KOSSOVO
1. SEDE DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
Progetto stabile nell'area di Suva Reka, e più precisamente nel villaggio di Recane.
2. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SOCIO POLITICO ED ECONOMICO DEL PAESE DOVE SI REALIZZA IL PROGETTO:
Informazioni generali
Denominazione del paese: Srbija
Superficie territoriale: 88.361 Km2
Capitale: Belgrado, 1.118.000 ab. (2003)
Popolazione: 9.396.411 ab. (2002)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 30% (1999)
Religione principale: serbi ortodossi, 65%
Lingua ufficiale: serbo, montenegrino
Governo: Repubblica
Capo di Stato: Boris Tadic (dall'11 Luglio 2004)
Capo del governo: Vojislav Kostunica
Divisione amministrativa: 31 distretti
Indipendenza: 5 Giugno 2006 (la Serbia ha avuto l'indipendenza da Montenegro)
Kossovo
PresidenteUNMIK: Joachim Rucker (Germania)
Presidente di transizione: Fatmir Sejdiu
Primo Ministro di transizione: Hashim Thaci
Popolazione: 9.396.411 ab., in maggioranza di origine serba (62.6%), oltre ad una presenza di albanesi (16.5%), montenegrini (5%), multietnici (3.4%), ungheresi (3.3%), mussulmani (3.3%), rom (1.3%), croati (1.1%), altri (3.5%).
PNL pro capite: $ 1.400 (2002). Crescita annua PNL: 4% (2002). Debito estero: $ 11.740 milioni; Servizio del debito: 2.4% delle esportazioni (1998).
L'economia kosovara è in uno stato di profonda depressione: il Pil del Kossovo era di 1,85 miliardi di euro nel dicembre 2001; 1,57 miliardi di euro nel giugno 2003; 1,34 miliardi di euro nel dicembre 2003, secondo uno studio della banca mondiale, il "Kossovo's Economic Memorandum", la povertà in nella provincia ex-Jugoslava sta aumentando.
Il settore agricolo è molto importante e copre circa un terzo delle entrate della regione. Piuttosto sviluppato è anche il settore della trasformazione dei prodotti agricoli.
Nei primi anni dopo il conflitto in Kossovo si era creata un economia legata alla ricostruzione e al lavoro delle organizzazioni umanitarie. La drastica riduzione di investimenti internazionali e la conseguente riduzione delle organizzazioni governative e non presenti ha messo in crisi questa economia falsa. L'instabilità e la non chiarezza sul futuro status non stimolano investimenti economici e il processo di privatizzazione è pressoché bloccato dai contrasto fra l'amministrazione locale e quella internazionale accusata di avere una politica filo serba. In Kossovo si può parlare di una percentuale di disoccupazione dell'80% e le uniche attività economiche sono per lo più rivolte al commercio. Sono comunque presenti imprenditori di media grandezza che però tendono alla creazione di piccoli monopoli.
3. DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
Dopo il bombardamento NATO della primavera '99 ed il ritiro di polizia ed esercito serbo la regione è amministrata dall'UNMIK (United Nations Mission In Kossovo).
Diversi sono stati gli organismi internazionali che sono intervenuti all'interno del territorio del Kossovo, anche se rimane un paese caratterizzato da guerre continue che si ripropongono da secoli.
In base alle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1999, il Kossovo ha un governo e un parlamento provvisori ed è sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO. Il 5 e 6 Maggio 2006 si è concluso a Vienna il quarto incontro dei colloqui tra delegazione serba e delegazione kossovara sotto la guida del mediatore ONU Martti Ahtisaari per la definizione dello status futuro. Il Kosovo da domenica 17 febbraio 2008 dovrebbe diventare indipendente.
La maggior parte delle famiglie vive in un contesto rurale, con legami di sangue molto forti fino a costituire veri e propri clan familiari.
