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Brasile

Violenza: la repressione aumenta nei campi

Secondo la Comissione della Pastorale della Terra (CPT), la violenza è minore dove sono più forti i movimenti sociali organizzati.
di Pedro Carran, Curitiba (PR). Fonte: http://www.brasildefato.com.br
Traduzione di Katia Cecconi, revisione di Alessandra Tundo e Stefania Zavatta (Caschi Bianchi ad Arcuai e a Joao Pessoa, Brasile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 10 luglio 2007

La relazione sui Conflitti nei Campi in Brasile 2006, lanciata dalla Comissione della Pastorale della Terra (CPT) il 16 maggio, dimostra che, seppur sia diminuito il numero totale di conflitti nei campi, la repressione dei lavoratori è in aumento'. Tra il 2005 e 2006, gli assassini sono saliti da 38 a 39. I tentativi di omicidio dei lavoratori sono saliti del 176%. Nel 2006, sono stai 72 i tentativi di omicidio rispetto ai 26 dell'anno prima.
Nell'edizione di quest'anno, i documenti pubblicati testimoniano che nelle regioni con maggior presenza di movimenti sociali, l'indice della violenza é minore. Secondo il parere degli agenti delle imposte del CPT, in opposizione al senso comune, questi dati rilevano che l'azione dei movimenti sociali contribuisce a favorire il dialogo.
La violenza, dall'altro lato, si riscontra maggiormente dove non c'è organizzazione sociale. Si nota che l'Amazzonia, per esempio, è responsabile del 15,3% delle azioni organizzate in tutto il Paese, e la regione del Centro-Sud arriva al 44,5% del totale. Per logica, se i conflitti fossero causati dall'occupazione delle terre, la regione Centro-Sud sarebbe quella a incidere maggiormente sui conflitti. Questa risulta però essere responsabile appena del 25,2% dei conflitti del totale del Paese. L'Amazzonia, però, è risultata responsabile del 45,6%.

Al centro della violazione dei diritti umani nei campi è il modello dell'agrobusiness e l'espansione della frontiera agricola. Secondo l'analisi dell'assessore della CPT Paraná, Jelson Oliveira, "la violazione dei diritti dei lavoratori, come il lavoro in schiavitù, è collegata all'espansione dell'agrobusiness, e questo provoca la distruzione dell'ambiente".
Per la CPT, il cambiamento inizia con un'attualizzazione degli indici di produttività nei campi (datati 1976). Ma questo è ancora poco, per questo è neccessaria l'applicazione della riforma agraria. "Vogliamo la redazione di una legge che avvii la riforma agraria, ma non una semplice piccola revisione dell'attuale struttura latifondiaria. Anche se si tratta di una terra molto produttiva, non può trattarsi di 2 milioni di ettari", commenta il rappresentante episcopale della CPT, don Ladislau Berniaski.

In cifre

1657 conflitti per la terra, l'acqua, i diritti dei lavoratori in Brasile. Una piccola diminuizione dell'11,91% in relazione al 2005 (quando sono stati registrati 1.881 conflitti)
151 conflitti nella regione del Pará, lo Stato con maggior incidenza, seguito da quello di San Paolo: 134, Pernambuco: 123, e Paraíba: 101. Il Paraná segue subito dopo con 76.
917 lavoratori rurali arrestati in tutto il Paese.


Nel 2006, del totale dei conflitti nei campi, il 20% aveva coinvolto le comunità tradizionali (quilombolas, indigeni, ribeirinhos etc), forzando l'abbandono delle terre. "La ricerca mostra che altri gruppi sociali, oltre al Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra-MST), sono vittime nei campi", commenta Jelson.
Le comunità rimanenti dei quilombolas, in lotta per il riconoscimento delle loro aree, ne sono state influenzate in modo particolare. Altri fattori riguardano l'interesse in questo territorio da parte dell'industria d'estrazione. "Grandi imprese minerarie, industrie produttrici di carta e celulosa, fabbriche di ferro, imprese zucchero-alcoliche hanno molto interesse in queste aree per svolgere le loro attività", informa il documento della CPT.
Oltre a questo, lo sgombero delle terre realizzato daí latifondisti nazionali riguarda anche le comunità originarie. Nel Nord del Paese,esistono aree della stessa dimensione come riserve indigene.
"Perchè la terra è così contesa in Brasile? Per la questione della biodiversità e dell'acqua. Le terre tradizionali sono grandi riserve di ricorso, protette dalle comunità il cui modello d'agricoltura non è quello dell'agrobusiness", annalizza Oliveira.

La CPT critica anche il recente Programma di Accelerazione della Crescita (PAC), lanciato dal governo Lula nel suo secondo mandato. "Il PAC è inserito nella logica del produttivismo, dell'aumento della produzione a qualsiasi prezzo, pur sapendo che il 50% dell'energia prodotta è riservada all'industria pesante, la cui finalità è quella dell'esportazione. Esportiamo per l'Europa e paghiamo gli impatti ambientali", commenta Rogério Nunes, della CPT-Paraná.

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