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ENTE: Associazione comunità Papa Giovanni xxiii TITOLO DEL PROGETTO: Caschi bianchi corpo civile di pace

ISRAELE/PALESTINA

VOLONTARI RICHIESTI: N° 4


1. SEDE DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
I volontari saranno inseriti nell'organico della ong Aic (Alternative Information Centre) a Gerusalemme ovest e nell'ufficio di Beit Sahour, OPT.

2. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SOCIO POLITICO ED ECONOMICO DEL PAESE DOVE SI REALIZZA IL PROGETTO:
Ordinamento politico: Repubblica parlamentare
Capitale: Gerusalemme (autoprloclamata da Israele e Palestina), Ramallah per l'Anp e Tel Aviv per Israele
Superficie: 20700 kmq ( poco meno della Toscana)
Popolazione: 7.100.000 (80,1 % ebrei, 19,9% arabi)
Lingue: ebraico e arabo
Religione: ebraica 78,1 %, musulmani 15,1%, cristiani 2,1%
Debito estero: 53 miliardi di euro
Spese militari: 9,2 % del PIL (Italia: 1,6%)
TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI
(la Palestina è un paese militarmente occupato e questo impedisce di avere delle stime certe)
Ordinamento Politico: Democrazia parlamentare
Capitale: Gerusalemme (de jure) e Ramallah (de facto)
Superficie: 6,220 km²
Popolazione Totale (2005 stimata): 3,702,212 ab
Lingua ufficiale: arabo
Religione: maggioranza Musulmana, con minoranze Ortodosse e Cattoliche
Indipendenza: Non riconosciuta, costituzione emanata nel 2003
Ingresso all'ONU: osservatore dal 1993
Politica
Nel mese di gennaio del 2006, dopo che Ariel Sharon ha sofferto di un ictus grave che lo ha lasciato in coma, la carica di primo Ministro passa a Ehud Olmert.
La Palestina si trova ora nella situazione di essere completamente divisa in due, Fatah nella Cisgiordania e Hamas nella Striscia di Gaza. Il governo di emergenza nominato da Abu Mazen sta proseguendo nel dialogo e nelle trattative con Israele, mentre si rifiuta di avere qualsiasi contatto con le forze di Hamas, che nel frattempo dirigono e amministrano in maniera del tutto autonoma tutta la Striscia di Gaza. La popolazione civile si trova in questa situazione spaccata in due tra le due forze politiche con possibili conseguenze future molto gravi.
Società
La popolazione di Israele è tradizionalmente composta da ebrei ashkenaziti, cioè provenienti dall'Europa Orientale, e da ebrei sefarditi, provenienti dall'Africa Settentrionale.
I Palestinesi sono una popolazione araba. Moltissimi di loro vivono in campi profughi, in patria o all'estero. La durezza dell'occupazione militare sta portando la popolazione palestinese verso una estremizzazione politica e sociale che non appartiene alla sua cultura propria.
Economia
Recentemente la Banca Centrale d'Israele ha lanciato un appello preoccupante: gli israeliani sotto la soglia di povertà sono triplicati negli ultimi tredici anni.. Assieme alla Palestina è priva di risorse naturali significative, ma investe tantissimo in ricerca e innovazione.
L'economia palestinese è al collasso,la disoccupazione è quasi totale. La maggior parte della popolazione lavorava in Israele. Le misure di sicurezza e la crisi economica hanno creato una disoccupazione di massa. La Palestina non ha praticamente risorse naturali e, al momento, vive di solidarietà internazionale, soprattutto dell'Unione Europea.

3. DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
Un numero sempre crescente di Istituzioni e Governi internazionali, oltre che organizzazioni della società civile sia locali che internazionali, condannano la brutalità dell' occupazione militare.
Questa occupazione ha nefaste conseguenze anche sull'economia della regione in quanto Israele sta vivendo la più grave crisi economica della sua storia, schiacciata dalle spese per la difesa. Anche la Palestina è sul punto di affrontare una grave crisi economica a causa dell'occupazione militare : una fonte di reddito fondamentale era il "turismo religioso" che ora è venuto meno per i timori rispetto all'incolumità dei viaggiatori. Lo sfruttamento degli uliveti era una importante fonte di ricchezza per i Palestinesi, ma l'occupazione militare, e la costruzione del muro, più volte condannato dall'Onu, Usa e Unione Europea, rendono impossibile lavorare ed hanno distrutto interi ettari di piante. L'embargo economico verso la Striscia di Gaza ed i continui attacchi Israeliani alle infrastrutture stanno portando la situazione a livello di una massiccia emergenza umanitaria. Sul fronte delle importazioni il quadro e' ancora piu' disastroso: l'80% dei prodotti importati nei territori palestinesi occupati proviene da Israele o passa attraverso il territorio israeliano : i territori occupati sono il principale mercato "estero" di Israele. Anche le rimesse in denaro che i palestinesi all'estero mandano in Palestina transitano e sono tassate da Israele.

4. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE
Perché si arrivi alla cessazione dell'occupazione militare è necessario che prima di tutto l' opinione pubblica, sia israeliana che palestinese, siano consapevoli di cosa effettivamente accade "dall'altra parte" ma questo è difficile da realizzare poiché in Israele una legge impedisce agli israeliani di recarsi nei territori palestinesi e allo stesso tempo il completamento del Muro di Separazione impedirà ai palestinesi di entrare in Israele e farà sì che non ci sia contatto fisico tra le popolazioni.
Mass media
290 quotidiani, 520 radio e 300 televisioni in Israele testimoniano una pluralità d'informazione e dibattito che non ha paragoni nella zona; di tutta l'area mediorientale è l'unico Paese ad avere accessi ad internet per la grande maggioranza della popolazione, anche se per quanto concerne il conflitto israelo-palestinese e l'occupazione questa pluralità e la possibilità di un dialogo sembrano venire meno.
Per la Palestina, nonostante l'estrema povertà della popolazione, sono pochissime le abitazioni senza una parabola satellitare. I canali arabi sono ovviamente i più seguiti, soprattutto Al-Jazeera. Le radio e le televisioni hanno vita difficile: alla censura degli israeliani, spesso si affianca quella dell'autorità palestinese. I fondi per molte iniziative editoriali vengono dalle formazioni estremistiche.

5. OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO DI IMPIEGO, IN AGGIUNTA AGLI OBIETTIVI GENERALI ESPRESSI NEL TESTO COMPLETO DEL PROGETTO:
Obiettivo 1
Aumentare la consapevolezza e l'attenzione della società sul conflitto, sulla realtà dell'occupazione israeliana- con le conseguenze economiche, sociali, politiche e culturali per la società israeliana e palestinese- e sulle forze locali e globali che la influenzano.
Obiettivo 2
Promuovere la cooperazione in aree marginali e sostenere processi di democrazia dal basso frutto dell'attività congiunta di gruppi israeliani e palestinesi, e che rappresentino strategie culturali e politiche alternative alla situazione attuale del conflitto e delle politiche di separazione

6. DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
In Israele la Comunità Papa Giovanni XXIII è presente dal 2002 con il progetto Go'El, che si avvale di collaborazioni con l'ong Aic (Alternative Information Centre) e che si occupa del rafforzamento della società civile locale, della promozione della democrazia e della tolleranza e della tutela dei diritti umani.
Sostiene inoltre le attività di vari gruppi locali che si occupano in particolare di promozione dell'obiezione di coscienza come atto di protesta verso l'occupazione militare dei Territori palestinesi e le attività del movimento di cittadini israeliani sia arabi che ebrei "Ta'ayush" (convivenza) che porta avanti la lotta contro l'occupazione militare con strumenti di difesa popolare nonviolenta.
I volontari in servizio civile previsti dal progetto saranno inseriti nell'organico della ong Aic (Alternative Information Centre) a Gerusalemme ovest e nell'ufficio di Beit Sahour, OPT. Tutti i volontari saranno dotati di una postazione attrezzata negli uffici della ong.
l'AIC è una organizzazione all'interno della quale Palestinesi, Israeliani ed internazionali lavorano insieme - non in solidarietà, ma come partner eguali che condividono obiettivi e valori. L'AIC è quindi costretta ad avere due uffici (uno a Gerusalemme Ovest e l'altro Beit Sahour, nel distretto di Betlemme) a causa della Occupazione, perchè i cittadini palestinesi della West Bank non possono entrare in Israele. I due uffici hanno quindi un mandato comune: promuovere la visione ed i progetti dell'AIC, sia nei Territori Occupati Palestinesi sia nello Stato d'Israele.

