La mia Santiago – parte 9. Svegliare le coscienze
Non avevo mai partecipato ad una marcia per i Diritti dei Bambini, a dire la verità non mi era neanche mai interessato sapere molto sulla Convenzione Internazionale dei Diritti dei Bambini. Qui invece mi è successo: sabato 18 agosto ho partecipato alla Marcia Giocosa per i Diritti dei Bambini, organizzata dal Cij Acuarela e da tutte le altre associazioni, strutture, istituzioni e Ong de La Pintana che lavorano con e per i bambini.
Il senso della marcia, oltre che promuovere i Diritti dell’Infanzia per le strade de La Pintana, era anche celebrare il diciassettesimo anniversario della firma del Cile alla Convenzione Internazionale riguardante i bambini e i loro diritti. Mi sono resa conto che in realtà è un’eseprienza che vale la pena vivere. Con i bambini del mio gruppo, qualche giorno prima della marcia, abbiamo creato un giochetto che qui si chiama pajarito”, cioè uccellino: si tratta di fare una pallina con la farina, chiusa in un quadrato di plastica ritagliato da una borsa della spesa, legata con un filo da cui si fanno partire delle strisce di carta crespa colorata. Il tutto si fa roteare nell’aria con un altro pezzetto di spago... niente di incredibile, e poi fatto dai bambini non è un lavoro perfetto, ma tutto il gruppo si è entusiasmato facendolo. Altri gruppi hanno realizzato cartelloni, bandiere, e tutto ciò che potesse dare colore e allegria alla marcia. Anche noi educatori abbiamo disegnato la nostra bandiera, fatta di impronte colorate delle nostre mani. Oltre a questo, ci siamo preparati passando di casa in casa, avvisando tutte le famiglie dei bambini del centro, spiegando l’importanza della partecipazione non solo dei bambini ma anche dei genitori. Anch’io ho fatto visita a tutte le famiglie dei bambini del mio gruppo, e davvero ero convinta che tutti o quasi avrebbero partecipato. E invece che delusione quel sabato, quando non ho visto arrivare non solo neanche un genitore, ma neppure uno dei bambini del gruppo!
Si sente la frustrazione di capire che tutto il lavoro fatto non ha funzionato, o forse non è stato fatto bene, o forse era troppo poco, o chissà che altro ancora che non riesco ad immaginare. Però il risultato è sempre lo stesso, qualsiasi sia la motivazione, e cioè che un tema importante come quello dei Diritti dei Bambini non venga appoggiato da coloro i quali per primi dovrebbero essere attenti e sensibili, cioè le mamme e i papà, le famiglie stesse dei bambini. Però dopo la delusione iniziale, la gioia dei bambini presenti mi ha contagiata lo stesso, e mi sono accorta che, pazienza, i genitori non hanno partecipato, però io sì, le altre educatrici pure, ed era importante che i bambini vedessero l’entusiasmo e la voglia di esserci innanzitutto in noi. E così mi sono inserita, letteralmente butatta nel clima di festa della marcia, camminando per le strade come se fossi una bambina in più, con le orecchie da coniglio sulla testa, una mela diseganta sulla guancia, il naso rosso da pagliaccio e il fischietto in bocca per fare rumore, tanto rumore, perchè tutte le persone rimaste chiuse nelle case, tutte le persone che avrebbero dovuto partecipare e non l’hanno fatto, si potessero svegliare.
In questi giorni stiamo parlando di rimozione delle cause, e c’è chi dice che rimuovere le cause sia lavorare con lo Stato, essere visibilmente impegnati, altri che dicono che sia invece qualcosa che parte dal basso, un lavoro fatto nelle famiglie, con ogni singolo bambino. Probabilmente i due modi di agire sono complementari, uno non potrebbe esistere senza l’altro, entrambi importanti e fondamentali per far sì che qualcosa si muova, che qualcosa cambi. E questa è la parte complicata, cioè svegliare le coscienze delle persone che da sempre sono abituate a vivere e a soffrire e non si rendono conto che un mondo diverso è possibile, ma non senza il loro aiuto.

