Gruppi di tematiche

Cile

Caschi Bianchi Apg 23
Fonte: AA. VV., Guida del Mondo 2003/2004, Editori EMI, Bologna 2003
AA.VV, Chile e Isola di Pasqua, Lonely Planet, 2000

Estensione: 756.826 Km² (più di due volte l'Italia)
Popolazione: 15.328.000 (2001)
Densità: 20 ab/Km²
Capitale: Santiago (4.890.000 ab.)
Lingua: spagnolo
Religione: cattolica 77%, protestante 13%
Minoranze etniche: Mapuche (300.000)
Forma di governo: Repubblica Presidenziale (Ricardo Lagos Escobar dal 2000)
Principali industrie: lavorazione del rame e altri minerali, industria alimentare, pesca, legno, acciaio.
Reddito pro-capite: $ 9.417
Tasso di alfabetizzazione: 96%
Aspettativa di vita: donne 79 uomini 73
Consumo di calorie giornaliero: 2854 pro capite
Tasso di disoccupazione: 9% (2000)

CENNI STORICI

Conquistato dagli spagnoli nel 1540, il Cile diventa ufficialmente indipendente nel 1810. Il potere statale si concretizza in una forma di oligarchia, chiamata anche "repubblica aristocratica", che nega la rappresentanza politica ai settori urbani meno favoriti, al ceto medio e alla classe operaia. E' solo nella prima metà del XX secolo che, grazie alle organizzazioni sindacali e ai movimenti politici a favore del proletariato, si ottengono le prime importanti conquiste democratiche e sociali come l'estensione del diritto di voto, la giornata lavorativa di otto ore e la regolamentazione dell'impiego minorile e femminile. A partire dagli anni trenta l'economia cilena, essenzialmente agricola e mineraria, subisce un processo di industrializzazione, principale motore dell'urbanizzazione. Gli anni successivi vedono un maggior coinvolgimento politico della popolazione, che porta nel 1970 alla vittoria elettorale di Unità Popolare, partito guidato dal medico socialista Salvador Allende, il quale si impegna subito in una serie di riforme: statalizza l'industria del rame, le banche e la gestione del commercio estero, e inizia un processo di riforma agraria. Ma le élites estromesse dal potere, timorose del diffondersi in America Latina di un modello socio-economico alternativo a quello liberista, organizzano, con il supporto del Pentagono e della CIA, un colpo di stato. L'11 settembre 1973 le forze armate cilene, sotto la guida del generale Augusto Pinochet, assaltano il palazzo presidenziale provocando la morte del presidente Allende e iniziando un periodo di sanguinosa repressione, macchiandosi di delitti quali la tortura e l'eliminazione fisica nei confronti degli oppositori.
Il periodo dittatoriale è caratterizzato da una fortissima spinta neoliberista attuata sotto le direttive di Milton Friedman e della scuola di Chicago, che aumenta ulteriormente il divario sociale tra le classi. Il malcontento popolare si esprime nel 1988 in un referendum che boccia la proroga di otto anni sul mandato di Pinochet. L'anno successivo è quello delle prime elezioni democratiche, anche se il dittatore rimane alla guida dell'esercito fino al 1998, quando viene arrestato a Londra in seguito alla richiesta di estradizione da parte del giudice spagnolo Baltasar Garzón

