Brasile
Eu sou roceiro - Io sono un contadino
Le comunità rurali si riuniscono per celebrare la giornata a loro dedicata, e per riflettere sulle modalità per poter camminare sulla strada che porta alla conquista di una dignità troppo spesso calpestata, uniti e senza usare la forza.
Katia Cecconi (Casco Bianco ad Arcuai, Brasile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 06 agosto 2007
27 luglio: giornata dedicata ai lavoratori rurali, alle comunità rurali, a chi versa sudore su questa terra, che ama e che alle volte odia per la sua aridità, ma della quale non può e non sa fare a meno.
La comunità rurale di Itinga si è riunita il 27 luglio, è scesa in strada, ha cantato, ha denunciato fatti, si è fermata a riflettere, si è unita nell'affermare che la sua determinazione e la sua dignità sono unite in un cammino che non vien fatto solo oggi, ma che è quotidiano.
Questa comunità ha dichiarato che il modello di sviluppo imposto dal potere economico è contro il suo cammino, le sue aspirazioni, non li sostenta, anzi, compromette il loro modo di vivere, il loro essere coltivatori. Qui nella valle le grandi imprese stanno pensando di comprare la terra per estendere la coltivazione dell'eucalipto e, come molti già sanno, il vantaggio sarà solo per le imprese e per nessun altro.
Io sono un contadino
Io sono un contadino, vivo zappando il terreno
Le mie mani sono callose o mio Signore
Mi manca la terra, manca la casa, manca il pane
Vivo ben lontano dal Brasile dei lavoratori
Ho solo la zappa ed il titolo d'elettore
Per votare nel suo ambito educato
Che non fa nulla per il povero agricoltore
Che non ha terra per fare il suo orto
Sono un soldato in ritiro senza medaglia
Sono uno straniero quando chiedo di reclamare
Sono un contadino che usa il grembiule e i sandali
Sono brasiliano solo quando è ora di votare
Questo Paese è della grandezza di un continente
Ma non ha terra per gli uomini di "mano grossa"
Dal nord al sud, da levante a ponente
Vivo in cerca di un luogo dove fare il mio orto
Sono comprato per cento grammi di sorriso
Ma sono preoccupato con un grano di tradimento
Già fuggii da chi ha il viso liscio
Giacchè il mio è pieno di catene
Ascolto la radio e rimango pieno di allegria
Quando sento dire che sta arrivando la riforma agraria
Aspetto un anno, aspetto due e solo si creano
Falsi progetti per potermi ingannare
Eu sou roceiro
Eu sou roceiro vivo de cavar o chão
As minhas mãos calejadas meu Senhor
Me falta terra, falta casa, falta pão
Vivo bem longe do Brasil do lavrador
Só tenho enxada e titulo de eleitor
Para votar em seu fulano educado
Que nada faz pelo pobre agricultor
Que não tem terra para fazer o seu roçado
Sou um soldado retirante sem medalha
Sou estangeiro quando pego a reclamar
Sou campones que usa tanga e sandália
Sou brasilero só na hora de votar
Este país é do tamanho de um continente
Mas não tem terra para o homen de mão grossa
De norte a sul, de nascente a poente
Vivo á procura de lugar para fazer roça
Eu so comprado por cem gramas de sorriso
Mas sou cismado com um grão de traiçao
Já vou fugindo de quem tem o rostro liso
Já que o meu é cheio de grilhão
Escuto o rádio e fico cheio de alegria
Quando se fala que a reforma vai chegar
Espero um ano, espero dois e só se cria
Falsos projetos para poder me tapear
Quest'albero non è tipico di qui ed un motivo ci sarà se madre natura lo ha voluto in luoghi che non siano chiamati "valle della secca". L'eucalipto fa piazza pulita della vegetazione circostante per il suo gran bisogno di acqua, e dove passa la fa da padrone sui vicini o nativi.
I coltivatori devono unirsi, muovere il processo di coscientizzazione e continuare nella convinzione che l'agricoltura familiare è la base per una crescita sostenibile, e pretendere che il loro comune ponga alla base delle sue scelte il principio dell'agroecologia.
Il modello di sviluppo ora vigente sta contaminando l'acqua e le foreste dalle quali questa comunità ricava medicinali e che sazia la sete di questa valle.
Oggi si uniscono, sono qui e ascolto la loro voglia di gridare, di denunciare la negligenza e l'inefficienza degli organi pubblici nella conservazione dell'ambiente naturale, interessati solo allo sfruttamento di minerali.
Mi chiedono di mostrare ai partecipanti un video che ho chiesto alla bottega equo solidale della mia città, riguardante il progetto "babaçu livre" dove un'intera comunità è riuscita con fatica a riscattare la sua situazione e la sua dignità facendo del cocco babaçu, abbondante dono della natura della regione del Maranhão, il simbolo ed il mezzo di riscatto dalla miseria. La comunità ha lottato e sofferto per la conquista della terra, ma si è unita in una sola voce, ha capito che la natura era dalla sua parte, ma che solo unita sarebbe riuscita nell'impresa. Oggi la cooperativa creata dalla comunità produce con l'olio del babaçu detergenti, saponi ed una farina dalle alte qualità proteiche.
Forse per la prima volta non compaiono sul mio volto tutte le gradazioni di rosso nello spiegare ai tanti davanti a me che il senso di questo video non è che da domani ci si mette a piantare quel tipo di cocco anche qui, ma che la forza di una comunità non sta solo nelle braccia, anzi che, come dice mio padre, "chi usa la testa non usa la forza". Nel senso che solo camminando insieme è possibile migliorare la situazione, e prendendo coscienza che migliorare la situazione del mio vicino significa migliorare anche la mia.
La comunità oggi sta progettando una proposta di sviluppo, attraverso il rinforzo del mercato locale e regionale tenendo come base un'economia popolare solidale, che abbia interesse alla valorizzazione del lavoro, alla legittimizzazione della terra, alla trasparenza e conoscenza per l'accesso allo sviluppo del comune, al recupero delle aree degradate, all'assistenza tecnica che s'interessi alle necessità dell'agricoltura familiare e che valorizzi il sapere popolare, all'acquisto dei prodotti dell'agricoltura familiare per le merende scolastiche.
Tutto questo svela ancora una volta quantità immense di terre distribuite in poche, pochissime mani, e grandi numeri di uomini che amano questa terra, ma che non hanno i mezzi per poterne trarre di che sopravvivere e per poterla riconoscere come sorella nel loro percorso verso la dignità.
Una buona sintesi di ciò è intonata e profondamente sentita nella canzone che unisce la comunità verso la fine dell'incontro: Eu sou roceiro