ALBANIA
SEDE DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO: La zona dell’Albania in cui opera l’Associazione Comunità Papa Giovanni xxiii si estende nel Nord nei dintorni della città di Scutari, coinvolgendo nel corso del tempo anche alcuni villaggi come Tarabosh, Neshat.
1. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SOCIO POLITICO ED ECONOMICO DEL PAESE DOVE SI REALIZZA IL PROGETTO:
Informazioni generali
Denominazione del paese: Republika e Shqiperise
Superficie territoriale: 28.748 Km2
Densità: 125 ab/ Km2
Capitale: Tirana, 367.000 ab. (2003)
Popolazione: 3.581.655 (2006)
Tasso di crescita: 0.52% (2006)
Mortalità infantile: 20.75 morti/1000nascite (2006)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 25% (2004 est.)
Religione principale: Mussulmana, 70%; altre religioni: la Chiesa Ortodossa d’Oriente (20%), la Chiesa Cattolica (10%).
Lingua ufficiale: albanese, 99%
Governo: Repubblica parlamentare
Capo di Stato: Bamir Topi
Capo del Governo: Sali Berisha
Divisione amministrativa: 12 dipartimenti
Indipendenza: 28 Novembre 1912 (dall’Impero Ottomano)
Economia e politica
L’Albania è uno dei paesi più poveri dell’Europa, con metà della popolazione economicamente attiva, ancora impegnata nell’agricoltura e nella pastorizia, e un quarto che lavora all’estero. La nazione non esporta quasi nulla, mentre importa molto da Grecia e Italia. La valuta per le importazione proviene dagli aiuti economici e dalle entrate che molti emigrati rimettono in Albania.
La nazione si trova a dover gestire un alto grado di disoccupazione, corruzione fino ai più alti livelli governativi e la lotta al crimine organizzato.
L’alto tasso di criminalità e l’insicurezza sociale sono tra i principali motivi dell’adesione all’Unione Europea.
2. DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
Il nord dell’Albania, a causa delle mancate o inadeguate politiche sociali e della scarsità di finanziamenti destinati alla zona, presenta un alto tasso di povertà e un sempre maggiore divario tra poveri e ricchi, soprattutto nelle città. Circa il 30% della popolazione dell’area vive in condizioni di povertà relativa, mentre sono in aumento i soggetti vulnerabili, al limite della povertà, che decidono di lasciare le zone rurali alla volta di quelle urbane. Queste famiglie, stabilitesi irregolarmente nelle città, non possono fruire dello schema di assistenza sociale all’interno del nuovo contesto urbano, risultando così escluse dall’accesso a scuole, servizi sanitari e sociali. In tale contesto di miseria, la famiglia sembra essere soggetta alla disgregazione, della quale sono le donne a pagare il prezzo più alto, caricate di tutte le responsabilità connesse alla cura e al sostentamento della famiglia stessa.
La popolazione è caratterizzata da una consistente presenza di giovani (la fascia d’età 0-19 anni rappresenta il 41,7% del totale). Nella Regione di Scutari il tasso di disoccupazione è piuttosto alto (26.8% in generale, 37% nelle aree urbane).
3. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE:
Istituti per minori
I Convitti, molto diffusi in Albania, sono caratterizzati da carenze infrastrutturali e tecniche, sovraffollamento, poca abitudine alla programmazione ed all’effettiva presa in carico dei problemi degli utenti, fenomeni di violenza e di abuso. Sempre più frequentemente, i convitti accolgono "orfani" e ragazzi in stato di abbandono, categoria soggetta a emarginazione sociale che poi lo Stato non riesce a reintegrare nella società nel momento in cui questi, una volta maggiorenni, devono andarsene dalla struttura. Il fenomeno dell'abbandono totale o parziale dei minori è in grave aumento. Molti sono i bambini vittime di abusi e sfruttamenti che vivono di elemosina, di piccoli espedienti e dormono in ripari di fortuna.
Inoltre si nota in Albania una completa assenza della cosiddetta “cultura dell’accettazione” verso i minori disabili sia da parte delle famiglie che della società nel suo complesso.