Oggi in Kossovo la popolazione serba vive soprattutto in comunità isolate protette dai militari della missione NATO (Kfor) e pertanto ha gravi limitazioni nella libertà di movimento all'interno della provincia. Fra le due comunità c'è una profonda divisione che parte da entrambe le parti e che non contempla solo motivazioni di sicurezza. D'altra parte la popolazione albanese ha limitazioni ad uscire fuori dal Kossovo.
4. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE:
La presenza dell'Operazione Colomba in Kossovo inizia nel 1998 con un progetto stabile nell'area di Suva Reka, e più precisamente nel villaggio di Recane. Questo villaggio, abitato da serbi e da albanesi (un caso piuttosto raro) era stato oggetto di un'operazione militare dell'esercito che aveva colpito la comunità albanese, bruciandone le case e costringendo la gente a fuggire per un periodo sulle montagne. Dall'altra parte invece, sei persone della comunità serba erano state rapite mentre si trovavano in una zona sotto il controllo dell'UCK, e da allora non se ne ebbe più notizia.
La frattura all'interno del villaggio era quindi profonda: ognuno aveva delle colpe da imputare alla parte avversa e nessuno era disponibile al dialogo.
Il lavoro dell'Operazione Colomba nel villaggio si è concentrato sul tentativo di "ricucire'' questa frattura, frequentando le famiglie e giocando con i bambini di entrambe le parti, aiutando tutti per quanto possibile.
5. OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO DI IMPIEGO, IN AGGIUNTA AGLI OBIETTIVI GENERALI ESPRESSI NEL TESTO COMPLETO DEL PROGETTO:
Obiettivo 1
Analisi del conflitto: proseguire il gruppo di studio composto da giovani serbi ed albanesi che vivono un percorso di elaborazione e analisi del conflitto
Obiettivo 2
Ampliare l'azione dell'Operazione Colomba in Kossovo aumentando il numero delle persone coinvolte nelle attività finalizzate all'avvicinamento dei vari gruppi nazionali (serbo e albanese)
Obiettivo 3
Facilitare ulteriormente gli spostamenti delle persone serbe e promuovere luoghi e possibilità di incontro tra le persone appartenenti ad etnie diverse.
6. DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
Il progetto dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha ripreso ad operare in Kossovo dall'Estate 2003, consiste nell'aprire una presenza stabile nell'enclave serba di Goraždevac, un villaggio serbo di circa 800 abitanti, protetto dal contingente militare italiano della KFOR, a dieci km dalla città di Peja-Pe&_#263;.
La presenza si basa su tre pilastri fondamentali:
&_#61655; condivisione con le famiglie povere di tutta l'area
&_#61655; accompagnamento di cittadini serbi verso la città e avvicinamento reciproco fra le comunità
&_#61655; Il percorso di analisi del conflitto con due gruppi di giovani, uno serbo l'altro albanese, con incontri che si svolgono a volte all'interno dell'enclave serba, a volte nella città albanese di Peja-Pec.
L'area di intervento è a Goraždevac, villaggio serbo, e in tutta la municipalità di Peja-Pe&_#263;, nel nord-ovest del Kossovo. Il progetto è portato avanti in collaborazione e all'interno del programma del Tavolo Trentino con il Kossovo, tavolo tematico di cooperazione comunitaria promosso da molte organizzazioni e associazioni trentine dalla Provincia Autonoma di Trento. Altre realtà sono presenti nei paesi vicini a Peja-Pe&_#263;. L'obiettivo è di rimanere in contatto con tutte le realtà etniche della zona.
Da due anni è stato avviato un gruppo studio del conflitto costituito da ragazzi sia serbi che albanesi (anche di diverse etnie). Il gruppo, che nell'ultimo anno si è incontrato 44 volte, è costituito da una cinquantina di giovani, più o meno 20 costanti nella frequenza; il gruppo si compone da una dozzina di giovani
albanesi, 6- 7 ragazzi di etnia rom e egiziana e 4 o 5 di etnia serba.
