Dare voce alla gente e far circolare le idee: intervista a Evaristo Cariz Alegria di Radio Siglo XXI
Claudio sfreccia tra le stradine de La Pintana con il furgone che ad ogni dosso o buca schivata emette rumori strani e rivela tutti i suoi anni di troppo.
"Vedete quella luce la in fondo? Ecco fino a lì vi possono sentire, poi inizia a essere difficile" sghignazza Claudio e si immette in un passaje ancora più stretto. Lui ci é cresciuto da queste parti e si muove senza problemi, io e Marco invece non ci orientiamo per niente, sappiamo solo che ogni giovedì saliamo sul furgone del Ciij(1) e veniamo lasciati di fronte alla radio. Trasmette solo nella Comuna in cui ha sede: nel caso de La Pintana raggiunge circa 200.000 persone, non molte in proporzione ai sette milioni di abitanti della capitale, ma abbastanza se paragonate a Brescia e Padova, le città da cui veniamo io e Marco. È meta maggio e inizia a fare buio sempre prima, la piazzetta non illuminata a quest'ora, non è più dei bambini e inspira poca fiducia. Ci infiliamo nel cancello e ci accoglie il solito cane nero, che abbaia un sacco, ma non fa male a nessuno: nel quartiere è molto comune tenere cani medio-grandi in giardino per tentare di proteggersi dai furti e la radio non fa eccezione.
Entriamo nella stanza e Don Evaristo ci accoglie con un caloroso saluto e aggiunge "Un attimo e sono da voi, ragazzi!" Si piega sulla seggiola e armeggia con il mixer e il microfono annunciando una trasmissione che aveva registrato il giorno prima.
Non ero mai stato in una radio prima di iniziare a lavorare qui, ma questa mi è sembrata da subito decisamente piccola: due stanzette due per uno, il bagno ed una saletta con un divano, questa è la famosa Radio Siglo XXI. Alle pareti ci sono poster colorati delle varie iniziative e un ritratto della Presidenta Bachelet, che don Evaristo ci ha rivelato essere venuta a parlare durante l'ultima campagna elettorale. Ci sono foglietti con vari annunci, ma soprattutto c'è una foto molto grande di Salvador Allende, il presidente cileno ucciso nel colpo di stato dell'11 settembre 1973, con i famosi occhiali dalla montatura spessa e con il dito alzato durante una manifestazione di piazza. Infilate nel quadro ci sono fotografie di Che Guevara, Victor Jara e altri personaggi della sinistra latinoamericana.
Marco ed io siamo abbastanza agitati: nonostante una certa confidenza, non abbiamo mai realizzato interviste e abbiamo la certezza che avremo a che fare con un personaggio che avrà molto da raccontare.
"Scusate, sono pronto per essere intervistato. Cosa volevate sapere?"
Per cominciare il suo nome completo.
Evaristo Antonio Cariz Alegria
Dov'e' nato?
San Vicente de Taguatagua, che appartiene alla sesta regione, nell'anno 1954 quindi ho 53 anni.
Com'è arrivato a La Pintana?
Bé, siamo arrivati a Santiago nell'anno 1960, mio padre con tutta la mia famiglia. Siamo arrivati nella zona La Victoria dove mio padre faceva vari lavori. E si è presentata la possibilità di una toma di terreno. Mi ricordo che abbiamo fatto l'occupazione alle 2 o 3 di notte. Una toma di terreno con molta gente, circa 2500 famiglie, la più grande del Cile fino ai giorni nostri. La più grande. Una volta lì, abbiamo dovuto farci tutto: il bagno, il tetto, abbiamo messo un letto, ed ecco fatto ... io ero piccolino.
Aveva fratelli?
Sì. Siamo 8 fratelli, ma a quel tempo eravamo meno.
Lei è il maggiore?
Sì, io sono il maggiore. O meglio ce n'è un altro più grande di me, fratello dalla parte di mia mamma. Una sorella è morta da due anni. Ci siamo stabiliti a San Rafael il 22 luglio, in questa toma di terreno... vivo dal 60 qui a Santiago. E a San Rafael sono cresciuto, ho studiato, e ho fatto un sacco di altre cose.
