Soia dei miracoli
Stasera riunione con il gruppo di piccoli apicoltori della vicina località di Maria Grande. Mi passa a prendere Abelardo Quindt, un anziano apicoltore entrerriano (provincia di Entre Rios) con più di 40 anni di esperienza. A causa della pioggia torrenziale di questi giorni prendiamo la strada più lunga per arrivare a destinazione, l'altra sarà infangata...
E' la prima volta che viaggio con Abelardo, non ne so molto di api e di arnie, per questo comincio a domandare, così, tanto per chiacchierare durante il viaggio. Dai prezzi del miele in Europa arriviamo a parlare degli apicoltori della regione, per la maggior parte piccoli produttori, quasi nessuno vive di questa attività, che però aiuta a migliorare il reddito familiare.
Fuori dal finestrino vedo scorrere il paesaggio verde tipico di Entre Rios: campi, campi e campi, di un'omogeneità che stanca. Chiedo se è sempre stato così, ed Abelardo mi risponde che no, che venti anni prima c'erano molti terreni incolti su cui pascolavano mucche e fiorivano arbusti, peraltro assai ricercati dalle api. Ora è tutto soia, soia e soia. I piccoli proprietari terrieri, coltivatori o produttori di formaggio, non hanno resistito al denaro offerto loro dai ricchi agricoltori di Buenos Aires e hanno "affittato" i loro terreni: invece di lavorare e sudare nei loro campi per quella somma che gli consentisse di vivere, hanno preferito ricevere la stessa somma affidando in gestione le proprie terre, e finanche vendendole, assieme alle mucche. Poi nel 2001 la crisi economica, l'affitto del campo non basta più, ma è diventato carissimo, impossibile ricomprare le mucche...
Intanto le buche sono state riempite, i dossi spianati, i fastidiosi arbusti erano d'intralcio e la soia sempre più redditizia. Detto fatto, in pochi anni Entre Rios si è trasformata in una verde distesa di soia, con oltre il 90% delle proprietà terriere costituito da grandi appezzamenti. I piccoli possedimenti sono quasi scomparsi, ogni traccia di biodiversità allontanata, assieme alle api, che arrivano a nutrirsi con - e a disturbare - il pasto dei vitelli, non trovando il nettare di un tempo. E gli allevatori si lamentano degli apiari. Mentre la soia, anno dopo anno senza ricambio, impoverisce il suolo.
Superiamo uno dei tanti striscioni elettorali sparsi in tutta la regione. Tra due settimane ci sono le elezioni provinciali, è tempo di promesse. A Feliciano, nel nord della provincia - come del resto in molte parti del paese - la gente non crede più alle promesse dei politici. È la zona più povera di Entre Rios, il simbolo del fallimento della gestione politica: riceve gli stessi fondi delle altre zone, ma i servizi non arrivano, in molte aree rurali non arriva la luce, manca l'acqua (in una zona che è tra i bacini idrici più importanti al mondo), le strade non ci sono, le scuole muoiono lentamente. Qui la gente è abituata a lavorare da sola, le famiglie a non collaborare tra di loro, o peggio a nutrire sfiducia, a non confidare nel lavorare insieme, nell'associarsi per crescere o almeno sopravvivere. Ovvio, molti di loro non sono mai stati educati a questo: le scuole, come detto, latitano. E la gente lascia la vita dura del campo per andare a cercar fortuna nelle città. Spesso troveranno le strade, anche le scuole. Difficilmente la fortuna. E lo spopolamento rurale avanza.
Abelardo mi racconta che qualche giorno prima ha discusso con un giovane senatore locale, un suo ex alunno, che ogni quattro anni, alla vigilia dell'appuntamento elettorale, come molti suoi colleghi viene a promettere che qui porteranno la luce, lì risolveranno il problema della spazzatura, a quello troveranno un lavoro. Immancabilmente il finale è lo stesso, dopo il voto. La sfiducia nei partiti politici è generalizzata. L'unico paese della provincia dove non si vede una casa decrepita, una strada malandata, è Cerrito. Qui il precedente sindaco è stato rieletto per 18 anni consecutivi, ed il suo successore va verso la riconferma, marciando nella stessa direzione. Entrambi non sono espressione di un partito, bensì di una lista civica, della gente dei barrios che si è organizzata per esprimere il proprio candidato. A Feliciano i fondi scompaiono; a Cerrito diventano servizi per tutti. Purtroppo, però, è quest'ultima l'eccezione.
Arriviamo a Maria Grande, scendo dall'auto pensando che mi sarebbe piaciuto registrare la conversazione con Abelardo, per poi trascriverla, portarla come testimonianza, perché la mia memoria non è buona. Mi ha parlato anche delle cooperative che non funzionano per i loro soci; dell'utilizzo della chimica in agricoltura; del miele venduto sul mercato interno, assai scadente rispetto a quello esportato...
Mentre partecipo alla riunione degli apicoltori mi ronzano in testa - è proprio il caso di dirlo! - altre immagini: la privatizzazione e successivo smantellamento della rete ferroviaria, le bibite gassate che hanno sostituito l'acqua sulle tavole argentine, l'agricoltura transgenica, la scomparsa da oltre 5 mesi di Jorge Julio Lopez (primo desaparecido della democrazia argentina), le manifestazioni ininterrotte contro le cartiere inquinanti europee sulle rive del Rio Uruguay...
Alla radio si parla di PIL, il Presidente Kirchner afferma che il paese sta crescendo a un ritmo vertiginoso. Mi resta un dubbio, interrogativo: l'Argentina sta costruendo il suo futuro, o lo sta distruggendo?

