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Kenya

Pasqua a Soweto

Un augurio di risurrezione, da un luogo dove la morte sembra prevalere sulla vita. Dalla baraccopoli di Nairobi in cui vive, Anna racconta la Pasqua delle persone con cui condivide le sue giornate.
Anna Ballardini (Casco Bianco a Nairobi, Kenya)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 09 aprile 2004

Da oltre sei mesi vivo qui, in una baracca denominata Baba Yetu, Padre Nostro, condividendo la quotidianità con la gente di Soweto. Sei mesi passati velocemente, come sabbia profumata che, presa in mano, scivola tra le dita: scorre rapida, ma lascia un’invisibile scia di profumo. Un po’ come sabbia, questi mesi hanno profumato la mia vita di incontri, sorrisi, risate e lacrime.
Soweto è una delle 199 baraccopoli (dati ONU) nella periferia di Nairobi, capitale del Kenya. Soweto è una delle più piccole, poche migliaia di abitanti; Kibera, la più grande, ne conta circa 800.000...Vivo a Soweto, svolgendo il servizio civile volontario come Casco Bianco, con i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII. Cerco di dare una mano nei vari progetti in cui la Comunità è impegnata, progetti che vanno dal microcredito all’educazione degli adulti, dall’accoglienza di ragazzi di strada alle adozioni a distanza. In questo periodo sto seguendo l'avvio di un asilo nido: è un progetto nato a Soweto, con le donne di qui, ed è molto bello il cammino che stiamo facendo insieme per cercare di realizzare uno spazio per i più piccoli e aiutare le madri nel lavoro. A Baba Yetu vivo da ottobre con una vivace bimba di un anno e mezzo, Hellen, la cui giovane madre è morta di AIDS; Hellen mi sta insegnando ad essere mamma; e svegliarmi con lei accanto, che canticchia o batte le mani, rende più belle le giornate. E' una grande emozione, un miracolo che si ripete! è stata una grande gioia esultare con lei per i primi passi, e ora contagia tutti con il suo sorriso mentre sgambetta felice per la baracca. Con noi vive anche Wanjiku, una ragazza timida e discreta, malata di epilessia; a causa della malattia talvolta cade improvvisamente a terra, rischiando di farsi male seriamente; quando si rialza, cerco di riprendermi dallo spavento contemplando il suo sorriso. Insieme a noi, c’è anche Sara, quattordicenne sveglia e curiosa, nata a Soweto e accolta a Baba Yetu per via di seri problemi familiari. A condurre la baracca, c’è un missionario belga, anima della Comunità Papa Giovanni XXIII in Kenya e fondatore di Baba Yetu; per molti bambini e giovani di Soweto rappresenta la figura paterna che non hanno mai avuto e spesso gli si siedono sulle ginocchia chiamandolo Baba, papà. Altri quattro giovani kenioti, membri della Comunità Papa Giovanni XXIII, vivono in baracca con me, e due ragazzi accolti e ormai divenuti membri di questa grande famiglia.

Assieme agli amici che vivono con me, vorrei farvi arrivare i miei più cari auguri per la prossima Pasqua. Siamo in tempo di passione, di morte, di resurrezione: Cristo che muore e risorge per questa povera umanità ci aiuti a morire e a risorgere con i tanti crocifissi di oggi, con le persone delle tante (troppe) Soweto, crocifisse da un sistema che serve a pochi ricchi e forgia chiodi per i sempre più numerosi impoveriti.

Vi abbraccio forte,

Anna


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