Com'era questa toma di terreno?
La toma di terreno fu una cosa molto dura. Accadde tutto in un periodo in cui pioveva molto. Ci furono persone che morirono per polmonite o donne che morirono durante il parto. Inoltre in quel periodo era complicato perchè esisteva il famoso Grupo Movil: erano forze speciali di carabinieri che intervenivano per fare repressione. Però fortunatamente in questa toma non ci furono morti per scontri con i carabinieri o cose simili. L'unica cosa era che da lì non usciva nessuno e non entrava nessuno.
Eravate come rinchiusi lì dentro?
Certo. E da lì ci trasferirono al settore San Rafael il cui nome originario era 22 di luglio. Ci trasferirono i miliari, arrivarono da Puente Alto con l'appoggio di altri militari. Tutto sommato vivere nella toma fu un'esperienza abbastanza positiva. Sin da bambino mi aveva sempre attratto tutto ciò che era sociale, e da allora mi sono sempre interessato alla parte sociale.
Perché dice che questa esperienza la ha aiutata a sviluppare la propensione per il sociale?
Per tutto il lavoro che si faceva. In quella situazione, chiaro, tutti avevano questa propensione. Si dovevano fare molti lavori insieme. E anche dopo, quando arrivammo a San Rafael, ci aiutavamo tra noi a installare la mediagua(2), e tutto immerso nel fango fino a metà gamba. Il terreno quando pioveva era fangosissimo. Quindi a me piaceva immischiarmi, andare ad aiutare, e da allora sempre mi sono interessato del sociale.
C'erano scuole?
A quel tempo no. Più tardi installarono una sorta di di container per fare le lezioni. Solo dopo hanno fatto la scuola, che adesso è il liceo Las Americas. Più tardi si fece la Joaquin Prieto, che si trova al numero 35 di Santa Rosa(3). Il mio primo anno lo feci nell'istituto dove adesso c'è Las Americas, dopodichè mi trasferirono al Joaquin Prieto, e lì ho trascorso tutte le elementari.
Come furono gli anni della scuola? Ci furono problemi?
No! Ascolta, l'epoca che ho vissuto fu un buon periodo, in cui la gioventù era più sana. In tutti i sensi. Andavamo a una festa, arrivavamo a una casa e alle dieci di sera si chiudeva la porta con la chiave e da lì non entrava né usciva più nessuno. Rimanevamo lì fino al giorno dopo. Le feste che si facevano erano puro mangiare e bere Non si facevano le cose che si facevano adesso... solo alcool, ciò che sballa e nient'altro che questo.
Quando cambiarono le cose?
Ohhhh. Tu sai che il Cile soffrì un cambio molto grande nell'anno 1973. In Cile si perse l'identità. Un'identità culturale. Un'identità sociale. Un'identità politica. E a partire da quel momento ognuno viveva ciò che gli toccava vivere. Era una situazione complicata.
Nel 1973 aveva 19 anni?
Guarda io non ho vissuto situazioni complicate, come essere perseguitato o cose simili. Ma ho visto molta gente soffrire questo problema. Ho amici che furono perseguitati e cugini che dovettero andare in esilio, ho un cugino che ancora vive in Svezia, e non credo che ritorni a questo punto. Però è dovuto andarsene.
Nella sua famiglia non ci furono problemi.
No, fortunatamente non ci furono. Però ci furono persone che ebbero molti problemi. E, di fatto, c'è gente che non riappare, c'è gente che si è persa. Abbiamo vissuto 17 anni sotto una dittatura molto dura. Quindi è complicato, da quel momento è cambiato tutto un modo di vivere, la causa di tutto ciò che succede ora. Per questo ci sono molte cose che sono andate perdute. Si è persa un'identità. Non solo si è perso un governo, ma si è persa l'identità di un paese. Ed è costato caro ricostruirla.
Come e' nata la passione per la musica e per la radio?
