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Cile

Forum dei popoli originari e delle organizzazioni sociali. Per l'autodeterminazione - No al commercio contro i Popoli - Villarica (Cile) 4/5 giugno 2004

Primo forum del popolo cileno dei Mapuche per la difesa dei propri diritti, una sintesi.
Mariachiara Bressan, Fabio Milan, Anna Mammola (Caschi Bianchi a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 24 giugno 2004

Introduzione
Nell'anno 2004 il Cile ospita il Forum di Cooperazione Economica Asia-Pacifico o APEC, una delle associazioni più grandi del mondo per il commercio e l'economia di Stato.
In questi incontri dell'APEC, si riunisce la rappresentazione di 21 stati (Australia, Brunei Darussalam, Canada, Cile, Repubblica Popolare Cinese, Hong Kong, Cina, Indonesia, Giappone, Repubblica di Corea, Malasia, Messico, Nuova Zelanda, Papua Nueva Guinea, Perù, Repubblica delle Filippine, Federazione Russa, Singapore, Taipei, Tailandia, Stati Uniti, Viet Nam) per stabilire le politiche economiche e commerciali, progettare trattati e accordi. Uno degli incontri più importanti si svilupperà il 4 e 5 di giugno nella località di Pucón, nella regione dell'Araucanía a 850 kilometri a sud di Santiago, in pieno territorio storico del Popolo Mapuche.
L'APEC rappresenta la mondializzazione del libero mercato, la standardizzazione e omogeneizzazione produttiva, l'omologazione dei prezzi mondiali in economie disuguali e con sviluppi e tecnologie asimmetriche. Questo modello fa sì che diversi settori sociali, tra cui i Popoli Originari, siano vittime di incidenti e calamitá e soprusi di vario genere. Tra queste: la sovranità alimentare, l'aumento delle privatizzazioni a beneficio del capitale transnazionale, l'omogeneizzazione produttiva e monofunzionale della terra, con atroci conseguenze per il deterioramento ambientale, e la consolidazione di un mercato sfruttatore; piani che beneficiano le corporazioni transnazionali, concessi da una strategia militare e repressiva, per controllare i movimenti sociali e indigeni; trasgressione e politiche di assimilazione contro i diritti e la cultura dei popoli e delle nazioni originarie.
Le autorità dei governi degli stati che fanno parte dell'APEC e di altre associazioni multilaterali, negano continuamente i diritti, i titoli, la giurisdizione dei popoli e delle nazioni originarie. E' il caso del Cile, dove i diritti dei popoli originari sono totalmente violati da un monopolio razzista e discriminatorio che nega il riconoscimento dell'identità e dei diritti collettivi, appoggiato dalla politica di Stato e incentivato dal controllo assoluto di compagnie e multinazionali.
Per questo organizzazioni e identità territoriali Mapuche hanno deciso di convocare una serie di forum e incontri paralleli all'APEC, nei giorni 2, 3, 4, 5 di giugno 2004 nelle località di Pucón, Curarrehe, Licán Ray, Temuco, Villarica.

Obiettivi
L'obiettivo di questi forum é condividere la ricchezza culturale, generare incontri con altri attori sociali per sviluppare analisi, discussioni e proposte sul modello globalizzatore del libero mercato e sul ruolo delle compagnie e delle multinazionali. Senza perdere di vista le ingiustizie all'interno degli stati "nazionali", denunciando esclusivamente gli attori globali, si può causare una legittimazione senza critiche di questi stati coloniali e sfruttatori la cui base storica é stata sempre la spoliazione dei popoli e delle nazioni originarie e di vasti settori.
Si spera inoltre di stringere legami di solidarietà e di consolidare i criteri nei temi di interesse comune per rafforzare le alleanze con altri settori sociali nell'ambito locale, continentale e mondiale.

CONFERENZE DEL FORO
1) Commercio e criminalizzazione dei diritti sociali (mapuche)
2) Invasione del commercio neoliberale: conflitti territoriali in wallmapu
3) Accordi commerciali, diritti indigeni e libera determinazione del popolo mapuche
4) Movimenti sociali e lotta al neoliberismo
5) Proposte-alternative al modello liberale

La sintesi di alcuni interventi:
Commercio e criminalizzazione dei diritti sociali (mapuche)
Don Claudio Sanchez
Membro della associazione studenti mapuche.
Il relatore presenta una politica di "hogares" a sostegno dei giovani mapuche impegnati negli studi, attraverso cui ricostruire la comunità mapuche. Sono considerati pericolo dal governo, per questo vittime di repressione (detenzioni, persecuzioni politiche), e di una continua insistenza da parte dello stato che incoraggia un cambiamento della loro politica (anche praticamente, con offerte di vantaggiosi alloggiamenti).

