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Cile

Svegliamo le coscienze

Intervista ad Oliver Carrasco, obiettore di coscienza del gruppo "Jop" (giovani per la pace), in CIle, dove il servizio militare è ancora obbligatorio.
"Voglio essere libero di decidere quel che è meglio fare, voglio scegliere sul mio corpo e su qualsiasi altra cosa, ed in particolare sul servizio militare. Voglio scegliere una cultura per la pace e ho il diritto di fare questo"...anche in Cile!
Marco Fardo (Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 30 novembre 2001

RACCONTACI LA TUA STORIA

Non sapevo dell'esistenza dell'obiezione fino ad un anno fa, quando mia madre ha partecipato al corso "Cultura per la pace" al "Centro Diego de Meneghin", organizzazione che si interessa e lavora per migliorare la societa cilena. Così, grazie a lei mi sono recato sul posto, qui ho iniziato a parlare molto con Jan, uno dei responsabili del centro, e ho partecipato ad un altro corso. Ho dichiarato allo stato la mia scelta di essere obiettore, ho iniziato ad assumermi responsabilità , ho organizzato incontri nella mia scuola ed ho incominciato a parlare con gli amici.
Cosi ora, insieme ad altri, ho formato un gruppo, l'abbiamo chiamato "JOP", giovani per la pace. Ci siamo dichiarati pubblicamente obiettori di coscienza e non ci identifichiamo con l'altro gruppo di obiettori presente qui in Cile, la "Ni casco ni uniforme". Quest'ultimo gruppo si è formato molto tempo prima di noi. La maggior parte dei giovani che ne fanno parte sono anarchici, molto legati a questa ideologia. In fondo sono loro che organizzano e gestiscono un po' tutto quel che riguarda l'obiezione di coscienza e così ogni tanto partecipiamo con loro ad attività ; però abbiamo deciso di formare questo gruppo perchè pensiamo e proponiamo l'obiezione di coscienza in maniera differente, infatti ci siamo uniti al "Centro Diego de Meneghin". Ora stiamo facendo un progetto per diffondere l'obiezione di coscienza nelle popolazioni della Pintana e di Pudahuel, verso le "comune" più povere di Santiago dove molti giovani decidono di fare il servizio militare. La maggior parte dei ragazzi, che vive nelle "comune" benestanti, può evitare il servizio con l'iscrizione all'università o con altri mezzi, ma per alcune persone il servizio militare è una possibilità di trovare un lavoro, una possibilità reale per uscire dalla povertà e noi vogliamo dare loro un’alternativa diversa e spiegare loro che questa non è la soluzione.


COME E' NATO IL VOSTRO GRUPPO?

E' nato durante l'incontro nazionale degli obiettori di coscienza. Io ed alcuni miei amici abbiamo partecipato senza far parte di nessun gruppo, e dato che non ci identifichiamo con il pensiero anarchico, abbiamo deciso di formarne uno. A partire dal progetto si è unita gente, ora siamo pochi: una decina, pero tutti uniti e determinati a lavorare per il nostro progetto e soprattutto per il futuro perché noi ci vediamo come un'alternativa distinta da quella proposta dalla "Ni casco ni uniforme".


POSSIBILITA DI UNIRE LE FORZE?

All'ultimo incontro nazionale dove hanno partecipato gli obiettori di tutto il Cile, abbiamo visto che ognuno di noi lavora in modo disarticolato, ognuno per suo conto ed ognuno con programmi differenti. La cosa più importante che è venuta fuori da questa giornata è il proposito di formare una rete, magari regionale perché non vogliamo formare un’istituzione che si centralizzi molto come avviene ora, dove un po' tutto quel che riguarda l'obiezione è centralizzato in Santiago, e il resto del territorio cileno è poco informato. Per ora però, stiamo ancora lavorando in modo distinto, ognuno per la sua strada.


COS'E'’L'OBIEZIONE DI COSCIENZA PER TE?

E' il diritto di poter scegliere liberamente quel che dice la mia coscienza: di non usare armi, di non uccidere e di non imparare ad uccidere; voglio essere libero di decidere quel che è meglio fare, voglio scegliere sul mio corpo e su qualsiasi altra cosa, ed in particolare sul servizio militare. Voglio scegliere una cultura per la pace e ho il diritto di fare questo.


RIUSCITE A FARE OPERA DI SENSIBILIZZAZIONE?

E' difficile far capire alla gente che cos’è l'obiezione di coscienza: nel mio collegio ho avuto un problema perché porto i capelli lunghi, così ne ho parlato con i docenti ed alcuni compagni spiegando loro che ho la libertà di decidere come portarli. Pensavo che mi avrebbero capito, invece non è stato così. Le persone hanno ancora una mentalità chiusa e non sono interessate a scoprire e capire i perché di una scelta diversa, hanno paura delle conseguenze. In particolare l'obiezione di coscienza, a livello popolare, è poco conosciuta; la gente no sa dell’esistenza di determinati diritti umani e perciò non ti rispettano e non ti capiscono.