PROBLEMATICHE SOCIALI
Dittatura e memoria

"La nostra è stata l'unica transizione, in tutta l'America Latina,
da cui i militari siano usciti vergini e senza macchia"
Un ex capitano dell'esercito
(cit. in M. Cooper, Io e Pinochet, Feltrinelli, Milano, 2003, p. 95)
Sicuramente i decenni della dittatura sono stati i più dolenti della storia cilena: le migliaia di persone scomparse, hanno contribuito a determinare una cultura dell'odio e della violenza i cui segni sono evidenti ancora oggi. Soprattutto per l'educazione ai diritti umani, gli stralci del governo Pinochet si rivelano determinanti: la popolazione non vuole dimenticare, cerca di perdonare, ma spesso non riesce a nascondere l'odio e lo sconforto per i familiari perduti. A fronte di questo problema è particolarmente urgente in questo Paese una sensibilizzazione alla pace e alla non violenza, che si incontri con i ricordi passati e permetta ai cileni di superare i traumi della loro storia.
Dopo la nomina della commissione governativa "Verità e Riconciliazione" nel 1990 alcuni dei fatti più salienti, il numero dei desaparecidos e delle torture subite dagli oppositori, furono accertati e resi noti nonostante l'Esercito e la Corte Suprema di Giustizia continuassero a difendere la loro condotta nel periodo della dittatura, negando qualsiasi validità del rapporto della commissione.
Attualmente sono stati aperti procedimenti giudiziari su diverse forme di violazione dei diritti umani:
- Carovana della morte: nel luglio 2003 la Corte Suprema ha archiviato il processo connesso alla Carovana della morte, un'operazione militare che causò la morte di 75 persone nel 1973. La sentenza ha stabilito che Augusto Pinochet non era mentalmente in grado di affrontare il processo e che le sue condizioni erano incurabili.
- L'indagine Prats: sempre nel luglio 2003 un giudice argentino ha chiesto che fosse sospesa l'immunità di cui gode Pinochet quale ex presidente per poterlo interrogare in merito alle uccisioni del generale cileno Carlos Prats e di sua moglie, avvenuta a Buenos Aires nel 1974. A novembre la Corte Suprema ha confermato la decisione della Corte d'Appello di Santiago che aveva rifiutato la richiesta.
- Altri casi: nel corso dell'anno sono stati registrati alcuni progressi e nuove iniziative legali in merito alle passate violazioni di diritti umani. Tra queste figura l'inchiesta sull'uccisione di due bambini, Jim Christie Bossi di otto anni e Rodrigo Javier Palma Morata di sette, avvenuta nel dicembre del 1973, e il processo contro sette persone che avevano fatto parte della Direccíon de Inteligencia Nacional (Dina), direzione dei servizi segreti, accusate del rapimento di circa 20 persone.
- Villa Grimaldi, un centro segreto di detenzione a Santiago, tra il 1974 e il 1975 Dei 20 rapiti non si è poi saputo più nulla. Sono state avviate inoltre delle inchieste sui recenti tentativi da parte delle forze armate di insabbiare le prove dei loro crimini.
Le conseguenze del neoliberismo

"Al di là degli eufemismi, la privatizzazione della sanità, della sicurezza sociale e dell'istruzione attuata dai neo-liberali, ha imposto una logica brutale: le cure sanitarie, la qualità dell'istruzione per i figli, la pensione al termine della vita lavorativa dipendono strettamente dal denaro che possiedi"
Le conseguenze dello sfrenato liberismo promosso da Pinochet si manifestano ancora nella vita quotidiana del popolo cileno.
In campo educativo ad esempio, nel corso degli anni ottanta, è stata adottata la politica dello "stato sussidiario" attraverso il quale il regime militare ha passato l'amministrazione delle scuole pubbliche alle autorità municipali e ha promosso la partecipazione del settore privato mediante sussidi pro capite equivalenti a quelli concessi alle scuole pubbliche; inoltre ha facilitato la fondazione di università private. In realtà, nell'applicazione delle politiche sociali, si è imposto quale criterio fondamentale il principio del rendimento economico. Ciò è ancora più evidente se si posa lo sguardo sul sistema sanitario: la riforma alla fine degli anni settanta è consistita essenzialmente nel decentramento del sistema ufficiale e nella privatizzazione di una notevole parte dei servizi. Da questa nuova legge nasce l'Istituzione assicurativa sanitaria (ISAPRE), alla quale ogni persona salariata deve versare obbligatoriamente una percentuale del proprio stipendio (7%) per avere una garanzia sanitaria minima. I cittadini possono contrattare maggiori benefici destinando liberamente un contributo secondo le proprie possibilità, in aggiunta alla tassa di base. Si verifica quindi la situazione in cui le garanzie sanitarie e la qualità dei benefici dipendono essenzialmente dal livello del reddito della persona assicurata, senza considerare che vi sono distinzioni nei prezzi relative a variabili come l'età e il sesso.