Maria Paz Aedo
Sociologa del programma Chile Sustentable
La relatrice presenta parallelamente un elenco di possibili forme di resistenza per affrontare i danni della globalizzazione e una serie di possibili reazioni da parte dello stato. Tra le forme di resistenza: dar vita a forum sociali, riunioni, incontri, attività; avere un confronto diretto con le autorità; entrare nel sistema con la partecipazione dei propri rappresentanti. Dall'altra parte lo stato può omettere il conflitto, comportandosi come se esso non esistesse; negoziare solo con alcune organizzazioni, creando così una frammentazione nel movimento sociale; opprimere; criminalizzare (considerare criminale tutto ciò che si oppone al sistema); stringere legami con organismi internazionali di repressione; marginalizzare, togliere tutto, lasciando la popolazione in uno stato di pura sopravvivenza; iniziare a cedere sotto alcuni fronti quando il conflitto si fa insostenibile (in realtà si tratta solo di una vittoria parziale; il primo risultato, infatti, é a vantaggio dello stato: la gente si tranquillizza un po'). In un secondo momento presenta le possibili soluzioni: alleanza tra i movimenti; costruzione di alternative concrete quali marce, e campagne conoscitive, senza necessariamente invischiarsi nel grande mercato, né disperarsi per non aver ottenuto tutto e subito.

Uno dei Peñi presenti in sala prende la parola
Sostiene che i Mapuche siano i più poveri tra i poveri. Contro essi il governo, che si dice democratico, applica le leggi di una dittatura. É indecoroso ad esempio che per lo stesso forum il governo cileno non abbia chiesto l'autorizzazione mapuche, né alcuna loro partecipazione. Il processo da attuare é il recupero delle terre storiche perché in esse si trova l'identità culturale mapuche, che non si ritengono "campesinos" ma i giusti rivendicatori di terre che gli antenati hanno lasciato loro.
Parla in un secondo momento dell'importante aspetto della lingua, come strumento di unificazione del popolo. Conclude ponendo attenzione sulla diversità tra bilinguismo e interculturalità. Il rischio di cadere nell'omogeneizzazione é forte, e il risultato é la non voluta nascita di una nuova "cultura". Al contrario interculturalità é dialogo e relazione tra le culture.

Paolo Scaria
Criminalista italiano
Il relatore parla di un processo di censura sociale, di un silenzio di fondo nei confronti di tutto ciò che riguarda il popolo, la cultura, i diritti mapuche. Se non si ha l'iniziativa propria di informarsi in maniera più attenta, l'immagine che verrà assimilata passivamente identificherà il popolo mapuche con il termine terrorismo. Spiega il significato di "legislazione di emergenza": uscire dalle regole del principio di legalità legittimando così qualsiasi prassi di persecuzione. Non si può considerare lo stato cileno come stato democratico. La sua attuale costituzione non è stata conseguenza di un confronto, ma è nata dalla mano di un dittatore. Il compito che ha così assunto lo stato é quello di identificare il nemico e iniziare la repressione.
Movimenti sociali e loro lotta nei confronti del modello neoliberale
Relatori:
Rubens Gonzales.
Membro di una ong di Santiago che si occupa degli effetti del tlc.
L'obiettivo dell'organizzazione é lo studio del fenomeno e la creazione di una rete di lavoro con organizzazioni sociali per la difesa della biodiversità e del folclore mapuche. Tra i primi successi il fatto concreto che il 40% di ciò che viene programmato dalla televisione in Cile, debba essere di produzione cilena.
José Llancapan
Mapuche residente in Santiago.
Sostiene la necessità di una maggiore coordinazione all'interno del popolo mapuche per avvicinarsi anche alla società civile, con la speranza che essa stessa possa arrivare ad affermare un giorno ciò per cui i Mapuche lottano da molto tempo. Di fatto i popoli indigeni -sostiene- sono i meno preparati dal punto di vista della tecnologia, delle infrastrutture, dell'informazione ecc. In realtà -continua Llancapan- il popolo mapuche sarebbe stato competitivo se solo lo stato avesse voluto.
"Ci tolgono tutto in cambio di niente"
. Come muoversi allora? L'unica soluzione é unirsi. Questo non vuol dire fare le stesse cose negli stessi posti. Al contrario quello che manca é proprio una maggiore coordinazione tra i Mapuche del campo e quelli residenti in città. Per esempio la presenza a nella capitale é importante e vantaggiosa per la semplice vicinanza al luogo dove vengono prese le decisioni; per lo stesso motivo non é da sottovalutare l'importanza di avere all'interno del popolo stesso delle figure di specialisti con un'adeguata formazione (avvocati, in modo particolare).