QUALI IDEE PER LA DIFESA NON ARMATA?

Come obiettore non credo nella violenza e credo che la risoluzione dei conflitti possa avvenire in modo pacifico; le guerre non sono necessarie dato che sono state create solo per ottenere potere economico. La mia missione, difendere il mio paese in modo alternativo alla violenza e al metodo militare, è far capire alla gente cos’è l'obiezione, e di conseguenza che la guerra non è giusta, non è necessaria; però più che difendere il paese in un modo alternativo, a noi interessa migliorarlo attraverso una forte sensibilizzazione e presa di coscienza della gente, così che possa uscire da questa ignoranza.


COME PROSEGUE IL CAMMINO DELLA ROC? (Rete Obiettori di Coscienza, formata da diverse associazioni, tra cui la Comunità Papa Giovanni XXIII, con lo scopo di coordinare ed organizzare il movimento obiezione)

Quello che fino ad ora ho visto è veramente poco, le decisioni prese dalla rete non vengono comunicate ed hanno poco riscontro anche a livello pubblico, si organizzano poche attività di sensibilizzazione del territorio come seminari, incontri nelle scuole ecc...So che c'è molta gente a cui piacerebbe far questo. La ROC prima di tutto deve svegliare la coscienza della società perché è difficile chiamare ad obiettare, se la gente non sa perché bisogna farlo. Inoltre la rete dovrebbe creare un registro degli obiettori presenti che faciliti l’organizzazione del lavoro e del controllo.
Quando ho obiettato mi avevano detto che entro il mese seguente la Roc avrebbe inoltrato ricorso di protezione per difendersi da eventuali sanzioni o pene, e fino adesso non ha fatto ancora niente; dicono che non ci sono avvocati; così alcuni ragazzi si stanno demoralizzando e stanno perdendo entusiasmo e fiducia nella ROC. Abbiamo bisogno di un appoggio reale da parte sua.


SI PROSPETTA UN PASSAGGIO DA Servizio Militare Obbligatorio A Servizio Militare Volontario PER IL 2003?

Il servizio militare sta diventando più che mai obbligatorio, perché se uno viene chiamato in quest’anno, ossia sorteggiato dall'elenco del distretto militare e rinvia il servizio perché sta studiando, quando finisce il suo percorso scolastico dovrà prestare un servizio di un anno ad una struttura militare. Per esempio, uno studente che esce dall'università di medicina, deve servire per un anno un’istituzione militare come medico. Il ministro della difesa ci ha voluto far credere che l'obiezione di coscienza morirà con il servizio militare obbligatorio, invece, grazie a questa riforma, rafforzerà la sua obbligatorietà . Anche la pubblicità televisiva a riguardo del servizio militare, è ingannevole: ti offrono un lavoro, un’istruzione ed un’educazione, ma sono tutte promesse fasulle. La gente povera non può avere accesso a questa tipologia di cose perché nei suddetti quartieri i servizi sociali sono ad un livello inferiore rispetto agli altri, come rivela l’esperienza in ambito scolastico. Tutto questo non è casuale.


QUALI SONO OGGI LE CONSEGUENZE DELLA DICHIARAZIONE DI OBIEZIONE DI COSCIENZA?

E'’ da circa un anno che aspetto di ottenere il ricorso di protezione dato che lo si vuole fare, in un’unica data, per tutti gli obiettori. Mia madre è molto preoccupata poiché a marzo, quando verranno effettuate le chiamate, potrebbero venire i carabinieri a casa in qualsiasi momento. Io però voglio correre il rischio: ho scelto questa strada anche se potevo evitare il servizio militare grazie alla scuola e ne accetterò le conseguenze. E' complicato per i giovani fare questa scelta perché si coinvolge anche la famiglia. La maggior parte dei ragazzi con cui ho parlato crede che quello che stiamo facendo sia giusto, però non obiettano perché hanno paura delle conseguenze ed evitano il servizio militare attraverso altre strade più sicure.


QUALI PROSPETTIVE PER IL FUTURO?

Non so; però se si affronterà il tema in modo serio e si organizzerà un lavoro costante. Penso che il movimento possa crescere molto, perché di fatto fino ad ora è aumentato. Se noi obiettori, il gruppo "JOP" e la "Ni casco ni uniforme", continueremo a sensibilizzare i giovani, potremmo ottenere anche un maggior riscontro pubblico.


…E PER LA POSSIBILITA’ DEL SERVIZIO CIVILE?

Io non sono d’accordo ... cioè se si organizzasse un servizio civile sicuramente lo farei, ma non obbligatorio perché se uno ha un altro progetto e ti obbligano a prestare questo servizio, stanno violentando le tue decisioni, la tua coscienza, quello che ti eri pianificato. Il concetto di obbligatorietà per me non è giusto, un obiettore di coscienza deve scegliere da solo. Cosi si corre il rischio che molti giovani scelgano il servizio civile, solo per evitare quello militare, senza coscienza.


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