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Palestina

Welcome to Ramallah - Benvenuti a Ramallah

Durante il coprifuoco anche una città "privilegiata" come Ramallah si trasforma in un deserto inospitale. Manuela, bloccata fuori città, è accolta da un collega e ha l'occasione di confrontarsi con una donna musulmana senza veli.
Mauela Malfitano (Casco Bianco in Palestina)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 31 ottobre 2003

Ciao a tutti, finalmente ci sono anch'io! Devo dire che mi è proprio mancato non essere in contatto con voi. Ma adesso eccomi qua, ad arricchire il quadro già movimentato dei caschi bianchi in giro per il mondo. Ho letto con molta apprensione le mail dalla Bolivia, ragazzi...-mi sono detta- altro che Palestina! Ramallah è un paradiso in confronto! O meglio, lo era fino a ieri sera.
In effetti, l'impatto è stato più che positivo. Una cittadina dinamica, vivace, con un sole stupendo e della gente molto accogliente. Certo, porta i segni delle incursioni israeliane, ovunque ci sono palazzi e strade distrutti (e questo calcinaccio che si insinua dappertutto), ma c'è anche molto in via di ricostruzione. Insomma: mi aspettavo di peggio. È anche vero che, a detta di tutti, Ramallah è una città privilegiata, un'eccezione rispetto al resto della Palestina. Quasi un'oasi felice. Ci avevano praticamente convinti di questo, quando improvvisamente...arriva il coprifuoco! In quel momento (erano circa le venti), io e Matteo eravamo fuori dalla città; Ahmad, un collega dell'HDIP, l'associazione presso la quale lavoro, ci aveva invitati per un caffè a casa sua, nei pressi del checkpoint di Qalandiya.
Arrivati in casa, accendiamo la TV e Ahmad ci fa notare che al-Jazeera (emittente televisiva del Qatar, ndr) sta trasmettendo in diretta le immagini di Ramallah sotto coprifuoco. A stento riconosco la città. Le immagini mostrano proprio il nostro quartiere, la piazza al-Manara e il mercato dove facciamo la spesa, a due passi da casa. Ma al posto dei colorati banchi di frutta e dei puzzolenti kebab, vedo una città deserta, assediata dai soli militari israeliani e dai loro tank: tutti i negozi sono chiusi, le poche persone rimaste per strada corrono verso le proprie case, alzando e agitando le braccia di fronte ai soldati che sparano in aria per intimorirli. È scioccante assistere a un cambiamento del genere, da un minuto all'altro. E proprio sotto casa nostra... Ahmad ci dice di stare tranquilli, che non è niente di nuovo per loro, e che siamo al sicuro in casa sua. Subito dopo ci chiama Bahia, nostra responsabile a Ramallah, dicendoci di non muoverci, non è sicuro tornare in città, almeno per questa notte. Domani si vedrà...
In fondo siamo fortunati, penso, Ahmad e sua moglie Abyr ci accolgono con una tale ospitalità...
Passiamo la serata a parlare della loro situazione, delle radici storiche della questione palestinese, del Corano, dei costumi dettati dalla loro religione. Abyr mi chiede un sacco di cose della vita in Europa, di quello che in Italia si dice sulla questione palestinese, di me e del perché mi trovi lì. Mi piace la sua curiosità, non è il solito modo formale di fare domande, si vede che ha davvero voglia di sapere cosa succede da noi, di conoscere cose diverse da quelle a cui lei è abituata. Restiamo da sole in casa e si toglie il velo, resto colpita dalla sua bellezza, i capelli neri accentuano la profondità del suo sguardo. Mi chiede cosa penso del velo e del modo di vestire degli occidentali. Secondo lei, il portare delle maglie senza maniche o delle gonne corte è causa di "gravi problemi sociali" da noi (per esempio avere dei bambini fuori dal matrimonio). Resto letteralmente SPIAZZATA dalle sue osservazioni, non so cosa rispondere. Quando mai mi è capitato di considerare il modo di vestire di noi "occidentali" una fonte di problemi sociali...!!! Nonostante la nostra diversità, resto affascinata da Abyr, dalla sua intelligenza, dalla sua cultura, dalla sua fede.
Passiamo la notte su dei materassi sistemati nel salone, e il mattino dopo è già tutto finito. Ahmad ci sveglia dicendoci che possiamo andare al lavoro, il coprifuoco è finito. Tornando in città vediamo i segni dell'incursione israeliana: gente che si appresta a ripulire le strade dalle pietre (tipica reazione dei Palestinesi di fronte ai tank). Meno gente in giro, ma la routine quotidiana ricomincia.

Cos'altro fare?! Non è dato sapere il perché del coprifuoco (in realtà è il modo degli Israeliani di dimostrare il loro controllo sul territorio), né se e quando ci sarà ancora (anche stasera?); bisogna considerarlo uno stato di fatto e convivere con la paura di essere feriti o uccisi (c'è stato un morto e una trentina di feriti). Perché qui comanda il più forte. Tutto qui!

Welcome to Palestine gente, the real Palestine!
P.S. Vorrei rassicurare tutti quelli che si preoccupano per la mia incolumità; dovete sapere che non c'è nessun rischio per noi, basta rispettare la semplice regola di restare in casa quando gli Israeliani gridano "coprifuoco" dai loro altoparlanti.

Note:

www.aljazeera.net

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