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Cile

Elezioni in Cile 2009: cambiare tutto per non cambiare niente...

13 dicembre 2009. In ogni angolo di Santiago sfilano, oltre ai volti dei candidati alla presidenza, i volti dei senatori e dei deputati candidati alle parlamentari: ma quale possibilità di rinnovamento in un parlamento di fatto paralizzato da un sistema elettorale imposto durante la dittatura?
13 dicembre 2009 - Alessandro Lodi e Irene Antonietti (Ex casco bianco e coordinatrice del Servizio Giustizia e Pace in Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23

Il viaggio sulla micro 207, che collega il centro di Santiago al quartiere periferico della Pintana, dura per lo meno un' ora. Un' ora che, anche se sembra non finire mai, ti da l’opportunità di vedere sfilare la città da un finestrino, per cercare indizi di una geografia urbana capace di sorprenderti anche nella quotidianità di un percorso apparentemente sempre uguale a se stesso.

Ieri verso sera, quando gli autobus traghettavano il loro carico di anime verso casa, siamo di nuovo saliti sulla 207. Schiacciati contro altri di cui non conosceremo mai i nomi, le storie, le voci e i pensieri, mentre lasciavamo San Antonio e imboccavamo Santa Rosa, li abbiamo visti apparire.... Harboe, Espejo, Tucapel Jiménz, Camù, Hales, Cienfuegos, Verdugo, Alessandri, Teillier, Andarade, Ortiz, Osorio, Monteverde..... Volti e nomi che scorrono nell’indifferenza stanca della gente poco incline, dopo una giornata di lavoro, a rispondere ai loro ammiccanti sorrisi in cerca di voti. Sono i futuri senatori e deputati che osservano la città da ogni angolo.

Santiago del Cile. Cena per Camù. Foto di Irene Antonietti e Alessandro Lodi

Le elezioni del prossimo 13 Dicembre saranno, infatti, l’occasione anche per il rinnovo del parlamento. Nonostante nel sistema politico cileno il Presidente della Repubblica rivesta un ruolo fondamentale, essendo allo stesso tempo capo dello Stato e del Governo, il parlamento mantiene un importante ruolo di bilanciamento rappresentando il principale organo legislativo del paese. Per capire quali sono i meccanismi che ne determinano la formazione ci sembra pertanto importante analizzare il sistema elettorale binominale imposto dalla dittatura con la legge N° 18.700 il 6 Maggio del 1988, pochi mesi prima del Plebiscito Nazionale (1), e ancora oggi in vigore. Il governo militare promulgò questa legge con l'unico scopo di garantire il mantenimento del proprio potere. In vista di un possibile ritorno alla democrazia cercò, in altri termini, una via d’uscita per perpetuare la propria autorità, consapevole del fatto che quest’ultima si basava sulla violenza e sulla paura, e non sul consenso popolare. 

In virtù di meccanismi contorti, infatti, il nuovo sistema attribuisce alla coalizione di minoranza, che raggiunga almeno il 34% dei voti, sostanzialmente la stessa rappresentanza parlamentare della coalizione di maggioranza, situazione questa che ha permesso ai vertici del vecchio regime militare di rivestire un ruolo chiave anche nel nuovo sistema democratico.

Il sistema Binominale, in pratica, si basa su circoscrizioni elettorali all'interno delle quali vengono eletti due deputati o senatori. Ogni coalizione presenta i propri due candidati. La lista, o coalizione di liste, che ottiene la maggioranza dei voti ha diritto all'elezione dei propri due candidati solo nel caso in cui abbia ottenuto almeno il doppio dei voti rispetto alla lista che si classifica al secondo posto. In caso contrario vengono eletti i candidati più votati delle due coalizioni che hanno ottenuto più consensi.                                                 

Il sistema è indubbiamente complesso e di difficile comprensione. Per renderne più chiari i meccanismi e le conseguenze riportiamo un esempio:

 

 

Voti

Eletti

Coalizione 1

50%

 

Candidato A

30%

Candidato A

Candidato B

20%

 

Coalizione 2

30%

 

Candidato C

18%

Candidato C

Candidato D

12%

 

Coalizione 3

20%

 

Candidato E

15%

 

Candidato F

5%

 

Come si evince dalla tabella la coalizione 1, che ha ottenuto la maggioranza dei consensi raggiungendo ben il 50% dei voti, non ha però il diritto di vedersi eleggere entrambi i propri candidati in quanto, pur distaccando considerevolmente la coalizione 2, la seconda più votata con “solo” il 30%, non riesce ad ottenerne il doppio dei voti. Verranno quindi eletti il candidato A della coalizione 1 e il candidato C della coalizione 2, quest'ultimo con un numero di preferenze minori rispetto al candidato B della coalizione più votata.

Le conseguenze di questo sistema sono essenzialmente due:

  1. La coalizione 1 pur essendo nettamente la più votata ottiene la stessa rappresentanza parlamentare della coalizione 2

  2. La coalizione 3, pur ottenendo un risultato considerevole (20%), rimane esclusa dal parlamento

Santiago del Cile. Cartel Toha Harboe. Foto di Alessandro Lodi e Irene Antonietti Nonostante molteplici siano le combinazioni possibili del binominale cileno, l’esempio riportato in tabella resta quello che maggiormente esemplifica la realtà politico-elettorale del paese durante questi primi 20 anni di democrazia. Anni in cui la Concertaciòn (2) non ha mai potuto tradurre in una reale maggioranza parlamentare, la grande quantità di consensi che è sempre riuscita a ottenere (3), vedendosi di fatto paralizzare la propria azione di governo e costretta ad accettare compromessi con la Alianza por Chile (4). Questa immobilità della Concertación, solo in parte attribuibile agli artefici del sistema elettorale, ha disatteso le promesse grazie alle quali le forze democratiche avevano raccolto le speranze di un popolo (riforma della Costituzione Politica del 1980, introduzione di un sistema elettorale maggiormente rappresentativo ed inclusivo, discontinuità con il modello socio-economico di stampo neoliberale imposto in quasi due decenni di dittatura). In questo senso i governi democratici si sono limitati ad operare in un quadro istituzionale ed economico pre- delineato, senza attuare una reale e profonda rottura con il regime precedente.

