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Cile

Il diritto di imparare a vivere e non a uccidere

Molte morti senza spiegazioni apparenti, qualificate come "incidenti" si sono verificate nell'ambito del Servizio Militare Obbligatorio. Ricordiamo l'assassinio, mai dichiarato, della recluta Pedro Soto Tapia nel 1996; la strana morte del capo Orlando Morales Pinto nel settembre 2002 e la morte del giovane in servizio di leva Raúl Aedo nel luglio 2003, e la cd "tragedia di Antuco". Questi fatti furono presentati all'opinione pubblica come banali incidenti, ma rimangono aspetti oscuri su cui non è mai stata fatta luce.
Francesca Gavio (Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23 - 14 gennaio 2006


La morte di Raul Aedo è uno dei diversi fatti accaduti all'interno all'esercito cileno, che dimostrano, insieme alle diverse denunce per maltrattamenti, torture, agli incidenti e suicidi di soldati di leva, non del tutto comprovati tali, che ciò che viene insegnato e' frutto di una cultura della violenza, dove spesso i superiori, incapaci di controllo sopra loro stessi, abusano del potere.

Il caso Aedo e' il terzo, in ordine cronologico, con quello di Pedro Soto Tapia, Orlando Morales Pinto e i coscritti di Antuco, di morti che presentano diversi tratti comuni, fatta eccezione, da alcuni punti di vista, per il caso di Antuco; questi elementi comuni si riscontrano spesso anche nei casi di suicidio, o presunti tali, di giovani soldati di leva.
Quasi tutti erano giovani di famiglie in condizioni economiche medio basse. La scelta di fare il servizio militare era dettata dalla necessità economica più che da uno spirito di amore per la patria. L'esercito infatti permette di terminare il percorso di studio all'interno del reggimento, offre ai coscritti un casa, e un lavoro a coloro che decidono di proseguire la carriera militare.

In Cile il servizio militare non si può definire volontario. Al compimento dei 18 anni, i giovani che decidono di fare il servizio militare si iscrivono in una lista di coscritti. Nel caso in cui non si raggiunga il numero minimo di coscritti richiesti per quell'anno, automaticamente vengono chiamati anche coloro che non si sono iscritti alla lista, a meno che non presentino la matricola universitaria o riescano a evitarlo per vie traverse.
Elemento più importante che accomuna i primi tre casi che abbiamo citato è la scoperta da parte dei tre ragazzi di abuso e traffico di droga, di abuso di alcolici all'interno dei loro reggimenti e della presenza di almeno un superiore che li molestava o abusava di loro sessualmente.
Proviamo ad analizzare i casi singolarmente. Morales Pinto, contabile presso il Dipartimento di Tesoreria e Finanza del Comando di salute (Cosal), scoprì un buco di 127 milioni di pesos nel bilancio. Aedo venne a conoscenza di un luogo segreto dove furono seppelliti i corpi di desaparecidos durante la dittatura pinochettiana, e nel periodo in cui egli era coscritto presso quel reggimento, si stavano facendo scavi per spostare i corpi, per paura che venissero scoperti.

L'esercito in tutti e tre i casi ha dichiarato che i giovani si sono suicidati. Causa ufficiale della morte è stata la depressione per l'impossibilita' di aiutare economicamente la famiglia nel caso di Aedo, e la perdita della fidanzata nel caso di Morales Pinto (la storia era durata un solo mese).
I genitori delle vittime smentiscono le versioni dell'esercito, dichiarando che i figli avevano confessato loro di aver subito violenze fisiche e psicologiche all'interno del reggimento e, nel caso di Morales Pinto, di aver scoperto che nelle casse della tesoreria del comando di salute i conti non tornavano.
L'esercito, in questi casi, è come una "grande famiglia" (mafiosa): se uno dei suoi membri commette un errore, lo si difende in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo.
Nel caso di Antuco, dove nei pressi del vulcano che porta questo nome, nel maggio di quest'anno, morirono 44 giovani di leva del Reggimento di Fanteria n. 17 di Los Angeles e il sottoufficiale che li accompagnava nella spedizione, il generale Rodolfo Gonzales, superiore dei coscritti, rimane tuttora impunito. Egli diede l'ordine della spedizione, nonostante lo avessero avvertito che era in arrivo una tormenta di neve e pioggia. Egli rimase nella baita e mandò a morire i giovani del suo reggimento, dichiarando che lo fece per "un dovere etico basato sull'onore militare". Quale significato si può attribuire a tale affermazione, forse quello secondo cui un vero uomo e vero soldato, per essere definito tale, deve morire coraggiosamente (in questo caso nel tentativo di affrontare una tormenta di neve)?

