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Brasile

Il Natale di Laura

Lo sguardo, forse ingenuo, ma reale, di una ragazza occidentale su un "mondo diverso", nella ricerca di quanta responsabilità abbiamo, come occidentali, nel renderlo "diverso".
Laura Grosselle (Casco Bianco a Itaobim - Brasile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23 - 13 gennaio 2006


Succede di trovarsi in una terra lontana da quella dove si è sempre abitato. Di aver studiato la geografia di un paese, di aver sentito parlare di un popolo, e di questo popolo sapere le poche cose basilari che sembra sia necessario sapere, i classici stereotipi attraverso cui la gente classifica il resto del mondo.
Il resto del mondo purtroppo è una realtà infinitamente grande per poterla inglobare in poche parole. Quanti sentimenti possono nascere dentro un uomo in un solo attimo! Eppure basterebbero poche parole per definire una realtà che non abbiamo mai conosciuto. Brasile: uno dei paesi più vasti del mondo, dopo Cina, Russia, Canada. Uno dei paesi più poveri del mondo. Un paese del terzo mondo. Questo è il primo grande errore. Se è vero che la realtà viene forgiata dalle parole che utilizziamo, e il razzismo nasce dalla parola "negro" o "slavo", dal disprezzo che si sente nel suono che hanno queste parole, "terzo mondo" è un'altra definizione errata. Profondamente ingiusta e prepotente.


Chi è che chiama "terzo mondo" il Brasile o uno qualsiasi dei paesi più poveri del mondo? I ricchi del mondo. Quelli che quando pensano per un attimo, che esistono al mondo delle persone nate povere, lo fanno distrattamente, e quasi con disgusto immaginano l'ambiente in cui queste persone sopravvivono. Il grande errore è pensare che esista un primo, un secondo e un terzo mondo. Con questa classificazione mettiamo dei limiti, costruiamo dei muri all'interno della stessa razza: gli uomini. Ogni uomo nasce, si forma e si adatta secondo l'ambiente particolare che lo circonda. Quello che fa vivere tante persone nella sofferenza non è l'essere nate in un ambiente povero, ma il fatto che altre persone appartenenti ad un popolo che è nato prima, ed ha avuto modo di avere una propria storia, e per causa del suo spirito avventuriero, di ricerca, abbia scoperto l'esistenza di altre terre e se ne sia appropriato. Senza preoccuparsi della sorte di quelle persone a cui veniva tolto tutto, anzi approfittando del fatto che tali persone potessero essere sottomesse tanto facilmente.


Ora che questo ordine è stato stabilito, coloro che vivono nel primo mondo permettono che continui così. Noi, mi dispiace dirlo, ma siamo noi i fortunati, ad avere in mano le sorti del mondo, perché siamo noi, nella nostra falsa ignoranza a permettere che si perpetui questa divisione tra ricchi e poveri. Se sapessimo... mentre corriamo a comperare le cose più stupide per fare regali a tutti, esiste un altro paese, non importa quanto lontano, fatto di case di mattoni che nel momento in cui noi ci prepariamo ai cenoni Natale stanno crollando perché è la stagione delle piogge e queste casette non reggono. Se pensassimo per una volta, che non è importante essere "nella media", comperare regali anche alle persone che non c'interessano solo perché bisogna, sposarsi perché si deve ad una certa età, trovare un certo tipo di lavoro perché fa avere la sicurezza economica che fa vivere tranquilli, dare le risposte più banali per paura che si sappia che non la pensiamo come "bisognerebbe" pensare, salutare col sorriso una persona che non ci piace per convenienza, allora cominceremmo a vivere più liberi. Cominceremmo ad essere noi stessi. E da lì inizierebbero a cambiare le cose. Cambiando noi.

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