Mi ha sempre attratto molto la musica. Io mi mettevo a scriverla, anche se per me non fu mai facile il fatto di studiare. Non per mancanza di soldi perchè, pur non avendone molti, mio padre era un funzionario Statale, era meccanico generale. Il problema economico non fu mai così forte, anche se mantenere 8 figli non era facile e dargli un'educazione era ancora più complicato. Però il dramma per me fu sempre la vista. E non c'è molto da soffermarsi, si nota da lontano. Nonostante questo terminai i miei studi e mi dedicai da sempre alla musica.
Ha sempre ha visto poco?
No, prima vedevo un po' di più. Man mano che avanzava l'età... tutto diventa più complicato. Sempre portavo con me un flauto, e a scuola mi mettevo al piano e iniziavo a suonare. Più tardi mi comprai una chitarra, negli anni settanta, ma suonavo sempre con la partitura: iniziai a leggerla e a studiarla da solo. E così per caso, negli anni ottanta, ebbi l'occasione di mandare una canzone al festival di Viña del Mar(4), e lo feci. Andai a parlare con un arrangiatore, e abbiamo fatto tutto quello che si doveva fare. Dopo quella esperienza andai a studiare al conservatorio. Ci rimasi per 5 anni.
Con quale strumento in particolare?
Io suonavo la chitarra, ma suono un po' il piano e un po' il flauto. Non posso dire che sono specializzato in tutti, però il piano bisogna conoscerlo, perchè suonare il piano è pur sempre suonare il piano. Ho scritto abbastanza canzoni, e di alcune ho il diritto d'autore. Alla fine è stata una bella esperienza aver mandato una canzone a Viña del Mar, anche se non ero fra i selezionati. È stato importante vivere questa esperienza per me. Era l'anno 84 e ho speso una quantità considerevole di soldi, però l'ho fatto. Ci pensi ... ascoltare una canzone suonata da un maestro, un professionista: la rende ancora più incredibile. Solo questo mi aveva già dato un'enorme soddisfazione, mi aveva appagato.
Qual era il titolo della canzone?
Mi Sueño de Paz(5). Ed è per questo non fu selezionata.
Perché aveva un contenuto sociale?
Certo. E per questo non passò le selezioni... perchè c'era ancora il governo militare. Non volevano la pace. Dopo quella esperienza iniziai a fare diverse cose, suonavo in gruppo e cose simili. Ho anche dato lezioni di musica, ho lavorato con bambini molto speciali.
Disabili?
Sì, mi hanno dato tantissimo. Sono stato super orgoglioso di loro. E anche della radio. Mi è sempre piaciuta la radio. Mi piaceva stare con il microfono in mano. E un giorno arrivò la possibilità di lavorare per la Radio Siglo XXI. È passato tanto tempo, sette anni, e mi sono fatto carico della radio che gia esisteva.
Da quanto tempo esisteva?
La radio esiste da 9 anni. Quest'anno compie nove anni. Da quel momento sono rimasto fino ad oggi, sempre nella Radio Siglo XXI.
E' stata la sua prima esperienza in una radio?
No. Prima ero già stato in una radio: non per molto tempo, ma ci ero già stato. Facevo il lavoro di regia. Cosi è stata la mia vita, ho fatto un po' di tutto. E la radio adesso è parte della mia vita. È stata un'esperienza fondamentale sotto molto aspetti. Stando alla radio ho passato momenti di pena, di allegria, di solitudine ...di tutto. Tutto l'ho vissuto nella radio. A volte con gli amici con cui lavoro...
Quanta gente lavora qui alla radio?
Nella radio lavoriamo in 20 persone, più e meno. Pero nel direttorio siamo in 4.
Ha sempre vissuto di musica?
Avevo un altro lavoro. Ero funzionario all'Universidad de Chile per parecchi anni, quasi 20 anni e ho fatto musica per la Chiesa Cattolica, per più di 25 anni.
In che modo?
