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Bolivia

Resoconto sulla rivolta boliviana dell’ottobre 2003

Dopo ore di confusione e anarchia, arriva la notizia attesa: il presidente si è dimesso e la tranquillità è tornata a La Paz.
Dario Vanoli (Casco Bianco a La Paz, Bolivia)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 31 ottobre 2003


LA BOLIVIA
E’ proprio tutto un altro mondo, un’altra mentalità; ci sono ragazzi/e già con figli, c’è un divario tra i poveri e i ricchi. Infatti, la maggior parte delle organizzazioni di volontariato e dei fondi a disposizione è straniera, anche italiana. E’ comunque un Paese affascinante con le sue montagne e gli altopiani magnifici! Siamo solo a tre ore dalla giungla, col rio (fiume, ndr) e le piante ogni tipo di frutta tropicale. Nel centro della capitale ci sono anche palazzoni, uffici, bar, pub, ristoranti.. insomma di tutto.
I costi della vita sono bassi e per strada tutti vendono di tutto, perfino io potrei farlo: c’è chi frulla, chi spreme arance, chi vende souvenir o cd pirata, chi lustra scarpe, chi cerca lavoro lasciando una valigetta agli incroci con scritto il suo mestiere. Con due boliviani (quasi 0.20 Euro) prendi un frullato della frutta che vuoi e con un boliviano tre panini.

PRIMA DELLA RIVOLTA
Vivendo lontano dalla città sono al sicuro; purtroppo in città ci sono grossi movimenti: in questa settimana i bloqueos (blocchi, ndr) si sono fatti più duri e numerosi. Lunedì la gente ha bloccato completamente le strade e ci sono stati scontri tra studenti universitari, poliziotti e civili: lancio di molotov, gas, pietre e bottiglie. I negozi sono rimasti chiusi,a quanto mi hanno riferito.
Oggi sono in città: rimangono dei focolai di protesta da parte di movimenti pacifisti, senza scontri; le strade sono comunque bloccate al traffico e si sente che si respira un’aria di certo non pacifica, gente seduta ferma di tutte le età e poliziotti in giro ovunque.

DOPO LA RIVOLTA
L’incubo sembra terminato: la giornata di ieri è stata lunga e intensa, sembrava non finire mai. Abbiamo saputo nel tardi pomeriggio che il Presidente della Repubblica è scappato e quindi si è dimesso, lasciando per qualche ora il paese nella più totale anarchia. Come si pensava, ora provvisoriamente sale al governo il vice presidente Mesa, che si era dissociato e che raccoglie il consenso soprattutto dello schieramento di centro, composto in gran parte da borghesi cattolici. Vedremo ora cosa succederà nel paese. Se ieri la situazione non fosse cambiata, sarebbe toccato a noi europei lasciare la città per raggiungere Santa Cruz di notte, sperando che l’accesso all’aeroporto fosse permesso. Il nostro responsabile Caschi Bianchi in Italia ipotizzava un nostro rientro per riposare e fare il punto della situazione. Durante la mattinata di ieri abbiamo partecipato ad una marcia pacifista, qui vicino, per sensibilizzare più che altro il vicinato. Nella parrocchia vicina don Alejandro di Bergamo, responsabile di due centri per ex alcolisti della comunità, era da 48 ore in sciopero della fame per le dimissioni del presidente. Eravamo quindi nel dubbio: non volevamo rientrare dopo solo 4 settimane, ma progettavamo comunque un’uscita dal paese, pur rimanendo in America Latina. Dopo ore di attesa davanti al televisore, da cui sentivamo dipendere anche il nostro futuro, arriva finalmente la conferma della notizia di cui tanto si era parlato nelle ore precedenti. La città è in festa: botti e fuochi d’artificio per tutta la notte. Suoni che solo la sera precedente ci avrebbero spaventato, ora sono un segno di festa, di rinascita. Il 17 ottobre sarà ricordato come un giorno importante per i boliviani. Ora la città è tranquilla, la mobilità è tornata regolare, i negozi sono di nuovo aperti. Bisogna ora ricostruire nel nome della democrazia il governo boliviano, vedere cosa succede... Un Paese ricco di risorse che merita più di quanto ha avuto finora: il 2003 non è stato un anno facile, tocca partire nuovamente!

Dopo lo storico ottobre boliviano (storico perché il popolo, in guerra/rivoluzione per la seconda volta in otto mesi, ha vinto il potere del governo, degli Stati Uniti e dell’UE... purtroppo con molti morti), la situazione in città è migliorata, però tutto può ancora succedere. La questione del gas, e quella delle sovvenzioni alle famiglie dei feriti e dei morti, sono ancora dei grossi problemi per il governo. Per questo sono ancora in corso diversi scioperi della fame affinché lo Stato si muova.
Carlos Mesa, il nuovo Presidente boliviano, si trova ora quindi ad affrontare questioni delicate: in politica estera deve discutere con Chavez e con il Chile, per la questione dello sbocco sul mare. Staremo a vedere...e teniamo le dita incrociate: la Bolivia è in gravi condizioni dal punto di vista socio-politico e si trova, come ha già fatto altre volte, a ripartire da zero.

p.s. presto torneremo alle nostre destinazioni: l’ambasciatore e la moglie sono stati gentilissimi nell’ospitarci; soprattutto ci hanno aiutato a capire bene come muoverci e cosa stava accadendo. La moglie ci ha parlato molto del presidente e di come stanno in realtà le cose e di come l’informazione accentui determinate notizie in base alla politica. Per noi, sicuramente un’esperienza di vita importante e indimenticabile, che si è conclusa bene.

Note:

Informazioni su rivolta 2003: http://www.zmag.org/Italy/podur-qabolivia.htm

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