Nati con un destino già tracciato
Namukolo è una bellissima ragazza zambiana di 14 anni con un leggero ritardo mentale, che frequenta da anni la Holy family school.
L’ho conosciuta a gennaio: alta, snella, sorridente dentro l’uniforme blu che nascondeva bene il suo pancione di 4 mesi. Namukolo ha subito violenza una sera mentre si aggirava nel compound in cui vive, da parte di un ragazzo che sia lei sia la sua famiglia conoscevano bene. A maggio è nato Philip, così chiamato dai membri della casa famiglia dell’Ass. Com. Papa Giovanni Holy Family dopo qualche giorno dalla nascita.
Namukolo avrebbe voluto una femmina, così inizialmente non voleva allattare suo figlio e lo rifiutava. Tra qualche mese tornerà a scuola, lasciando a casa il bambino con sua madre. Philip crescerà come se fosse un fratello, senza mai conoscere probabilmente il volto di suo padre.
Patricia ha 24 anni, e un ritardo mentale medio grave. Vive con la mamma, anche lei ritardata, e un fratello maggiore che vaga per la città elemosinando. Vivono in condizioni molto misere in una casa fatta di pietre nel compound. Patricia frequenta la classe speciale di Nkwazi senza grossi risultati, parla solo la lingua bemba e colora disordinatamente i suoi quaderni. Una sera ha subito violenza ed è rimasta incinta. Ha partorito un maschio a giugno che è morto dopo soli 3 giorni. Forse per il freddo, forse non gli hanno dato da mangiare.
Lei non aveva capito di aspettare un bambino, farfugliava sempre “mi hanno detto che sono incinta!”. Da qualche settimana Patricia è tornata a scuola, come sempre sembra assorta nel suo mondo, lontana da ciò che accade intorno a lei.
Florence ha 19 anni, ed un lieve ritardo mentale. Dopo aver frequentato per anni la classe speciale, da gennaio è stata inserita dai suoi insegnanti in un centro di formazione per disabili, una sorta di college dove impara attività manuali. Dopo poche settimane è tornata a casa perché era incinta.
In Zambia le ragazze stanno a casa durante la gravidanza e tornano a scuola dopo pochi mesi dal parto. Florence dovrebbe partorire a breve.
Queste sono soltanto tre storie, tre vite di sofferenze, tre sorrisi che conosco bene, tre ragazze con cui ho condiviso le mie giornate, con cui ho parlato, giocato. Ma sono solo un piccolo numero delle situazioni all’ordine del giorno qui, che ogni volta mi fanno rabbrividire e che sono normali per gli insegnanti e per le famiglie. Come se fossero il risultato ovvio di una serie di circostanze: le ragazze camminano in giro per il compound, gli uomini bevono già dal mattino. Attraverso i volti di queste ragazze ho trovato un po’ di risposte in questi mesi a cose che altrimenti mi sarebbe stato impossibile capire... bambini negli orfanotrofi dal futuro incerto e dal passato confuso, bambini senza storia e senza radici, ragazzi di strada, chissà quante delle persone di ogni età che incontro ogni giorno sono nate così, con una linea tracciata già prima di venire al mondo…
E tutti quei marmocchi che mi vengono incontro quando vado nei compound?
Quale futuro per loro? Nati in questo paese affascinante pieno di insidie. Poche settimane fa leggevamo su un quotidiano che un’intera struttura scolastica di un compound di Ndola sarebbe stata chiusa per mancanza di insegnanti. Ciò significa almeno 1500 bambini che non avranno accesso all’istruzione. Proprio dove più ci sarebbe bisogno di educazione, di stimoli positivi, di progresso, per gente che non riesce a riscattarsi dalla condizione di miseria.
Io rimango convinta che ogni bambino per sviluppare il proprio potenziale abbia bisogno di opportunità, possibilità di scelta. E invece ho impressi nella mente i volti di bambini che nessuno ha voluto e di altre migliaia di bimbi bellissimi nati nel fango di cui non so se sarà mai possibile riscrivere il futuro.

