L'etanolo e la morte per estenuazione
di Maria Inês Nassif - Editore di "Opinião", quotidiano nazionale locale.
Si avverte un po' meno entusiasmo da parte del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva, nella sua crociata per trasformare il Paese nell'impero dell'etanolo. Il giorno 20 di marzo 2007, in Mineiros, questo è stato il discorso del Presidente: "I produttori di canna da zucchero, che da 10 anni sono visti come se fossero i banditi dell'agrobusiness (1) in questo Paese, stanno diventando eroi nazionali e mondiali, perchè tutti hanno interesse nell'alcool. E perchè? Perchè hanno delle politiche serie. E questo perchè quando le persone vogliono guadagnare dal mercato esterno, noi dobbiamo essere più tenaci e seri, perchè noi dobbiamo garantire il servizio del rifornimento." Meno, Presidente. Molto meno. Questa frase, ricordata nella settimana in cui si commemora il primo di maggio, colpisce ancora di più allo stomaco.
Primo, perchè gli eroi, dal punto di vista dello Stato, non sono così tanto esemplari. Secondo Alexandre Conceição, membro della direzione statale dell' MST(2) dello stato di Pernambuco, secondo l'articolo scritto il 10 aprile di quest'anno e pubblicato in vari siti, afferma che solo in Pernambuco le aziende e i distillatori devono all'INSS (Istituto Nazionale della Sicurezza Sociale) più di 562 miliardi. Dal punto di vista delle relazioni lavorative, un presidente la cui elezione e figura è forgiata nel movimento sindacale dovrebbe avere ancor più attenzione per questa questione.
Le condizioni dei lavoratori
La relazione dei produttori di canna da zucchero con i tagliatori, tenendo conto di tutti i miglioramenti tecnologici, non ha offerto grandi mutamenti negli ultimi secoli - neppure a San Paolo, lo Stato più ricco della federazione. Secondo la sociologa Maria Aparecida de Moraes Silva - che da 30 anni sviluppa ricerche sul lavoro rurale nella regione di Ribeirão Preto -, in intervistata dalla rivista dell'Istituto Humanitas Unisinos, l'esigenza di maggior produttività dei lavoratori (oggi questa é di tagliare 10 tonellate al giorno) ha accorciato il ciclo di vita del taglitore di canna di 12 anni, equiparandolo a degli schiavi. È così: dopo i 12 anni di lavoro nella stessa attività, gli uomini, o le donne, sono fisicamente impossibilitati non solo a tagliare la canna, ma a qualsiasi altra attività. La tendenza è al peggioramento: quest'anno, inzia ad essere raccolta la canna geneticamente modificata, che pesa meno ed ha più saccarosio. Questo significa che, per coprire una produzione di 10 tonellate al giorno, i lavoratori, che prima tagliavano 100 metri di canna per raggiungere la meta stipulata dal datore di lavoro, dovranno tagliare il triplo. Con la canna normale, secondo la ricerca del Centro d'Informazione dei Lavoratori, i tagliatori di canna da zucchero, per tagliare 10 tonellate al giorno, devono camminare 9 chilometri nel canneto, dare circa 73.260 colpi di falce, per un totale di 36 mila flessioni e un sollevamento pari a 800 montagne di 15 chili ciascuna, e sollevarle una ad una, per ter metri, per conseguire la propria produzione di tutti i giorni. Secondo il Ministero della Salute, essi arrivano a perdere otto litri di acqua al giorno. Da sottolineare che si parla di una giornata di lavoro che, non è raro, oltrepassa le dieci ore. Oltre a questo, la canna tagliata manualmente ha bisogno prima di essere bruciata, con inevitabili conseguenze per l'apparato respiratorio dei lavoratori. Dolori cronici sono comuni dopo poco tempo d'attività - ma ancora più orribile è che il taglio della canna da zucchero è ancora capace di produrre morti per sfinimento. Nell'anno passato, 17 sono stati i morti registrati nello Stado di San Paolo. Ma è più preciso affermare che 17 tagliatori di canna da zucchero sono morti per il troppo lavoro.
La coltivazione della canna da zucchero, nonostante tutti i progressi della tecnologia, non è cambiata molto. A San Paolo, con un sindacato molto organizzato, i tagliatori di canna sono registrati, cioè hanno un contratto regolare. Ma questo non garantisce la qualità della vita dei lavoratori. Secondo la studiosa, questi lavoratori che vanno nella ricca regione di Ribeirão Preto, per esempio, impiegati daí "gatti" (3) (purtroppo, ancora esistono) in Maranhão, Piauí, Paraíba, Ceará, Pernambuco, Rio Grande del Nord e nel nord di Minas Gerais, anche se sono registrati, vengono sottomessi all'obbligo di raccogliere come quantitativo minimo 10 tonellate al giorno, pena il licenziamento.
Nell'anno passato, solo a San Paolo i migranti del nord-Brasile (nordestinos) che si sono recati a raccogliere la canna sono arrivati a 200 milioni. In tutto il Paese, la Pastorale dei Migranti calcola che per lo meno 1 migliaio di lavoratori, in gran parte nordestinos, si dedichi a quest'attività in tutto il Paese in tempo di raccolta. La maggior parte dei casi, in condizioni peggiori di quelle di San Paolo. Nel Mato Grosso, per esempio, il Ministero del Lavoro, dal 1995 al 2006, ha avviato 41 procedimenti per investigare sulle denunce dei lavoratori schiavi nelle aziende di alcool. Attualmente, 10 aziende dello Stato sono soggette ad investigazione.
Esistono varie ragioni per le quali il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva debba promuovere un grande dibattito prima d'incentivare i produttori agricoli ad investire nella produzione di canna da zucchero: come quando il Brasile era una colonia, esso favoriva la concentrazione di terra; come sempre canna da zucchero e monocoltura sono sorelle siamesi. E la cosa peggiore è che i rapporti di lavoro sono mutati davvero di poco. L'estensione della piantagione della canna ha aumentato il numero di forza lavoro nei campi, ma ad un prezzo molto alto. Meccanizzare la raccolta significa collocare questi lavoratori in altri spazi e cercare di impiegare il lavoro in altri tipi di attività agricola.
Un nuovo ciclo della monocoltura della canna da zucchero può essere favorevole, sullo scenario internazionale. Ma la ricchezza che viene da questa non può essere ottenuta a costo del lavoro insano di questi schiavi "post-moderni". Neppure il Paese può pagare i prezzi che ha pagato per la rovina di altri cicli ugualmente concentrati nella monocoltura.
1. Sono così definiti gli affari relazionati all'agricoltura in grande scala, che hanno il loro fondamento nella proprietà latifondista.
2. MST: Movimento dei lavoratori rurali senza terra
3. Vengono chiamati gatti gli intermediari che contrattano mano d'opera per coltivare i campi per i grandi proprietari.