7. NUMERO ORE DI SERVIZIO SETTIMANALI DEI VOLONTARI:
40 ore settimanali

8. GIORNI DI SERVIZIO A SETTIMANA DEI VOLONTARI:
Minimo 5, massimo 6

9. MESI DI PERMANENZA ALL'ESTERO ED EVENTUALI PARTICOLARI OBBLIGHI DEI VOLONTARI DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO:
9/10 mesi di permanenza all'estero
Non ci sono particolari obblighi a cui sono soggetti i volontari; tuttavia, viste le caratteristiche del progetto e dell'ente Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ai volontari viene richiesto:
elevato spirito di adattabilità;
flessibilità oraria;
disponibilità a partecipare a incontri di sensibilizzazione e di testimonianza al termine della permanenza all'estero;
disponibilità a partecipare ad un modulo di formazione comunitaria e residenziale prima della partenza per l'estero.

10. PARTICOLARI CONDIZIONI DI DISAGIO PER I VOLONTARI CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
Non ci sono particolari condizioni di disagio.
Si richiede, però, di rispettare lo stile di vita dell'associazione, basato sull' essenzialità e sulla sobrietà. La coerenza con questi valori è essenziale per vivere a pieno la condivisione diretta con le persone più povere ed emarginate che si incontrano. Tale stile di vita proposto può condizionare la gestione del tempo e degli spazi, di conseguenza, nella maggior parte delle strutture della comunità, può risultare difficile raggiungere condizioni di perfetta privacy.

11. EVENTUALI REQUISITI RICHIESTI AI CANDITATI PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO OLTRE QUELLI RICHIESTI DALLA LEGGE 6 MARZO 2001, N. 64:
Possono essere requisiti funzionali ed utili al progetto:
- competenze ed esperienze relative ad attività di: assistenza, educazione, animazione, microcredito, lavoro di gruppo, microsviluppo economico, formazione, tutela dei diritti umani;
- impegno a rendere pubblico il progetto di servizio civile e a lavorare per una sensibilizzazione del territorio;
- disponibilità a trascorrere un ampio periodo di tempo all'estero (9/10 mesi) senza rientri intermedi;
- precedente esperienza di volontariato con l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia e/o all'estero;
- precedenti esperienze in ambito sociale, educativo in Italia o all'estero;
- precedenti esperienze nel campo della promozione della pace, della tutela dei diritti umani, dello sviluppo dei popoli;
- interesse sviluppato per i temi della solidarietà internazionale e per la pace;
- volontà e predisposizione a sperimentare concretamente solidarietà e condivisione con fasce di popolazione particolarmente svantaggiate e vulnerabili;
- desiderio di sperimentare modalità concrete di azione e difesa nonviolenta;
- ricerca di percorsi formativi e di crescita individuale;
- sensibilità per l'alterità e il contatto solidale e dialogico con la diversità;
- volontà e capacità di lavorare in modo cooperativo, in gruppo ed in rete;
- discreta conoscenza di almeno una delle seguenti lingue, a seconda della scelta della sede: spagnolo, inglese, portoghese, russo;
- percorsi formativi o di studio connessi con le tematiche del progetto e gli specifici progetti di impiego all'estero.

Note:

DOVE INVIARE CANDIDATURA

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Per ora non è possibile inviare candidature. L'indirizzo verrà reso noto quando uscirà il bando

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