La dignità delle donne dell'Ecuador
Vi scrivo per condividere con voi il giorno più doloroso e intenso vissuto finora in questa esperienza.
Mariana, una donna, mamma di tre bimbe, aveva vissuto nella casa Maria Amor per sei mesi, cercando di rompere con la violenza, cercando un'alternativa a un uomo che regolarmente la picchiava e che più di una volta aveva cercato di violentare la figlia maggiore. Un uomo che per dodici anni le aveva reso la vita un inferno. Maledettamente, quando esce dalla casa Maria Amor, Mariana è costretta ad incontrarlo nuovamente, entrambi lavorano nel mercato. Lui mai accetterà il fatto di esser stato lasciato.
Così, anziché cercare di interrogarsi sul perchè si trovi solo, anziché provare a cambiare, anziché provare ad ammettere che la sua violenza sta rovinando la vita di tutte le persone a lui più vicine, anziché far questo, quest'uomo dà libero sfogo a tutta l'ira che ha dentro. Il 12 dicembre uccide a coltellate la moglie. Al mercato, davanti alle figlie, in mezzo alla gente. Questo mostro poi se ne scappa tranquillamente e nessuno sa più nulla. Nessuno ha cercato di impedire questa tragedia, nemmeno la polizia che era presente (dicono che lui fosse amico di tutti). Semplicemente una vittima in più, continuando con l'omertà che qui spesso si respira: nessuno vede, nessuno sente, nessuno sa.
La notizia arriva casualmente a Casa Maria Amor,
e dopo il dolore e la tristezza, decidiamo che qualcosa bisogna fare, che dobbiamo renderle un minimo di giustizia. Venerdì 2 febbraio è stata celebrata una messa in onore di Mariana, non vi posso spiegare cosa ho provato nel tenere in braccio la sua piccola di 5 anni che continuava a ripetermi "la mia amata mammina". Non posso spiegarvi cosa ho provato nell'ascoltare le parole delle nostre donne della casa, sue compagne, che lottano come lei contro queste inaccettabili ingiustizie. Abbiamo marciato per la città urlando "mai più violenza, vogliamo giustizia". Avevo tanta rabbia e non sapevo con chi prendermela né cosa fare per poter aiutare queste bimbe orfane e questa nonna che ora le crescerà. Quello stesso venerdì c'era la "luna piena", e come ogni mese abbiamo organizzato una festa nella casa, dove si mangia, si beve, si balla, e si parla un po' delle tematiche in cui siamo impegnate: la violenza famigliare, la discriminazione delle donne all'interno del nucleo famigliare come riflesso di una società machista. E' bello e utile. La gente si informa un po', e magari aiuta pure. La festa è stata dedicata a Mariana, e a parte i momenti commuoventi in cui sono stati mostrati suoi filmati e alcune amiche l'hanno ricordata, si è respirato un clima solidale e allegro. "Con tu alegria y por tu alegria seguiremos adelante Mariana"
Mi avvicino a sua mamma convinta che facendole coraggio si possa sentire un pelino meglio.
Ed invece subito capisco che posso solo ascoltare ed imparare. Da questa signora che sta crescendo 12 nipoti nel campo, che ha vissuto violenze inimmaginabili, che non ha di che campare e che comunque sorride e dice: "sempre farsi forza e continuare a lottare"; "resistere e far di tutto perchè domani possa esser migliore"; "sempre dare amore e credere in quel che si fa". Mi ha trasmesso così tanto nella sua semplicità ... la sua umiltà e il suo coraggio mi hanno riempito il cuore.
E' stato duro vivere questa giornata, dimostrarsi forte coi bambini, sentire il dolore di una famiglia, la rabbia delle donne, la delusione di chi aveva cercato di aiutarla.
Però mi ha regalato emozioni fortissime, mi ha fatto pensare, mi ha fatto continuare ancora più fiduciosa in quel che sto facendo. Ancora non trovo tutte le risposte che vorrei, ma l'importante credo sia continuare a scavare, continuare a crederci, continuare a resistere.

