Gruppi di tematiche

Cile

Primi passi dell'Obiezione di Coscienza in Cile

Il significato dell'obiezione di coscienza in un ambiente socio culturale, secondo il quale, come in Italia anni fa, svolgere il servizio militare "rende uomini". La morte di un giovane soldato, le prime richieste di obiezione di coscienza e di disobbedienza civile in Cile, fino alla costituzione della R.O.C. rete per l'obiezione di coscienza in Cile.
Michele Negrini (Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 30 novembre 2001

Santiago del Cile. Una città enorme; lunga e larga decine di chilometri; dove gli spostamenti da un posto all'altro della città si calcolano in ore; dove vive la metà della popolazione di tutto il Cile; dove da una decina di anni la gente vive in democrazia dopo circa quindici anni di dittatura miltare.
Una dittatura che ha lasciato il segno nelle strutture dello Stato, nei sistemi sanitario, scolastico, commerciale. Non c'è ambito che non sia profondamente, ancora, legato a quel periodo. Anche chi tenta di prenderne le distanze, si trova per forza a farci i conti e a non poter prescindere da essa. E, ovviamente, è così anche per quanto riguarda l'esercito, le strutture militari, che hanno profondamente intaccato le coscienze delle persone e molti ambiti della società, con un potere e un'influenza che il più delle volte non hanno neanche il bisogno di manifestarsi, tanto sono date per scontate e che trovano un terreno molto fertile per la loro continuazione in una società ancora molto maschilista, machista e per molti aspetti violenta.
La presenza dell'esercito nella società è chiara non soltanto per come si è svolta e si svolge la "questione Pinochet", ma anche per il fatto che ad esempio il 10% delle entrate nazionali per la vendita del rame cileno vanno, per Costituzione, all'esercito cileno. Inoltre il Ministero della Difesa ha il controllo sull'andamento delle spese in materia sociale e di sanità, per cui è assai difficile parlare di una riduzione della spesa militare a favore di uno sviluppo sociale ed educativo.

In questo contesto, fare Obiezione di Coscienza al Servizio Militare Obbligatorio (SMO), significa prendere una posizione nettamente in contrasto con l'ambiente socio culturale dominante, secondo il quale, come in Italia anni fa, solo svolgere il servizio militare "rende uomini".

In Cile esistono degli obiettori di coscienza. Da circa quattro o cinque anni, alcuni ragazzi, hanno iniziato a presentare dichiarazioni di obiezione di coscienza al servizio militare nel momento in cui venivano chiamati alla leva, che, fino a quest'anno, è stata obbligatoria. Un episodio in particolare ha dato inizio a questa azione di disobbedienza e all'interesse forte della società giovanile: la morte di un giovane soldato per le torture ricevute da commilitoni e superiori nel 1996. Il caso è divenuto un libro intitolato "La strana morte di un soldato in tempo di pace".

Dalle poche unità del primo anno, quest'anno i ragazzi che si sono dichiarati "obiettori" sono stati attorno ai 130, con un coinvolgimento sempre maggiore di ragazzi, associazioni e istituzioni (la scuola e l'Università si sono dimostrate uno dei veicoli con le potenzialità maggiori per la sensibilizzazione riguardo a questi temi).
Gli Obiettori di Coscienza hanno adottato una forma di disobbedienza basata su presentazioni collettive e pubbliche di dichiarazioni di non-arruolamento: le più significative sono avvenute al palazzo della Presidenza della Repubblica, La Moneda, nel mese di Settembre. La campagna annuale di disobbedienza si è conclusa con una veglia interconfessionale al Parco della Pace, un parco sorto in un ex-luogo di tortura della dittatura militare.


Fino ad ora, questi ragazzi non hanno dovuto sostenere nessun tipo di conseguenza né legale, né tantomento penale o civile, perché la classe politica e, probabilmente anche quella militare, preferiscono mantenere il fenomeno sotto silenzio, piuttosto che creare attorno ad esso un interesse diffuso. Nella quasi totalità dei casi i ragazzi godono di amnistie o provvedimenti simili annuali. Ma è diffusa la sensazione che se il fenomeno si dovesse quantitativamente ampliare la reazione dello stato e dei militari sarebbe differente e già da ora sono allo studio forme di difesa e tutela legale più articolate.

