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Fuckthemissionaries

La quotidianità della vita del missionario: pesi e contraddizioni. Arrivato in baraccopoli, Luca si rende conto di quanto sia veramente difficile condividere: un povero può aiutare i poveri?
Luca Refatti (Casco Bianco a Nairobi, Kenya)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 17 marzo 2004

Uno vola a Soweto convinto di andare a fare la vita del povero. Poi si ritrova nella baracca più bella di tutto lo slum. Mangia tutti i giorni, 2 volte al giorno, magari non benissimo, ma non soffre la fame. Ha le medicine per la tosse, la diarrea e il mal di stomaco. Si beve la cola tutti i giorni e quando capita si fa il giro in città. Poi c’è il masai market, la carne di rinoceronte al ristorante “Carnevor” e la gita a Mombasa. Mentre uno di qui non ha un euro per andare a Nairobi in matatu (taxi collettivo locale, molto economico). Qualcuno mangia una volta al giorno. Qualcuno si cura facendo finta di non essere malato. Condividere in missione non significa certo fare la vita del povero.

Magari si condivide lo stato d’insicurezza generalizzata. E questa non è una cosa facile. Quel prete a Githurai lo hanno ridotto proprio male: il mignolo della mano destra lo ha perso; la mano sinistra è tutta fasciata; la testa è una cicatrice; lui non si è ancora ripreso bene dal coma. Parla a fatica, cammina a fatica e sembra uno scemo. Quando l’ho visto, mi ha fatto una gran tenerezza. Ti rapinano, menano, feriscono, umiliano e la polizia è corrotta. Ma la pelle bianca vale molto più di quella nera. E i neri lo sanno e ci pensano due volte prima di far fuori un bianco. Perchè un bianco ha sempre un’ambasciata alle spalle, e se lo ammazzi puoi star sicuro che prima o poi la paghi. Di un negro non se ne frega nessuno. Condividere in missione non significa valere quanto un povero. I rapinatori del prete di Githurai sono già in prigione.

Essere poveri significa non poter scegliere. Se sei povero non scegli cosa fare da grande. E nemmeno di andare in centro città. E nemmeno cosa cucinare per cena. Se sei povero non puoi scegliere perchè non sei mai andato a scuola, perchè non sei mai uscito dalla tua baraccopoli, perchè hai sempre visto tua madre prima prostituirsi poi venire picchiata, perchè sei sempre stato picchiato. Non puoi scegliere perchè hai fame e sei malato e comunque non vivrai più di 50 anni. Scegliere la povertà è una libertà che i poveri non hanno: non si può scegliere di diventare poveri, perchè i poveri non scelgono. Tanto meno se hai un biglietto aereo in tasca, una famiglia che ti aspetta a casa e un certificato di laurea nel cassetto. Condividere in missione non significa diventare poveri

Simone ha portato la croce di Cristo, ma non si è fatto crocifiggere al suo posto. Così anche il missionario non si sostituisce né si aggiunge al povero, ma porta un po’ del suo peso, aiutandolo spiritualmente e materialmente finchè può. Ma se un missionario fosse veramente povero, come potrebbe aiutare i suoi poveri?

Il peso del missionario sta nel fatto che il suo aiuto diviene spesso segno di contraddizione ed ingiustizia. Ti è stato detto di non giudicare, eppure tu decidi chi avrà da mangiare e chi no. Ti è stato detto di non preoccuparti del domani, eppure tu obbedisci al bilancio perchè altrimenti i soldi non bastano mai. Ti è stato detto di accogliere i più piccoli, eppure i bambini stanno fuori perchè fanno confusione. Ti è stato detto di non temere, eppure tu hai paura dei ladri. Ti è stato detto di lasciare tutto per il Signore, eppure tu hai le tue esigenze. E mentre tu stai bene, hai sempre qualcuno che soffre davanti agli occhi.

Non è facile scegliere di stare con i poveri e capire che non è possibile diventare uno di loro. Non è facile scegliere di testimoniare Cristo e scoprire di non essere capace di affidarsi a Lui in tutto. Questa contraddizione, vissuta quotidianamente, è lacerante. Padre Zanotelli diceva che i poveri non ci lasceranno dormire. Aveva ragione.


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