La mia Santiago - parte prima. La partenza
Malpensa, martedì 19 dicembre, ore 15,30. Un aereo della compagnia Iberia decolla da una pista dell’aereoporto, destinazione Madrid. Chissà quante volte, negli anni, quell’aereo avrà volato, e chissà
quanti aerei, ogni giorno ovunque nel mondo, fanno lo stesso. Ma questo è speciale, almeno lo è per me, perchè da quell’aereo comincia la mia storia: sto volando in Cile! Dopo due mesi e mezzo di formazione intensa con la Papa Giovanni XXIII, sono pronta, o almeno dovrei esserlo, per cominciare la mia esperienza di Casco Bianco in Sud America, in un Paese che in realtà sembra una strisciolina sottile, e che se ne sta stretto tra le Ande e l’oceano Pacifico.
Immaginando il Cile, l’idea che abbiamo noi italiani, è quella di un Paese in cui, si vive abbastanza bene, soprattutto se paragonato al resto dell’America Latina. Ed è esattamente la stessa idea che ho io camminando per le strade, più o meno ben tenute, della grande metropoli che è Santiago. Invece parlando con i cileni, si scopre che non è così: solo la faccia del Cile è pulita, ma dietro si nascondono tante problematiche che non permettono lo sviluppo del Paese. Si può dire che sia un paese al passo con i tempi, certa tecnología costa talmente poco che ora quasi tutti possono permettersi di comprare un televisore o un cellulare. Questo significa che si possono guardare film o mandare sms, però manca il letto per dormire, o chissà quante altre cose. E ciò non riguarda solo il tenore di vita delle singole famiglie, ma anche e soprattutto il livello di sviluppo della società civile, in ambiti come l’istruzione, la salute, i servizi socio-assistenziali. Quindi: moderno sì, sviluppato no! C’è tanto da fare ancora, e noi Caschi Bianchi proveremo a dare il nostro seppur piccolo contributo. In questa zona del Cile, la Papa Giovanni non si basa solo sul puro assistenzialismo, ma cerca di portare avanti anche un discorso politico e di rimozione delle cause.
I progetti presenti ora nei quali ci inseriremo, sono principalmente:
• La ROC-Chile, cioè la Rete di Obiezione di Coscienza, che si occupa di far riconoscere al Governo la figura dell’obiettore di coscienza, tema molto delicato dal momento che in Cile il servizio militare è ancora obbligatorio.
• La promozione dei Diritti dell’Infanzia, con proposte e attività che servono a informare la popolazione, soprattutto nei quartieri più poveri, su tematiche come la violenza e i maltrattamenti nei confronti dei bambini.
• E il progetto del quale mi occuperò io: le adozioni a distanza. Si tratta cioè di raccogliere le informazioni dei bambini e ragazzi inseriti nei progetti della Papa Giovanni qui a Santiago, e scrivere i
loro profili da mandare poi in Italia, in modo che si possa ricevere un sostegno per tutti questi minori in condizioni di disagio e per le loro famiglie.
Insomma, nei prossimi mesi avremo sicuramente molto lavoro da fare, e così ora ci godiamo questi giorni di festa per ricaricarci di quanta piu’ forza, energia ed entusiasmo possibili! Qui infatti, il 21
dicembre sono cominciate le vacanze estive, la gente si rilassa dopo un anno di lavoro, e poi fa un gran caldo! Dove abito io, e cioè a 10 minuti di metro dalla Moneda, il palazzo di Stato, l’aria è particolarmente inquinata, e anche quel po’ di vento che c’è sembra uscire direttamente da un phon.
Quindi per la maggior parte del tempo, e soprattutto nelle ore più calde, me ne sto tranquilla con la
famiglia che mi ha accolta, in quella che chiamerò casa per i prossimi nove mesi. Condivido con loro la vita, le piccole faccende quotidiane ed è rassicurante sapere di avere qualcuno su cui contare, qualcuno che si preoccupi per te, che ti faccia sentire parte della famiglia, soprattutto adesso che mi trovo a “testa in giù” dall’altra parte del mondo! Ora, mentre sto scrivendo, ho la valigia aperta: mi sto preparando a rifare i bagagli per andare qualche giorno al mare con i bambini: andremo al “campamento”, cioe’ una sorta di campo scuola, con ben 107 tra bambini e ragazzi. Il mio primo vero impegno da Casco Bianco… ma questa è un’altra storia!

