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Palestina

La voce nel megafono

A volte la realtà supera l'immaginazione. Quando ciò accade, ogni barriera salta e la rabbia prende il posto del buon senso. Lorenzo dipinge un crudo affresco di quello che vede attorno a sé.
Lorenzo Guidi (Casco Bianco in Palestina)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 22 luglio 2002

Ore 00:35
Un'ora fa, quasi, è passato sulle nostre teste un F-16. Ha sparato e abbattuto un palazzo uccidendo le famiglie che vi erano dentro. Forse è tardi per chiedersi il perché? Buona notte e l'ultimo spenga la luce. Io continuo a scrivere.
La storia siamo noi e mi raccomando nessuno si senta offeso, nessuno si senta escluso.
Da qualche centinaio di metri un megafono urla una voce metallica, araba, rabbiosa. Il mio possesso della lingua locale mi impedisce di capire altro se non il richiamo alla grandezza di Allah, al martirio, e presumo alla rivolta. Anch'io mi rivolto immaginando una terra promessa dove crescere altri pensieri, di pace, giustizia, libertà; dove la vita ha significato, lo stesso, per tutti.
Inshallah.

La voce prosegue con il richiamo alla lotta, alla santificazione di martiri già canonizzati dalle macerie, sangue innocente violato nell'intimità delle proprie sicurezze.
Troppo movimento per Gaza, dice Fabio, e non ho problemi a credergli: non sembrano quotidiani i richiami alla follia generale, al suicidio di massa.
Mi sento spettatore di un'opera già scritta, molto tempo fa, arrivata a chissà quale rappresentazione ma che, come fosse sempre la prima volta, tiene tutti con il fiato sospeso, lo sguardo levato in alto e le orecchie tappate da mani che tremano al ritmo dei colpi di fucile. Strana sinfonia per un lunedì sera.
I have a dream. Ma lo lascio a dopo.
Ora non ho sonno.


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