Aspettando (invano) un bulldozer
Ieri, nel pomeriggio è venuto a trovarci H., una delle persone con cui abbiamo maggiori contatti qui ad Al Qarara (anche perché è uno dei pochi che parla inglese e può farci da interprete) nonché rappresentante locale del PPP (Popular Palestinian Party), dicendo che c'era un "big broblem" (i palestinesi quando parlano inglese dicono b al posto di p e così i loro discorsi sono pieni di broject, barents, placet, broblem,...ma la cosa più divertente è che dicono pomp al posto di bomb).
Il big broblem riguardava alcune abitazioni vicino alla Kussufim Road, la strada che collega gli insediamenti di coloni nella Striscia di Gaza direttamente con Israele. Molte delle abitazioni che si trovavano troppo vicine alla Kussufim Road sono state demolite e molte altre faranno la stessa fine. Ufficialmente questo avviene per motivi di sicurezza, per proteggere i coloni che percorrono quella strada e si sentono minacciati dai palestinesi che vivono a meno di cento metri (basti pensare che gli insediamenti israeliani nella striscia sono abitati da circa 3000 coloni e da 6000 soldati... praticamente ogni colono ha due guardie del corpo personali).
Per questi stessi motivi di sicurezza l'anno scorso l'esercito israeliano ha interrotto una strada che portava ad alcune case che si trovano ad un centinaio di metri dalla strada dei coloni. Il problema è che vicino a questa strada scorre un fiume e negli ultimi due giorni ha piovuto così tanto che il fiume è straripato allagando tutte le abitazioni senza alcuna possibilità per l'acqua di defluire a causa dell'interruzione. E' stato così necessario utilizzare una ruspa che è subito rimasta bloccata nel fango. Per poter chiamare un'altra ruspa che liberasse la prima e continuasse il lavoro era però necessario chiedere il permesso ai soldati israeliani che dalla torretta controllano quella zona. Nonostante infatti si tratti di territorio palestinese, questa gente vive troppo vicino alla by-pass road e secondo l'esercito rappresenta una seria minaccia per i coloni. Siccome i palestinesi temevano che i soldati avrebbero sparato contro di loro durante i lavori, hanno chiesto il nostro intervento, che alla fine si è rivelato più semplice del previsto. A., C. ed io siamo arrivati fino alla recinzione di filo spinato che impedisce ai palestinesi di avvicinarsi a più di cento metri dalla strada (se questo l'avesse fatto un palestinese, adesso non sarebbe qui a raccontarvelo) e, agitando le braccia, abbiamo cercato di far capire che avevamo delle richieste da fare. Nessuno è uscito dalla torretta né dalla jeep ma, anche se non ci spieghiamo bene come, l'ufficiale sulla jeep è riuscito a chiamarci al cellulare dicendo che avrebbe mandato presto un bulldozer da Khan Younis. Inutile dire che il bulldozer quella sera l'abbiamo aspettato fino a quando il coprifuoco ce l'ha permesso ma non è mai arrivato. Così siamo tornati ad aspettarlo ieri mattina e, fra un tè e l'altro, siamo rimasti finché non siamo stati sicuri che operai e abitanti non avrebbero più corso rischi. Come vi dicevo, qui anche le cose più semplici possono diventare complicate...
www.alternativenews.org (sito del AIC, centro di informazione alternativa israelo-palestinese)