L'equipe che realizza gli accompagnamenti dei cittadini serbi verso la città (più o meno un centinaio l'anno) e le visite domiciliari alle famiglie serbe (più o meno 200 l'anno) è formata da 2 coordinatori e da 2 volontari dell'Operazione Colomba.
Si vuole puntare sulla ripresa dell'attività anche nei villaggi albanesi focalizzando l'attenzione sul villaggio di Poceste dove le attività già svolte in passato ci fanno credere che ci siano buone possibilità di integrare gruppi e organizzazioni dei villaggi nell'attività generale del "Tavolo".
7. NUMERO ORE DI SERVIZIO SETTIMANALI DEI VOLONTARI:
40 ore settimanali
8. GIORNI DI SERVIZIO A SETTIMANA DEI VOLONTARI:
Minimo 5, massimo 6
9. MESI DI PERMANENZA ALL'ESTERO ED EVENTUALI PARTICOLARI OBBLIGHI DEI VOLONTARI DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO:
9/10 mesi di permanenza all'estero
Non ci sono particolari obblighi a cui sono soggetti i volontari; tuttavia, viste le caratteristiche del progetto e dell'ente Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ai volontari viene richiesto:
elevato spirito di adattabilità;
flessibilità oraria;
disponibilità a partecipare a incontri di sensibilizzazione e di testimonianza al termine della permanenza all'estero;
disponibilità a partecipare ad un modulo di formazione comunitaria e residenziale prima della partenza per l'estero.
10. PARTICOLARI CONDIZIONI DI DISAGIO PER I VOLONTARI CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
Non ci sono particolari condizioni di disagio.
Si richiede, però, di rispettare lo stile di vita dell'associazione, basato sull' essenzialità e sulla sobrietà. La coerenza con questi valori è essenziale per vivere a pieno la condivisione diretta con le persone più povere ed emarginate che si incontrano. Tale stile di vita proposto può condizionare la gestione del tempo e degli spazi, di conseguenza, nella maggior parte delle strutture della comunità, può risultare difficile raggiungere condizioni di perfetta privacy.
11. EVENTUALI REQUISITI RICHIESTI AI CANDITATI PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO OLTRE QUELLI RICHIESTI DALLA LEGGE 6 MARZO 2001, N. 64:
Possono essere requisiti funzionali ed utili al progetto:
- competenze ed esperienze relative ad attività di: assistenza, educazione, animazione, microcredito, lavoro di gruppo, microsviluppo economico, formazione, tutela dei diritti umani;
- impegno a rendere pubblico il progetto di servizio civile e a lavorare per una sensibilizzazione del territorio;
- disponibilità a trascorrere un ampio periodo di tempo all'estero (9/10 mesi) senza rientri intermedi;
- precedente esperienza di volontariato con l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia e/o all'estero;
- precedenti esperienze in ambito sociale, educativo in Italia o all'estero;
- precedenti esperienze nel campo della promozione della pace, della tutela dei diritti umani, dello sviluppo dei popoli;
- interesse sviluppato per i temi della solidarietà internazionale e per la pace;
- volontà e predisposizione a sperimentare concretamente solidarietà e condivisione con fasce di popolazione particolarmente svantaggiate e vulnerabili;
- desiderio di sperimentare modalità concrete di azione e difesa nonviolenta;
- ricerca di percorsi formativi e di crescita individuale;
- sensibilità per l'alterità e il contatto solidale e dialogico con la diversità;
- volontà e capacità di lavorare in modo cooperativo, in gruppo ed in rete;
- discreta conoscenza di almeno una delle seguenti lingue, a seconda della scelta della sede: spagnolo, inglese, portoghese, russo;
- percorsi formativi o di studio connessi con le tematiche del progetto e gli specifici progetti di impiego all'estero.
DOVE INVIARE CANDIDATURA
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Per ora non è possibile inviare candidature. L'indirizzo verrà reso noto quando uscirà il bando