Mi occupavo della liturgia, mi incanta la liturgia, mi riempie di gioia. Mi piace molto la musica liturgica. Per esempio mi piaceva scegliere le canzoni della messa: preparare le canzoni di inizio, il rito del perdono, la gloria, l'alleluia, i salmi, insomma... tutti i canti della messa. Abbiamo preparato messe per bambini per moltissimi anni. In seguito mi si è fatto abbastanza impossibile con il mio lavoro, gestire la radio e la chiesa, cosi ho scelto la radio. Adesso non collaboro più con la chiesa anche se quando ci passo di fronte e sento suonare mi vengono i brividi e ci devo entrare.
E' cattolico?
Sì, fortunatamente sì. Amo Dio sopra ogni cosa. E amo anche la Chiesa
Ora dove vive?
In San Ricardo. Vivo qui a La Pintana da cinque anni.
Può spiegarci come funziona il sistema delle radio comunitarie? Quando nacque e perché?
Beh. Non ho molto chiaro quando nacque il sistema di radio comunitarie qui in Cile, mi sembra alla fine degli anni settanta. In quel periodo iniziarono a nascere le radio comunitarie. Le radio comunitarie sono la voce dei senza voce. Perchè era il mezzo per far conoscere ciò che la comunità sta vivendo e sentendo. Non c'era altro mezzo. Le radio professionali sono praticamente un circuito chiuso. È sempre stato cosi. E la radio comunitaria no, eh no. Nella radio comunitaria viene un vicino che ha bisogno, di qualsiasi cosa, qualsiasi informazione che abbia, e noi la trasmettiamo. La radio comunitaria sta vicino alla gente. Sempre vicina alla sua comunità. Questa è la differenza con le radio professionali. Noi per esempio, come radio comunitaria siamo una radio che sta dove ce n'è bisogno. Tutte le organizzazioni hanno possibilità di esprimersi nella radio, c'è libertà di espressione.
E durante la dittatura c'erano spazi di libertà nelle radio comunitarie?
No in quel periodo funzionava come si dice... clandestinamente. Io non vissi questa parte, ma per quello che so, c'erano radio nascoste che trasmettevano ad ore determinate e poi dovevano togliere le apparecchiature e nasconderle. Ci pensi? Perchè non si poteva. Tutto era nelle mani del Caballero. Non si muoveva un capello senza che lui lo sapesse. Era complicato. Attualmente le radio comunitarie sono un organismo a cui costa molto sopravvivere, perchè non hanno sovvenzioni da nessuno.
Il comune non sovvenziona la radio comunitaria?
No, no, nooo. Le radio comunitarie non possono trasmettere pubblicità, sarebbe professionale. Quindi non possono creare guadagno. Un'altra cosa è la concessione, che dura dieci anni e non di più. E ogni tre anni c'è da rinnovare e quindi da pagare. Non funziona così per le radio professionali, cui si rinnova automaticamente la concessione. E la concessione è di 25 anni. Per noi ogni tre anni bisogna rinnovare il permesso di trasmissione. Ogni tre anni! Ed è faticoso perchè devi trovare un ingegnere che faccia tutti i calcoli...e tutto questo costa. Poi bisogna presentare il progetto ed anche questo è una spesa. Devi avere più di un milione di pesos (6) per fare tutta l'operazione. Ci pensi. Ed è difficile che una radio comunitaria possa assumersi tutti questi costi quando non ha la possibilità di creare guadagno, non ha delle entrate.
E ogni comuna ha la sua radio comunitaria?
So che ci sono in diverse comune di Santiago, ma ci sono radio comunitarie in tutto il Cile, che Appartengono all'Analfi, è la federazione di radio diffusione comunitaria.
Che tipo di trasmissioni si fanno nella radio e chi lavora nella radio?
La radio ha un direttorio di 4 persone, ci lavoriamo circa in venti e ci sono diversi tipi di programma. Il gruppo del direttorio si riunisce e organizza il palinsesto. Si organizzano tutti i programmi che ci sono. E quando è tutto pronto si indice la riunione generale e si informa di tutto quello che è stato programmato, chiedendo l'opinione di tutti coloro che lavorano nella radio. Non vengono mai prese decisioni che sono state imposte, anche in questo senso la radio è comunitaria. Non è chiusa. La radio deve fare in modo che possano partecipare tutti, in particolare le organizzazioni sociali.
