I conflitti e la risoluzione dei conflitti
Cotonou, 08 - 20 Gennaio 2007
Il Centro di Ricerca e Formazione « Le Chant d'Oiseau » ha ospitato la prima sessione di formazione dell'anno 2007 sul tema: I conflitti e la risoluzione dei conflitti.
Questo rapporto cerca di riassumere sinteticamente i contenuti della suddetta sessione, che si è articolata attorno a sei temi, affrontati da diversi relatori.
1- Il classicismo in economia.
Presentato dal Professor Guy Pognon, economista, questo tema ci ha permesso di avvicinarci a quelli che possono essere i riferimenti filosofici e teologici del classicismo economico e di puntualizzare quelle che dovrebbero essere le finalità della scienza economica. Per il relatore, i riferimenti filosofici si possono raggruppare in 3-4 grandi relazioni fondamentali:
1. La relazione io-se stesso, che è assenza di linguaggio articolato e che implica una relazione individuale.
2. La relazione io-tu o voi, che è il dialogo con l'altro e che implica una responsabilità personale.
3. La relazione io-ambiente naturale e istituzionale, che esprime la dialettica e che fa appello alla responsabilità ecologica e sociale.
I riferimenti teologici, invece, si fondano sulla Fede (fiducia assoluta nel presente), sulla Speranza (fiducia assoluta nel futuro) e sull'Amore (che nutre Fede e Speranza). Questi tre elementi conducono al Bene, al Buono e al Giusto, cioè alla Verità dell'uomo, che è Vero in quanto creato ad immagine e somiglianza di Dio. Da questa riflessione, il relatore individua quattro finalità di un'economia "illuminata" dalla Dottrina Sociale della Chiesa:
· Disporre dei beni per soddisfare i cinque bisogni fondamentali dell'uomo.
· Garantire la dignità dell'uomo nel lavoro.
· Assicurare la giustizia sociale o distributiva.
· Salvaguardare il capitale ecologico (solidarietà intergenerazionale).
Egli riassume tutta la sua riflessione in queste due citazioni: "Il destino dell'uomo si costruisce con Dio, mai senza di Lui e ancor meno contro di Lui", "Se il Signore non costruisce la casa, i costruttori hanno perduto la loro fatica".
2- La CEDEAO : spazio d'integrazione e di conflitti.
Il Professor Alexis Bancolé, geografo di formazione, ci ha presentato un escursus sulla CEDEAO (Comunità Economica dei Paesi dell'Africa Occidentale), dal punto di vista territoriale, demografico, politico e storico. Dopo aver definito le nozioni di spazio e integrazione, ha illustrato gli obiettivi e la missione della comunità: il raggruppamento di tutti i paesi dell'Africa Occidentale, promuovere la cooperazione e lo sviluppo in tutti i settori dell'attività economica e quindi abolire le restrizioni al commercio, sopprimere gli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei beni, procedere all'armonizzazione delle politiche settoriali regionali in vista della costituzione di un vasto mercato comune e della creazione di un'unione monetaria. Nel settore militare e di politica estera un grande tentativo di concertazione è stato fatto nel 1990, con la creazione dell'ECOMOG, con l'intento di mettere fine al conflitto in Liberia. In questo territorio comunitario, che comprende 15 stati, 5 milioni di km2 e 230 milioni di abitanti, sono state creati 8 organi per la sua gestione ed amministrazione e sono stati fatti numerosi sforzi verso l'integrazione economica dei suddetti Stati.
Ciononostante, ci sono diversi focolai di tensione nella regione, che compromettono ininterrottamente uno sviluppo armonioso della CEDEAO. La comunità contiene infatti al suo interno dei germi di divisione dal punto di vista umano (numerosi gruppi etnici), economico (disparità della ricchezza del sottosuolo da un paese all'altro) e politico (instabilità dei governi nazionali). In questo insieme, 5 Stati sui 15 membri stanno attualmente vivendo situazioni di tensione interna: Costa d'Avorio, Liberia, Sierra Leone, Togo e Guinea Bissau. Il relatore definisce il conflitto come una situazione di opposizione tra due o più entità, generalmente col fine di raggiungere lo stesso interesse.
Infine, occorre evidenziare che, nonostante i numerosi sforzi che sono stati fatti, la CEDEAO si scontra ogni giorno con molteplici handicap, come la sovente non applicazione delle decisioni comunitarie all'interno dei singoli stati, infrastrutture insufficienti e inefficienti, eccetera...
3- La funzione del diritto giuridico nella regolazione dei conflitti: la questione dell'arbitrato.
Dopo aver definito alcuni concetti basilari di questo tema, il giurista Placide Azadji ha dedicato la maggior parte dei suoi interventi sulla nozione dell'arbitrato, inserendolo nel quadro dell'OHADA (Organizzazione per l'armonizzazione in Africa del diritto delle dispute).