Le vendette di sangue
Le vendette di sangue sono conflitti di lunga durata tra gli uomini di famiglie opposte che possono sfociare in omicidi ricorrenti e in atteggiamenti di difesa passiva quali l’auto-reclusione in caso di interi fis (cioè tutti i parenti paterni). La Hakmarrje o Gjakmarrje, come viene chiamata in Albania la prassi della vendetta di sangue, è regolata da una tradizione storica di consuetudini raccolte nel Kanun (il Kanun ha avuto il ruolo di legge, ha indicato il modo di vivere, la tradizione giuridica ed è stato trasmesso oralmente per secoli).
L’onore offeso è ritenuto qualcosa di così grave da poter essere vendicato con il sangue, ed è a sua volta un disonore non farlo. Spesso, le vittime maggiormente colpite dalla pratica della Vendetta, non sono gli uomini, diretti responsabili di questa prassi, ma le donne e i bambini che si ritrovano coinvolti, malgrado il loro volere, in situazione di minaccia e pericolo per la loro vita e libertà.
I minori sotto vendetta generalmente sono in condizioni di isolamento forzato nel quale sono limitati della libertà di frequentare la scuola e di instaurare rapporti interpersonali con i coetanei; sono costretti a vivere in un clima di terrore ove apprendono solo ad odiare la famiglia che li opprime; mancano di fiducia verso lo stato e le autorità che di fatto non creano una sicurezza; e mancano di ogni altro stimolo alla convivenza sociale e al rispetto della società.
4. OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO DI IMPIEGO, IN AGGIUNTA AGLI OBIETTIVI GENERALI ESPRESSI NEL TESTO COMPLETO DEL PROGETTO:
Obiettivo 1
Migliorare le condizioni di vita dei minori che vivono gravi condizioni di disagio psico- sociale legate al conflitto ed alla povertà, attraverso l’offerta di assistenza sanitaria, supporto scolastico e psicologico, e sviluppare la possibilità di adozioni o affidi familiari per i minori accolti
Obiettivo 2
Supportare la lotta alla povertà sostenendo il progetto “incontriamo la povertà porta a porta”, rivolto alle famiglie povere vittime di emarginazione e sfruttamento lavorativo.
Obiettivo 3
Promozione della cultura della nonviolenza e del perdono rispetto alla “vendetta di sangue”
5. DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
Il progetto in Albania si basa su tre interventi principali realizzati grazie ad una serie di azioni preliminari sul territorio che prevedono: azioni di monitoraggio delle famiglie bisognose dal punto di vista economico e psico- sociale; organizzazione e realizzazione di incontri con i gruppi della comunità locale per rilevare i bisogni più urgenti ; realizzazione di una banca dati riguardo alle famiglie bisognose, in base alla tipologia di bisogno ed al tipo di intervento necessario per migliorare le condizioni del richiedente.
Pianificazione ed incontri dell’Associazione con le istituzioni ed associazioni sul territorio che si occupano di infanzia e disagio sociale famigliare per poter realizzare un lavoro di rete.
Questi 3 interventi sono:
1. L’accoglienza da parte delle due case famiglia, che rappresentano un punto di riferimento per le famiglie di provenienza dei bambini e per le aree di disagio circostanti, e che si propongono come propulsori di iniziative di contrasto a forme di emarginazione che coinvolgono sia bambini con diverse tipologie di handicap e situazioni di disagio famigliare, sia adulti che si trovano in grave difficoltà;
2. Il progetto “Incontriamo la povertà porta a porta”, che cerca di monitorare costantemente le famiglie provenienti dall’entroterra montagnosa di Skutari e che vivono in situazioni di disagio e povertà. In particolare si propone di aiutarle a fronteggiare le necessità più urgenti attraverso assistenza e sostegno economico, alimentare, scolastico; di aiutarle a richiedere assistenza medica anche continuativa fornendo loro cure mediche e medicazioni infermieristiche; di aiutarle a preparare le pratiche per ottenere assistenza sanitaria e sussidi statali.