Che tipo di organizzazioni sociali ci sono?
Abbiamo avuto la chiesa cattolica, ma anche la chiesa evangelica. I Fratelli Avventisti con un programma abbastanza buono. Attualmente abbiamo la Scuola Cedel. Poi ci siete voi del CCIJ Acuarela. Abbiamo un programma della Rete di salute Latino Americana e del Caribe che viene condotto dalla mia signora. Lei è anche parte del direttorio e l'incaricata delle finanze. E in questo programma si trattano tutti i diritti della donna, di salute e riproduzione della donna. Si chiama Palabra de Mujer. Abbiamo un programma dei piccoli commercianti, e anche uno dei ragazzi della Idea Fija(7) che appartengono a un centro culturale. Per adesso queste sono le organizzazioni.
Avete anche programmi musicali? Come quello che conduce lei?
Sì, certo, io dirigo un po' tutti i programmi. Però quelli che conduco direttamente sono il giorno martedì e mercoledì dalle 22 alle 23, La hora Romantica, e la domenica dalle 3 alle 6 di sera Cardera Musical, dove passo la musica degli anni '50, '60 e '70. Tutte canzoni originali. Con la mia signora facciamo un programma, Despertrando con los monos(8) il sabato dalle 9 alle 10 della mattina in cui c'è anche uno spazio per bambini. Conduciamo anche un programma domenicale Domingo para recordar che percorre più di cinque decadi di musica. Ecco.
Mi raccontava che a volte chiamate persone per dire che alcune canzoni gli fanno ricordare momenti particolari della loro vita ...
Sì, molte volte è successo. Perchè passiamo questa musica degli anni '60 e quindi molta gente si è innamorata con questa musica, le canzoni della nueva hola, la musica di Cecilio per esempio, o di Vicha. Quindi chiamano la radio per congratularsi e raccontare come con quella determinata canzone si sono innamorati. È una bella esperienza, è il secondo anno con il programma.
Cosa ne pensa della musica che passa adesso nelle radio, ad esempio del raeggeton?
A me piace la musica in generale, però c'è musica e Musica. La musica Musica è quella che non è desechable(9). Però la musica come il raeggeton, non dura più di due o tre anni. Perché è musica desechable, musica temporanea, commerciale. La musica che si faceva una volta era musica che veniva dalla pura anima. Pensa, non si può paragonare un pezzo del raeggeton con un pezzo di Paul Anka, Edoardo Vianello...
E invece la musica unita a temi sociali, penso a Victor Jara, espressione di un sentimento popolare e di una protesta sociale?
Penso al caso di Joan Manuel Serrat, lui fa molta musica con contenuto sociale, però credo che anche in questo caso ci sia musica sociale e musica sociale. Prendiamo il caso di Silvio Rodriguez: continua a suonare e a essere suonato perchè sono vere poesie le sue canzoni. Serrat continuerà ad essere Serrat per molto tempo ancora. Perché contengono un significato importante espresso attraverso il testo e la melodia. Sono per tutte le persone. Anche Victor Jara continuerà ad essere Victor Jara per moltissimo tempo ancora. Non solo perché è protesta, ma perchè fa capire un'idea. Io la vedo cosi. È qualcosa che non si può fermare un domani, ma continuerà ad esserci. O pensiamo a Sitarrosa per esempio: Sitarrosa visse un esilio quando era molto giovane, ha vissuto quasi tutta la sua vita in esilio. Le sue canzoni continuano anche se lui è morto, continua a vivere attraverso la sua musica. Perché la sua musica è poesia. È poesia che si regge su una base ben costruita che è la musica. Allo stesso modo c'è molta gente che non rimane anche se ha fatto musica con contenuto sociale. Sempre ci deve essere un motivo per scrivere una canzone e sempre ci sarà una protesta da fare attraverso una canzone. È perché la musica attraversa le frontiere, non ha limiti. Tutto si può esprimere attraverso la musica. E questo non può morire. Adesso che ci sono stili diversi, modalità diverse, si può anche essere insolenti nel fare musica sociale, ma per fare della vera musica sociale non bisogna essere insolenti, bisogna far conoscere un'idea e così questa arriva ancora più nel profondo e si mantiene nel tempo. È normale che Serrat si mantenga nel tempo, che Silvio Rodriguez si mantenga nel tempo, Paulo Milanese si mantenga nel tempo, e Victor Jara ugualmente. Perché non hanno ricorso all'essere prepotenti, hanno fatto conoscere la loro idea e ciò che stavano vivendo in quel periodo. Un esercito potrà avere cannoni antiaereo, bombe nucleari e uccidere molta gente, però la musica non ammazza nessuno e attraversa tutte le frontiere. Perchè non ha limiti. Voglio dire che la musica e l'arma più pericolosa che c'è, più di un cannone antiaereo. E non ha bisogno che nessuno la metta dentro un tubo per lanciarla, perchè se ne va da sola.