L'arbitrato, il più antico modo di regolazione dei conflitti, è un'istituzione per la quale le parti in conflitto rimettono in seno a persone private, liberamente designate da loro, la missione di risolvere il loro litigio. Nell'ambito dell'OHADA, il ricorso all'arbitrato è definito dall'articolo 21 del Trattato del 27 Ottobre 1993 e che enuncia i criteri di ricorso all'arbitrato. Essi sono tre:
- criterio principale: il litigio arbitrabile deve essere di ordine contrattuale, cioè nascere da un contratto commerciale o civile.
- due criteri sussidiari: il primo che parla del domicilio o della residenza abituale (almeno una delle parti del contratto deve avere il suo principale stabilimento o la residenza abituale in uno degli stati dell'OHADA) e l'altro che tratta il luogo di esecuzione del contratto.
La Convenzione d'arbitrato, che è un atto uniforme, ha due titoli (clausola compromissoria o compromesso).
Il tema ha toccato inoltre, gli altri modi alternativi di risoluzione del conflitto, quali la mediazione e la conciliazione.
4- Pianificazione operazionale : il senso dell'organizzazione.
Affrontando questo tema, il signor Prosper Honagbode ci ha mostrato l'importanza della pianificazione in tutti i settori di attività; pianificazione che egli definisce come una nozione di economia dovuta dalla scarsità delle risorse di fronte ai molteplici bisogni; essa consiste nel determinare degli obiettivi precisi e nel mettere in opera dei mezzi propri, per ottenere dei risultati nei tempi previsti. Il relatore ha messo molto l'accento sulla gestione razionale del tempo e delle risorse umane.
Una volta stabilita la pertinenza e la necessità di realizzare dei programmi di sviluppo, si procede individuando due parti essenziali del progetto: quella retrospettiva e quella prospettiva, specificando i criteri di controllo e valutazione, la descrizione del processo con un accento particolare sugli obiettivi specifici e sulle attività legate ad ogni tappa, i metodi e le tecniche da adottare, gli attori e i ruoli, i risultati attesi.
Il professore ha concluso il suo intervento affermando che la pianificazione operazionale si riassume con questa massima: « Quand on ne sait pas ce qu'on cherche, on ne sait quand on l'a trouvé et il n'y a pas des vœux favorables pour celui qui ne sait où il va ». (Quando non si sa cosa si cerca, non ci si rende conto di quando lo si è trovato e non si può congratulare con chi non sa dove va)
5- I fattori sociologici che intervengono nella regolazione dei conflitti.
Il sociologo Dieudonné Eclou, nella sua esposizione, ci ha mostrato che la vita non è che una strumentalizzazione dell'ordine e del disordine. Secondo lui, due domande sono fondamentali: cosa dobbiamo fare se desideriamo rispettare l'essere umano? Secondo quale principio si deve organizzare la società umana? La prima rinvia ad un approccio etico e morale, mentre la seconda ad un approccio politico, all'organizzazione del sistema.
I problemi pratici possiedono in effetti questa caratteristica di esigere una soluzione precisa e concreta, ma ciò non significa che non si possa fare appello alla riflessione. I problemi umani non possono essere affrontati in maniera meccanica e quindi i conflitti sociali si possono comprendere attraverso differenti teorie che la sociologia ci propone: il funzionalismo, lo strutturalismo, il diffusionismo e l'evoluzionismo.
6- La questione etica dei conflitti e delle loro risoluzioni.
Facendo riferimento al compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Padre Raymond Goudjio ha cercato di definire la natura reale della pace attraverso un'analisi del secondo discorso di Papa Giovanni Paolo II al corpo diplomatico il 12 gennaio 1979, mettendo l'accento su tre elementi principali: il bene comune dell'umanità, l'esigenza totale di giustizia, una ricerca incessante di una soluzione giusta e umana. Per il Papa la pace è un'"utopia" alla quale il cristiano deve credere fermamente e per la quale si deve impegnare totalmente. Per raggiungere la pace l'uomo deve affrontare numerosi conflitti, che si possono classificare come conflitti di potere, d'interesse o di valori; conflitti che non nascono che dall'"essere uomo" di ogni individuo.
Quindi non vi è una risoluzione matematica dei conflitti e non si può nemmeno parlare di risoluzione propriamente detta; ma si fa lo sforzo del "superamento" dei conflitti, cercando un equilibrio tra i punti sensibili di tensione. "Che tu sia specialista nell'arte dello scoprire in tutte le creature, senza esclusione alcuna, il lato buono che possiede: non esiste persona che sia solo cattiveria. Tu sia specialista nell'arte dello scoprire in tutte le ideologie, senza esclusione alcuna, l'anima della verità che essa racchiude: l'intelligenza è incapace di aderire all'errore totale.".
I partecipanti alla sessione di formazione si sono lasciati in un clima di serenità e nella speranza di ritrovarsi in Aprile per la seconda parte.