Le promesse disattese, la scarsa credibilità dei partiti di destra ancora troppo legati al vecchio regime militare e un sistema elettorale chiaramente anti – democratico hanno contribuito, insieme ad altri fattori, a creare un clima anti-politico e qualunquista per effetto del quale le persone, soprattutto i giovani, si sono progressivamente allontanate dalla politica e dal voto. Disaffezione verso la partecipazione elettorale a cui contribuisce il complicato meccanismo di iscrizione alle liste elettorali. Nonostante l’articolo 13 della Costituzione stabilisca che tutti i cittadini, che abbiano compiuto il 18° anno di età, abbiano diritto al voto, la legislazione vigente prevede che per esercitare questo diritto costituzionale sia necessario iscriversi ad appositi registri elettorali e che tale iscrizione determini l’obbligatorietà del voto. Nel caso in cui non ci si rechi a votare sono previste pesanti sanzioni economiche. Questo meccanismo complicato, che peraltro limita il diritto all’iscrizione ad alcuni periodi nell’anno, sommato al generale clima di sfiducia verso la politica, ha come conseguenza che il 93% delle persone tra i 18 e i 24 anni non sia iscritto alle liste elettorali (5), percentuale che addirittura cresce nelle fasce popolari maggiormente vulnerabili (6).                             Non dimentichiamo, inoltre, che alcune forze politiche sono sistematicamente escluse dal parlamento, come accade con Juntos Podemos Más (7) che pur raccogliendo consensi tra il 5% e il 10% non è mai riuscita a portare i propri rappresentanti in Parlamento. In occasione delle elezioni del 2009 è stato raggiunto uno storico “accordo contro l’esclusione” tra Concertacíon e Juntos Podemos Más. Le due coalizioni, pur non sottoscrivendo un comune accordo di governo, presenteranno a livello nazionale un' unica lista con l’obiettivo di “doppiare” la Alianza in alcuni collegi e permettere l’accesso al parlamento a rappresentanti della sinistra di alternativa.

In questi mesi di campagna elettorale, la forte attenzione dei media verso la sfida tra i 4 candidati alla Presidenza della Repubblica e le loro rispettive proposte politiche nasconde il vero nodo politico che da anni paralizza il Paese. Per effetto del binominale, ogni progetto politico di cambiamento, anche radicale, dovrà confrontarsi con un Parlamento bloccato dove, con ogni probabilità, si riproporranno gli stessi equilibri politici che hanno caratterizzato questo ventennio di democrazia. Difficilmente, infatti, il prossimo Presidente della Repubblica potrà contare su una maggioranza compatta in Parlamento (8) e si troverà pertanto nell’impossibilità di esercitare completamente gli ampi poteri che la Costituzione gli affida. Chiunque verrà eletto dovrà necessariamente riconsiderare i propri obiettivi e le promesse fatte in campagna elettorale per trovare, giorno dopo giorno, un difficile equilibrio parlamentare tra forze politiche ideologicamente contrapposte.

 

 

Note:

1. Il plebiscito nazionale del 5 Ottobre del 1988 venne convocato in piena dittatura militare per chiedere l’avvallo popolare rispetto alla possibilità che il dittatore Augusto Pinochet seguisse al potere fino al 1997. Il 55,9% dei cileni, votando no, pose di fatto fine alla dittatura inaugurando l’avvio di un nuovo processo democratico.
2. La Concertacíon è una coalizione di partiti di centro e di sinistra (socialisti, socialdemocratici, radicali e democristiani) che si costituì come opposizione al governo fascista – militare di Pinochet e che attualmente governa il Cile ininterrottamente dal 1990.
3. Situazione questa che fino al 2005 era ulteriormente aggravata dal fatto che 9 dei 47 senatori non venivano eletti attraverso il voto popolare, ma erano nominati in rappresentanza di organi statali, soprattutto le Forze Armate e i Carabinieri (la maggioranza dei quali legati ai partiti di destra). Inoltre era previsto che gli ex presidenti ricoprissero la carica di Senatore a Vita, ruolo che per primo ricoprì l'ex dittatore Pinochet.
4. E' la coalizione dei partiti di destra espressione delle forze politico – culturali che appoggiavano il regime dittatoriale.
5. http://www.servel.cl/servel/index.aspx?channel=356
6. http://www.injuv.gob.cl/pdf/Vencuestaprensanoviembre.pdf
7. Juntos Podemos Más: coalizione delle forze di alternativa che raccoglie tra gli altri il partito comunista, il partito umanista e la sinistra cristiana.
8. Nel caso in cui Ominami dovesse vincere le elezioni presidenziali, potrebbe, come accadde nel 1970 a Allende, trovarsi a governare senza maggioranza parlamentare. La sua campagna, infatti, è sostanzialmente incentrata sulle presidenziali, mentre la lista che lo sostiene alle parlamentari non comprendendo partiti strutturati e popolari, rischia, per effetto del sistema binominale, di rimanere addirittura totalmente esclusa dal Parlamento.

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