Chepa
"Chepa?". Nessuno risponde.
"Cheeeepaaaa?". Boh. Infilo una mano tra le sbarre scrostate per scostare un poco la tenda e il suo malefico gatto spunta e mi graffia.
"Cheeeeeeeeepaaaaaaaa!". Dai Chepa, oggi aprimi, venga!(1)
Dopo un po' sento il suo familiare "Ya vaa!(2)" e sorrido.
Aspetto. La tenda non è ricaduta al suo posto, così sbircio dentro. La vedo avvicinarsi, con un bastone in mano e la sua andatura poco sicura. Ci vogliono cinque minuti perchè arrivi fino alla porta...
"Quién es?"
"La italiana!"
"Quièn?"
"La italiana!", grido più forte.
"Aaaaah!", esclama mostrandomi a sua insaputa la lingua enorme.
Traffica con le chiavi ma non riesce ad aprire, così la sua manina ossuta spunta dalla grata per passarmi le chiavi: "Abra!".
Apro, mi assicuro che si sposti dalla porta per poterla sbloccare con una spallata. Oggi si è fatta una treccia con quel mucchio di capelli grigi e se l'è legata intorno al viso. Le è rimasto un corno proprio nel bel mezzo della testa: è stupenda, penso tra me e me!
"Qué tal hoy (3) Chepa?"
"Pues aquì...(4)" risponde, come ogni giorno.
"Sono venuta a pulire, come eravamo rimaste d'accordo ieri". Mentre entro cerco di schivare le cacche delle galline che la notte dormono con lei nel salotto.
"Aaaah, no, hoy no!". Chepaa, nooo, non anche oggi... E` un mese che andiamo avanti così: un giorno non trova le chiavi per aprirmi, un giorno non ha dormito la notte e non se la sente di darmi ordini su come pulire la casa, un altro giorno fa finta di non sentirmi. Altri giorni invece mi sono fermata solo a chiacchierare e quei momenti sono stati preziosi!
Beh anche oggi Chepa ha in mente piani diversi per intrattenermi, ma avrei già dovuto sospettarlo: "Hai portato i chiodi?", mi chiede. Mi fa strada nel patio interno, o meglio un pezzo di casa mai finito, occupato per metà dalle galline e per metà da sedie rotte, secchi, piante più alte di lei, il cofano di una macchina e altre cose non ben identificabili... Mi mostra due o tre listelli di una vecchia veneziana azzurra. Vuole che li appenda alla trave di cemento che attraversa il cortiletto: non ne capisco l'utilitá, ma decido di farlo ugualmente. Il cemento si sbriciola, la polvere mi fa bruciare gli occhi, ma alla fine dopo qualche insulto e vari tentativi riesco ad appenderli.
"Cheepaaa! Venga a ver si le gusta(5)".
"Aaaaah, si" sempre mostrandomi la sua enorme lingua, "allì estàn los otros(6)".
Seguo la direzione del suo sguardo: nel recinto diurno delle galline ci sono le due veneziane intere. Non ci credo, non ha senso. Cerco di difendermi da questa minuscola vecchina, mi vuole morta nel suo patio, sotto il sole di mezzogiorno. Ma Chepa lo vuole "todo arregladito(7)", vuole creare due ambienti per poter portare fuori il tavolo, che nemmeno passa dalla porta probabilmente. Questa idea balzana le è venuta perchè sabato, dopo infinite posticipazioni, ha (forse) deciso di fare la Paradura(8), una delle celebrazioni poco spirituali e molto alcoliche piú gradite nello stato di Mèrida. Prima di disfare il presepe (verso fine gennaio o fine febbraio) ogni famiglia invita parenti e amici, si recita un rosario e si fa fare una passeggiata al Niño Jesus dentro e fuori casa, accompagnato da madrina, padrino, candele e invitati cantilenanti. Piú che altro si mangia e beve parecchio.