Prima diceva che il ruolo della radio è dare voce ai senza voce, quindi mi chiedevo come fosse lavorare in una realtà come La Pintana, dove esistono povertà, violenza, droga.
Credo che, senza negare qualcosa della realtà che c'è qui, non è che sia così dura o che la violenza sia così grande. Ci sono gruppi violenti, c'è delinquenza ma come in tutti i posti, se ci pensi, non è che La Pintana sia una fenomeno così grande. Non è cosi: a La Pintana ci sono ingegneri, avvocati, medici e architetti e una quantità considerevole di professionisti. La Pintana non è solamente delinquenza. La maggior parte della gente che ci vive è gente di sostanza, gente che lavora. Sono una minoranza le persone differenti. Non è cosi male.
Mi imbarazzo un po' per l'ultima domanda che ho fatto, spero di non essere stato troppo duro con quella che in fin dei conti è la poblacion, che lui difende e di cui vuol far giustamente risaltare gli aspetti positivi. Da sempre si parla molto de La Pintana nei mezzi di comunicazione raccontandone solo gli aspetti negativi, le vicende tragiche, in cerca del sensazionalismo o del caso umano.
Don Evaristo guarda l'orologio, io lancio un'occhiata a Marco che si e già alzato per stringere la mano e ringraziare don Evaristo. Gli sta dicendo che avremmo ancora un sacco di cose da chiedergli ma sono gia le sette e dobbiamo iniziare il nostro programma CCIJ Acuarela: los derechos humanos a todo color. Stasera abbiamo una trasmissione con un gruppo dei nostri ragazzi, che stanno organizzando un Foro Sociale nel Centro e in una Giunta Vicinale, a pochi metri da qui. Sono l'esempio di quello che dice don Evaristo: sono quella parte positiva che dobbiamo impegnarci a far conoscere.
1. Sta per Centro Comunitario Infanto Juvenil, ovvero Centro Comunitario per l'Infanzia e L'Adolescenza: è il Ccij Acuarela, uno dei progetti della Comunità Papa Giovani XXIII nella zona sud di Santiago del Cile.
2. Case prefabbricate che vengono anche oggi costruite, regalate dallo stato o da alcune organizzazioni. Fatte di panneli di legno e cellofan, senza divisioni interne, generalmente misurano pochi metri quadrati.
3. Santa Rosa è una via che parte dal centro di Santiago e arriva fino alla più estrema periferia, lambendo La Pintana. Le strade particolarmente lunghe si misurano in paradero, fermate degli autobus, più il numero è alto, più la zona della città e periferica.
4. Il concorso musicale di Viña del Mar è il festival musicale più importante del Cile, un po' simile al nostro Festival di San Remo, ma con una rilevanza continentale.
5. Il mio sogno di pace
6. Un milione di pesos sono circa mille e cinquecento euro, laddove il minimo salariale è di centotrentacinquemila pesos, meno di duecento euro.
7. L'idea fissa.
8. Despertando con los monos, allude al risveglio mattutino dopo una nottata di festa e di bevute.
9. E' un termine usato per i vuoti di bottiglia indicando quelli monouso, che si usano e poi si buttano nella spazzatura.
Per ascoltare le trasmissioni di Radio Siglo XXI vedi articolo collegato