3. Promozione della cultura della nonviolenza e del perdono per le famiglie vittime delle vendette di sangue: l’Associazione Papa Giovanni XXIII offre supporto medico e psicologico, nel monitoraggio, nelle attività formative e professionali per gli adulti e ragazzi per promuovere iniziative di generazione di reddito, nella sensibilizzazione, nella scolarizzazione per i bambini che non possono frequentare la scuola.
Per questo si cerca di creare contatti con le famiglie, nel tentativo di gettare ponti di pace e di perdono, con sostegno alle persone più povere e valorizzando i diritti di queste famiglie sia a livello statale e sia circa le proprie responsabilità rispetto a questo problema
6. NUMERO ORE DI SERVIZIO SETTIMANALI DEI VOLONTARI:
40 ore settimanali
7. GIORNI DI SERVIZIO A SETTIMANA DEI VOLONTARI:
minimo 5, massimo 6
8. MESI DI PERMANENZA ALL’ESTERO ED EVENTUALI PARTICOLARI OBBLIGHI DEI VOLONTARI DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO:
9/10 mesi di permanenza all’estero
Non ci sono particolari obblighi a cui sono soggetti i volontari; tuttavia, viste le caratteristiche del progetto e dell’ente Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ai volontari viene richiesto:
elevato spirito di adattabilità;
flessibilità oraria;
disponibilità a partecipare a incontri di sensibilizzazione e di testimonianza al termine della permanenza all’estero;
disponibilità a partecipare ad un modulo di formazione comunitaria e residenziale prima della partenza per l’estero.
9. PARTICOLARI CONDIZIONI DI DISAGIO PER I VOLONTARI CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
Non ci sono particolari condizioni di disagio.
Si richiede, però, di rispettare lo stile di vita dell’associazione, basato sull’ essenzialità e sulla sobrietà. La coerenza con questi valori è essenziale per vivere a pieno la condivisione diretta con le persone più povere ed emarginate che si incontrano. Tale stile di vita proposto può condizionare la gestione del tempo e degli spazi, di conseguenza, nella maggior parte delle strutture della comunità, può risultare difficile raggiungere condizioni di perfetta privacy.
10. EVENTUALI REQUISITI RICHIESTI AI CANDITATI PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO OLTRE QUELLI RICHIESTI DALLA LEGGE 6 MARZO 2001, N. 64:
Possono essere requisiti funzionali ed utili al progetto:
- competenze ed esperienze relative ad attività di: assistenza, educazione, animazione, microcredito, lavoro di gruppo, microsviluppo economico, formazione, tutela dei diritti umani;
- impegno a rendere pubblico il progetto di servizio civile e a lavorare per una sensibilizzazione del territorio;
- disponibilità a trascorrere un ampio periodo di tempo all’estero (9/10 mesi) senza rientri intermedi;
- precedente esperienza di volontariato con l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia e/o all’estero;
- precedenti esperienze in ambito sociale, educativo in Italia o all’estero;
- precedenti esperienze nel campo della promozione della pace, della tutela dei diritti umani, dello sviluppo dei popoli;
- interesse sviluppato per i temi della solidarietà internazionale e per la pace;
- volontà e predisposizione a sperimentare concretamente solidarietà e condivisione con fasce di popolazione particolarmente svantaggiate e vulnerabili;
- desiderio di sperimentare modalità concrete di azione e difesa nonviolenta;
- ricerca di percorsi formativi e di crescita individuale;
- sensibilità per l’alterità e il contatto solidale e dialogico con la diversità;
- volontà e capacità di lavorare in modo cooperativo, in gruppo ed in rete;
- discreta conoscenza di almeno una delle seguenti lingue, a seconda della scelta della sede: spagnolo, inglese, portoghese, russo;
- percorsi formativi o di studio connessi con le tematiche del progetto e gli specifici progetti di impiego all’estero.
DOVE INVIARE CANDIDATURA
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Via S. Domenico di Cesato, 7
48018 Albereto di Faenza (RA)
specificare sulla busta Progetto Caschi Bianchi