Anche nei tre casi di "suicidio" di Soto Tapia, Morales Pinto e Aedo l'esercito ha difeso i suoi membri: si sono occultate prove, cancellate impronte, i vestiti indossati dalle vittime non appartenevano alle vittime stesse o comunque erano stati cambiati ed erano inspiegabilmente poco sporchi di sangue, mentre per le versioni dell'esercito (per cui i tre giovani si suicidarono con un colpo alla testa) avrebbe dovuto esserci sangue ovunque, cosa che non fu, come lo stesso padre di Aedo ha testimoniato, portato sul luogo del delitto, con ancora a terra il corpo del figlio.
Il corpo di Morales Pinto fu consegnato ai genitori in un'urna chiusa, poiché, spiegò l'esercito, il volto era sfigurato a causa del colpo che si inflisse e non si voleva provocare ulteriore shock ai genitori. Tuttavia essi pretesero di vedere il corpo. Quando aprirono l'urna trovarono il viso intatto, evidenti ferite sulle mani, segni di torture su tutto il corpo e di elettrodi sui genitali. Per sottolineare con maggior fermezza l'evidente menzogna portata avanti dall'esercito, si può citare il fatto che di Morales Pinto non si trovò il corpo, bensì parti di esso mutilate, nei pressi di Rancagua, dove lui lavorava. Come può un uomo suicidarsi tagliandosi a pezzi?

Le varie incongruenze nella prima autopsia portarono i giudici della corte militare a richiedere la riesumazione dei corpi per una seconda autopsia. In tutti e tre i casi essa confermò l'ipotesi di omicidio. Non vennero trovate tracce di polvere da sparo sulle mani o altre parti del corpo dei giovani; la traiettoria e il percorso dei proiettili che li uccisero dimostravano che erano stati sparati da una distanza ravvicinata e da terzi; i medici trovarono anche evidenti segni di torture ed emorragie interne.
In Cile la morte che hanno subito questi tre giovani viene definita morte por sapo ("per rospo"): sapevano fatti e cose che non avrebbero dovuto conoscere e per questo sono morti, perché non rivelassero le informazioni, compromettenti per l'esercito.
Si conoscono i colpevoli, si hanno le prove, ma la giustizia militare, che ha in mano i casi dei tre giovani, non e' ancora arrivata a una sentenza giusta, anche a causa della mancanza di denaro da parte dei parenti delle vittime che non permette di disporre di avvocati maggiormente qualificati. La speranza è che i casi passino alla giustizia civile e, se nemmeno questa dovesse funzionare, alla giustizia internazionale. Perché in un paese democratico occorre rivolgersi altrove per ottenere giustizia?

Questi giovani e i loro familiari non stanno affrontando solo una morte biologica, fisica, ma anche una morte sociale. Quando si ha a che fare con l'esercito la gente ha la tendenza a isolare, temendo ripercussioni di qualche genere su se stessi. I mass media, per una questione di audience, a volte strumentalizzano i fatti contro la stessa famiglia.
Questo è, in parte, ciò che resta di 17 anni di dittatura. Essa ha lasciato tre diversi tipi di eredità, attraverso cui molti cileni si interfacciano con la vita quotidiana. La dittatura ha lasciato la paura di parlare della dittatura stessa, dei desaparecidos e dei fatti che tutt'oggi accadono legati all'esercito, alle forze militari, temendo possibili ripercussioni.
In secondo luogo in alcune persone ha lasciato la convinzione che solo con la violenza si possa ottenere ciò che si vuole.

Tuttavia, è bene ricordarlo, la dittatura ha fatto nascere anche molti movimenti per la pace, la nonviolenza, i diritti umani, e questo è un buon punto di partenza per un Cile realmente democratico e un forte appoggio per le stesse famiglie che hanno perso i figli e nipoti in un'istituzione, come quella dell'esercito, che per molti non ha senso di esistere in un paese democratico.
Da questi movimenti nascono le basi per un vero servizio di leva volontario: nessuna legge può obbligare un giovane a imparare a uccidere, ognuno deve avere il diritto di imparare a vivere.

Note:

Sitografia:
http://www.codeju.cl
http://www.copiso.cl
http://www.defensa.cl
http://www.elperiodista.cl
http://www.emol.com
http://www.impch.cl
http://www.lanacion.cl
http://www.puntofinal.cl
http://www.serpajchile.cl

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