A sostegno di questi ragazzi, da qualche anno, si è costituita la R.O.C. - Chile (Rete per l'Obiezione di Coscienza - Cile), che riunisce gruppi, associazioni o organizzazioni che sono sensibili al tema. La Rete è costituita di soggetti di diversa origine (religiosa, umanista, anarchica ecc?), che si ritrovano per confrontarsi sui temi specifici e per organizzare o sostenere insieme iniziative volte a promuovere il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza.
Quest'ultimo, infatti, è il punto fondamentale verso il quale tutti i soggetti hanno trovato un consenso, nonché il punto centrale della lotta dei ragazzi che fanno le dichiarazioni di obiezione. Il punto di arrivo, è il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza come diritto umano fondamentale, come possibilità che ognuno deve avere di fronte a leggi che la sua coscienza (per i motivi più diversi) gli impedisce di rispettare. In questo caso specifico è un'obiezione all'obbligatorietà del servizio militare.
L'azione della R.O.C. si articola nelle diverse realtà che le differenti realtà aderenti promuovono anche in base a specifiche sensibilità: il Centro Ecumenico "Diego de Medellin" è particolarmente attivo nella creazione di una teologia della pace e della obiezione di coscienza e nella azione educativa nelle realtà scolastiche, il gruppo dei giovani obiettori di "Ni casco, Ni uniforme" (Né elmetto né uniforme) di tendenza anarchica hanno sviluppato fortemente il tema della disobbedienza civile, della azione di dichiarazione dell'Obiezione di Coscienza.
Ci sono poi altre realtà come Amnesty International Cile, L'Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Santiago, la Comunità Evangelica, realtà legate ai diritti umani.

Nel corso del 2001 ha avuto luogo un dibattito nazionale sulle Forze Armate e la Difesa a cu la ROC ha preso parte, proponendo una riforma della legislazione in materia di servizio militare, richiedendo l'esenzione dal servizio per gli Obiettori di Coscienza.

La ROC, alla quale da circa due mesi partecipa anche la Comunità Papa Giovanni XXIII, cerca di sostenere e seguire, anche legalmente dove ce e fosse bisogno, i ragazzi nel loro percorso di scelta rispetto a questo tema. Cerca di allargare il dibattito sull'obiezione di coscienza, in primo luogo all'interno di ciascun singolo gruppo, poi anche all'esterno attraverso manifestazioni pubbliche, atti significativi o attraverso campagne (in Settembre si è svolta quella che chiamava i ragazzi di diciotto anni a non iscriversi ai registri militari, ma dal 2002 la registrazione sarà automatica e quindi le tecniche di disobbedienza si dovranno affinare).
Il percorso che il movimento a favore dell'obiezione di coscienza ha svolto finora in Cile è breve, ma anche molto giovane e in quanto tale destinato a crescere. Il problema maggiore rispetto alla direzione della crescita potrebbe essere la limitatezza dell'obbiettivo. Il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza è un punto fondamentale da raggiungere, ma non crea nessun tipo di alternativa, non è propositivo; non compromette, di fatto, chi pratica queste dichiarazioni, alla costruzione di un sistema alternativo di relazione rispetto a quello gerarchica e violenta che il servizio militare diffonde, non crea una concreta alternativa nonviolenta e di pace.
Anche se bisogna dire che alcune realtà della ROC, Comunità Papa Giovanni XXIII in testa, si stanno interrogando sulla possibilità di coinvolgere i giovani in forma di servizio civile volontario a favore delle fasce povere della popolazione e magari coinvolgendo i giovani delle zone emarginate che, a differenza dei giovani maggiormente istruiti, non hanno alcuna informazione o coscienza dell'Obiezione di Coscienza come valore. È stato molto importante a tale proposito il confronto tra l'esperienza italiana e quella cilena per capire quali aspetti cogliere nella legislazione e nella lotta degli OdC italiani.
Dall'anno prossimo il sistema di leva diverrà quasi volontario. Per una parte dei gruppi facenti parte della Rete questa è una conquista, nell'ottica della libera scelta di ognuno del fare o non fare il servizio. Nel modo in cui si porrà la Rete rispetto a questa nuova situazione si vedrà la forza della proposta che la Rete stessa farà propria.


Powered by PhPeace 2.2 alpha