Contraddizioni di un territorio
E' un giovedì soleggiato nella cittadina di Eldorado, una giornata estiva come molte altre in cui gia alle sette di mattina nella strada principale iniziano ad aprire i commerci e a crearsi code immense di cittadini davanti alle banche. L'aria e' incredibilmente fresca e profumata, la selva intorno irradia la sua potenza, ma nella via rondano auto rumorosissime ed incredibilmente inquinanti. E' strano vedere dei modelli che in altri luoghi del mondo non servirebbero neanche ad uno sfasciacarrozze, essere oggetto di vendite a prezzi sconcertanti. Mi stupisco nel sapere che un lavoratore debba risparmiare stipendi ed anni di fatiche per poter comprare automobili, oggetti e cose che nella mia vita sono sempre state scontate ed accessibili. Mi trovo nella camionetta insieme a Raul, tecnico agronomo della Caritas locale, per andare insieme ad Iguazù, città al confine con Paraguay e Brasile, conosciuta in tutto il mondo per le cascate stimate dall'UNESCO come ottava meraviglia naturale del mondo, e incontrare un gruppo di produttori agricoli.
Il viaggio è meraviglioso, la strada, la terra incredibilmente rossa, i colori del cielo e i mille toni di verde della vegetazione tropicale circostante. La nostra destinazione è un territorio denominato "las 2000 hectareas", come dice il nome, una distesa di 2000 ettari di bosco che da alcuni anni è stata occupata per una parte, da piccoli produttori senza terra. Si trova distante dal centro cittadino.
Dobbiamo incontrarci nel campo della famiglia di Don Gonzalez, (è uso della zona apostrofare i capi famiglia con il "Don", e le madri famiglia con il "Duena"), insieme alle quindici famiglie di contadini con i quali Caritas sta lavorando da alcuni anni per difendere i loro diritti e fortificare la loro realtà. Per arrivare il cammino è impervio, si staziona la camionetta e si cammina a piedi nella selva.
Le case in questa parte di territorio occupata dai contadini sono di legno e molto fatiscenti, non c'è acqua corrente ne luce, ma lo spettacolo della natura nasconde le difficoltà di chi vive e lavora nella terra. Come sempre l'accoglienza che riservano le comunità locali per questi eventi è calorosissima; le donne iniziano all'alba a cucinare piatti tipici, umili ma saporitissimi, mentre gli uomini si occupano della parte organizzativa e al nostro arrivo sono gia disposti in circolo i banchetti per sederci ed condividere le idee, i saperi, le esperienze e i progetti di questo incontro. I bambini sono vivacissimi tra di loro, è stupefacente vedere nella indigenza della loro condizione, uno spirito di giocosità e gioiosità invidiabile ad ogni sottomissione tecnologica. La finalità delle riunioni con questa comunità è quella di appoggiare e seguire i loro processi di produzione, autoconsumo, vendita nelle fiere dei loro prodotti, raccordo con le istituzioni locali, per rivendicare i loro diritti e aiutare e la loro esistenza. Ognuno ha dei piccoli lotti di campo e si lavora dalla canna da zucchero, alle zucchine, dai piselli alla manioca (tipico tubero della zona dal sapore simile alla patata).
Sono famiglie che vivono di questo, del frutto del loro lavoro, scarseggiano i mezzi di produzione che sono rudimentali. Lo sforzo è enorme ma ci sono soddisfazioni. Da qualche settimana hanno ottenuto,dopo ripetute richieste, uno spazio periferico dal Municipio, per poter vendere i loro prodotti agricoli.
L'incontro con queste persone lascia sempre senza parole, oltre alla riunione lavorativa in se e per se, si aprono spazi di dialoghi e relazioni personali dove i saperi, la cultura e la disponibilità che offrono nel raccontarla fa venire la pelle d'oca per chi, come me, è abituato ad un individualismo dominante nei rapporti sociali.
E' proprio cosi che vengo a conoscenza della storia della "2000 hectareas". Anche questa da brivido.
Un territorio di ex proprietà nazionale pertinente ad essere utilizzato dall'esercito. Caduta questa finalità è iniziata una lunga e sanguinosa lotta per la sua spartizione e per gli interessi strategici su di essa. Risultato. Politici, che senza titoli, vendevano la proprietà di lotti sopra la medesima, coltivazioni bruciate e dimore demolite per chi non si allineava alle scelte degli schieramenti in lizza. Comunità indigene, attualmente presenti, completamente deturpate nei loro costumi di vita e nella loro cultura attraverso piani di sostegno con finalità politico-partitiche, relativi alle costruzioni e alle abitudini alimentari. Casi di decine di infanti morti per il cambiamento imposto e il mal nutrimento. Stabilimento di piantagioni di cocaina e relativa gestione del narco traffico. Volontà di insediamento di grandi imprese dedite allo sfruttamento del legno a fini esportativi. Esemplare è il caso dell'impresa cilena "Alto Paranà",una della centinaia di affini, che detiene nella regione la bellezza di 180.000 ettari di terreno utilizzati per il disboscamento e la relativa esportazione di legno in occidente, con la conseguente deturpazione dell'habitat nativo e delle sue possibilità di uno sviluppo organico ed autonomo. Nel viaggio di ritorno sono assorto nei pensieri, dopo giornate cosi intense è impossibile non chiudersi in se stessi e riflettere.