Il potere delle armi

Nonostante le forze armate non rappresentino più il potere politico cileno, la loro influenza è ancora molto forte in tutte le sfere dello stato. L'esercito, i carabineros e le forze di sicurezza vengono accusati frequentemente di abusi e maltrattamenti nei confronti sia della popolazione carceraria sia dei coscritti.
Un'inchiesta è stata aperta nei confronti dei secondini del carcere di Colina II, accusati di percosse e sevizie. La sentenza della Corte d'Appello di Santiago ha stabilito che i detenuti erano stati oggetto di trattamenti crudeli, disumani e degradanti.
Procedimenti giudiziari sono in corso anche per accertare le cause della morte di due giovani arruolati nel servizio di leva.
Il 15 dicembre 1996 Pedro Soto Tapia scompare dalla caserma. I suoi resti vengono trovati tre mesi dopo in una grotta di montagna. Pochi anni dopo muore anche E. Morales vittima di tortura e maltrattamenti in caserma.

L'autodeterminazione dei Mapuche

I Mapuche, popolazione indigena che abita a sud del fiume Bio bio, portano avanti da anni una lotta contro il governo cileno. Questa popolazione, che fin dal 1553 si trova a difendere la propria autodeterminazione, denuncia da anni l'esproprio delle terre, la distruzione delle colture, l'impunità nei confronti delle compagnie forestali private e delle aziende produttrici di energia elettrica nei 200 mila ettari (il 60% dei loro possedimenti) sottratti loro durante la dittatura militare.
Nel 1997 i Mapuche fondano il Coordinamento della Comunità Mapuche che nel 1999 organizza una marcia a piedi fino a Santiago per rivendicare allo stato cileno la restituzione delle terre e prevenire l'espansione delle compagnie private. A seguito degli scontri e della repressione decine di leaders Mapuche vengono incarcerati e processati dai tribunali militari. Sempre nello stesso anno una squadra speciale di poliziotti, assistita da elicotteri, cinge d'assedio il villaggio di Temicuicui.
Il governo annuncia ai Mapuche un indennizzo di 275 milioni di dollari per la costruzione di strade, aiuti tecnico agricoli, borse di studio, ammortizzazione del debito contratto con l'agenzia agricola dello stato, istituzione di scuole bilingui. Tuttavia i leader Mapuche considerano il piano una delle solite promesse infondate, come si sta verificando. La costituzione cilena, infatti, a differenza di altre in America Latina, non offre alcun trattamento speciale alle comunità indigene.
Attualmente è in corso un'inchiesta sulla morte di Edmundo Alex Lemun, un diciassettenne appartenente alla comunità, ucciso nel novembre del 2003 con un colpo di arma da fuoco in uno scontro tra Mapuche e carabineros.

CONTESTUALIZZAZIONE DEL PROGETTO
L'area del Cile attualmente più ricca di iniziative è quella di Santiago, capitale del paese che raggruppa quasi la metà della popolazione. Nella città convivono benessere occidentale e estrema povertà: la missione principale dei Caschi Bianchi è quella di supportare, attraverso il principio di condivisione, la vita degli emarginati.
Diversi sono i progetti e le modalità di partecipazione:

Case famiglia
Luogo di accoglienza delle persone bisognose all'interno di un nucleo famigliare già formato.
Casa di pronta accoglienza Centro per ragazzi di strada o con un passato di illegalità e tossicodipendenza in cui si cerca di affrontare insieme un percorso di recupero.

Centro aperto "San Juan Leonardi" Centro diurno dove sono accolti più di 140 bambini. Si contribuisce sia al loro sviluppo pedagogico sia al sostentamento alimentare.

Escuelita Doposcuola in cui i bambini sono impegnati in attività scolastiche e ricreative.

Mensa Mensa giornaliera che tutti i giorni all'ora di pranzo accoglie i senzatetto.

Note:

http://www.desaparecidos.org/chile/">desaparecidos http://www.amnesty.it/pubblicazioni/rapporto2003/">Amnesty International http://www.hrw.org/campaigns/chile98/">Human Rights Watch ahref="http://www.memoriayjusticia.cl/english/en_focus-grimaldi.html

Powered by PhPeace 2.2 alpha