Chepa non ha ancora finito di stupirmi. E` appoggiata alla porta, le gambe accavallate in una posa da diva che non le avevo mai visto prima e soprattutto ha uno sguardo così innnocente. Come faccio a dirle di no? Chepa ha sessantacinque anni, ma ha piú le sembianze di un'ottantenne. È piccola piccola, così magra che a volte ho paura di farle male quando la abbraccio. Ma ciò che più colpisce di Chepa è il viso: per una malattia non identificata ha la guancia sinistra molto gonfia, tant'è che non riesce ad aprire l'occhio. La bocca però è il suo pezzo forte, a volte rimango lì incantata a guardarla: praticamente non le si chiude mai, perchè la mascella inferiore sporge in avanti in modo inverosimile, i denti sono quasi in posizione orizzontale, la lingua è sempre in vista! Quando dice "Aaaah" con la sua voce roca, poi, il tutto si amplifica e non so perchè, la lingua in fuori, i denti gialli, il viso tutto storto mi sembrano la cosa più bella che abbia visto qui in Venezuela fino ad ora! Come ha detto Giorgio, il responsabile dell'Associazione Papa Giovanni XXIII qui, così come si trova il senso del proprio agire negli occhi dei bambini o dei poveri che si incontrano in missione, noi nel Barrio lo troviamo nei denti di Chepa!
Alla fine mi convince a fare questa assurda operazione. Sbuffo un po'. Esco a cercare un filo per unire i listelli e poi appenderli (ovviamente le veneziane così come sono non vanno bene, Miss Chepa vuole i listelli in posizione verticale...), e mentre giro tutte le botteghette della strada per trovarlo, penso... Mi chiedo che senso abbia perdere tempo a realizzare i suoi desideri malsani, quando la sua casa sarebbe da svuotare, pulire da cima a fondo e rimettere a posto, quando potremmo portarla dal medico, quando potrei cucirle quello scialle tutto strappato e sporco che insiste a mettersi (ok, non so cucire ma mi sarei lanciata anche in questo per Chepina). Poi però, ripenso ai discorsi fatti con le persone con cui sto condividendo questa esperienza nel barrio, e concludo che probabilmente (a volte la perplessità mi invade ancora) l'importante non è tanto che cosa faccio quando vado da Chepa, ma piuttosto il fatto di essere lì con lei, di parlarle, di farla contenta esaudendo le sue improbabili richieste. Essere lì con lei e farle sentire che non è sola, che c'è qualcuno che la considera importante, dato che la sua famiglia l'ha praticamente abbandonata. Anche se tante volte non ha voluto aprirmi, lei sa che ad un certo punto della giornata uno di noi arriva con un po' di tempo, disponibilità e anche un po' di latte. Ovviamente latte fresco, perchè Chepa il latte in polvere non lo ha mai sopportato! Cercherò di non sentire l'odore di cacca di gallina, cercherò di guardarla solo negli occhi (beh, ok qualche occhiata ai denti, ogni tanto me la concedo) e di sperare che abbia voglia di raccontarmi di lei, di sperare che ad un certo punto si sentirá abbastanza vicina a me e a agli altri da chiederci aiuto quando ne ha bisogno, senza che le dia "pena(9)", come dicono qui.
Nel frattempo ho trovato il filo che cercavo, che qui si usa esclusivamente per le allaca, un mangiarino delle feste natalizie fatto con mais, carne e olive, il tutto avvolto in foglie di platano e bollito a oltranza. Quando torno, Chepa mi sta aspettando fuori. Non posso fare a meno di pensare: "Oddio che altra idea le è venuta ora?", ma mi sta semplicemente aspettando. Ombretta malpensante.
Dopo un'ora tutti i maledetti listelli sono appesi, ho un sacco di cemento sbriciolato nei capelli e gli occhi che mi bruciano, ma ho finito!
"Chepa, le gusta?". "Si, ma io li volevo solo fino a lì, il resto sull'altra trave, e poi qualcuno qui, perchè rimanga todo arregladito(10)". Chepa, perchè mi fai questo?!
1. Intercalare traducibile come 'dai'/'su'
2. Aspetta/Un attimo
3. Come sta oggi?
4. Beh.. qui... /sempre qui
5. Venga a vedere se le piace
6. Lì ci sono gli altri
7. Tutto ben sistemato
8. Pararse significa 'alzarsi', quindi la denominazione di questa festa si riferisce al fatto che durante la cerimonia il bimbo simbolicamente si alza dal giaciglio.
9. L'espressione "dar pena" viene usata quando si prova vergogna nel fare qualche richiesta, per paura di disturbare o ferire la persona a cui viene rivolta.
10. Tutto ben sistemato

