula, al confine col Congo. La casa famiglia Fatima Home ha aperto nell'aprile 2005, e svolge attività di monitoraggio e aiuto alle famiglie in condizioni di estrema povertà con bambini malnutriti.

7. NUMERO ORE DI SERVIZIO SETTIMANALI DEI VOLONTARI:
40 ore settimanali

8. GIORNI DI SERVIZIO A SETTIMANA DEI VOLONTARI:
Minimo 5, massimo 6

9. MESI DI PERMANENZA ALL'ESTERO ED EVENTUALI PARTICOLARI OBBLIGHI DEI VOLONTARI DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO:
9/10 mesi di permanenza all'estero
Non ci sono particolari obblighi a cui sono soggetti i volontari; tuttavia, viste le caratteristiche del progetto e dell'ente Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ai volontari viene richiesto:
elevato spirito di adattabilità;
flessibilità oraria;
disponibilità a partecipare a incontri di sensibilizzazione e di testimonianza al termine della permanenza all'estero;
disponibilità a partecipare ad un modulo di formazione comunitaria e residenziale prima della partenza per l'estero.

10. PARTICOLARI CONDIZIONI DI DISAGIO PER I VOLONTARI CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
Non ci sono particolari condizioni di disagio.
Si richiede, però, di rispettare lo stile di vita dell'associazione, basato sull' essenzialità e sulla sobrietà. La coerenza con questi valori è essenziale per vivere a pieno la condivisione diretta con le persone più povere ed emarginate che si incontrano. Tale stile di vita proposto può condizionare la gestione del tempo e degli spazi, di conseguenza, nella maggior parte delle strutture della comunità, può risultare difficile raggiungere condizioni di perfetta privacy.

11. EVENTUALI REQUISITI RICHIESTI AI CANDITATI PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO OLTRE QUELLI RICHIESTI DALLA LEGGE 6 MARZO 2001, N. 64:
Possono essere requisiti funzionali ed utili al progetto:
- competenze ed esperienze relative ad attività di: assistenza, educazione, animazione, microcredito, lavoro di gruppo, microsviluppo economico, formazione, tutela dei diritti umani;
- impegno a rendere pubblico il progetto di servizio civile e a lavorare per una sensibilizzazione del territorio;
- disponibilità a trascorrere un ampio periodo di tempo all'estero (9/10 mesi) senza rientri intermedi;
- precedente esperienza di volontariato con l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia e/o all'estero;
- precedenti esperienze in ambito sociale, educativo in Italia o all'estero;
- precedenti esperienze nel campo della promozione della pace, della tutela dei diritti umani, dello sviluppo dei popoli;
- interesse sviluppato per i temi della solidarietà internazionale e per la pace;
- volontà e predisposizione a sperimentare concretamente solidarietà e condivisione con fasce di popolazione particolarmente svantaggiate e vulnerabili;
- desiderio di sperimentare modalità concrete di azione e difesa nonviolenta;
- ricerca di percorsi formativi e di crescita individuale;
- sensibilità per l'alterità e il contatto solidale e dialogico con la diversità;
- volontà e capacità di lavorare in modo cooperativo, in gruppo ed in rete;
- discreta conoscenza di almeno una delle seguenti lingue, a seconda della scelta della sede: spagnolo, inglese, portoghese, russo;
- percorsi formativi o di studio connessi con le tematiche del progetto e gli specifici progetti di impiego all'estero.

Note:

DOVE INVIARE CANDIDATURA:

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Via S. Domenico di Cesato, 7
48018 Albereto di Faenza (RA)

specificare sulla busta Progetto Caschi Bianchi

Powered by PhPeace 2.2 alpha