Ricardo Carere
Il relatore presenta una panoramica della società attuale: rispetto agli anni '60/'70 in cui il movimento sociale (campesino, sindacale, intellettuale) era davvero forte, oggi la realtà è quella di una società in continua distruzione. Basti pensare allo stato in cui versa l'ambiente, alla povertà, alla scomparsa di intere culture.
Un primo problema é la grande imitazione del modello american, la generalizzata volontà di appartenere alla "Cultura McDonald". La lotta contro questo sistema deve partire dalla gente stessa. Nonostante esista il tentativo di fermarli, i movimenti sociali sono l'unica speranza per tutti. Dà forza pensare che da anni esistano tanti movimenti diversi, presenti in tanti luoghi diversi. Solo la nostra incapacità di lavorare assieme accettando le nostre differenze può bloccarci. La nostra diversità e' la nostra forza, soprattutto perché i problemi che può vivere la società cilena sono molto simili a quelli che vivono altri paesi. Unirsi superando la sfiducia e' l' unica soluzione.
Un secondo problema nasce dalla mancanza di azione e pratica. É importante riuscire a trasformarsi in quello che si pensa, avere alternative al fine dello sviluppo, avere un progetto politico proprio, perché tutto é possibile, quando ci si impegna totalmente per una causa.

Presidentessa Unione Studenti Palestinesi
"Il Cile si sta trasformando nell'Israele dell'America Latina", diceva qualcuno non molti anni fa. Partendo da questa forte affermazione la relatrice fa un accenno alle somiglianze esistenti tra il popolo mapuche e quello palestinese. Somiglianza per quanto riguarda la politica internazionale ma anche per i metodi di repressione interna, che di fatto sono uguali a tutti i paesi del mondo (proprio poche ore prima l'autobus sul quale lei stessa viaggiava per raggiungere la sede del Forum é stato bloccato più volte dalla polizia). Sostiene che contro un governo che difende i privati sia necessario unirsi. Solo insieme davvero si può far sentire la propria voce. Il primo passo é agire, smettere di accettare che si dica che sia una lotta giusta e non fare nulla. Agire.
Accordi commerciali, diritti indigeni e libera determinazione dei popoli
Sergio Camiujeo
Il relatore spiega come nei secoli sia andato diminuendo l'intervento del popolo mapuche negli accordi internazionali, passando da una libera determinazione (fino al secolo XVIII) ad un'imposizione politica ed economica da parte dello Stato (dal 1800 in poi). La riduzione a un 5% delle terre, la rottura di scambi interni fra mapuche, la riforma agraria, hanno portato ad una progressiva riduzione socio-culturale del popolo originario.
Jean Lean
Il relatore parla della relazione fra diritti umani e commercio internazionale. I diritti dei popoli indigeni rientrano infatti fra i diritti umani di terza generazione che non hanno quasi nessuna garanzia legale; l'unico modo per tutelarli è stipulare accordi internazionali che prevedano sanzioni penali. Ha spiegato inoltre il cosiddetto "damping etnico", espressione con la quale si intende la produzione di beni senza il rispetto delle leggi indigene, che permette di abbassare i costi di produzione.
Un rappresentante del Sendam
Partendo da una panoramica del mondo attuale basato su una sola superpotenza, ipotizza nei prossimi 30 anni la nascita di un'alleanza di paesi (BRIC: Brasile, Russia, India, Cina) in grado di equiparare l'attuale U.S.A. Questo accadrà perché i paesi del B.R.I.C. sono basati da secoli su generazioni appartenenti alla stessa cultura e società, mentre gli Stati Uniti sono un popolo di immigranti; i mapuche perciò, come popolo originario cileno, diventeranno il punto chiave per lo sviluppo del Cile nei prossimi anni.
Rappresentante dell'associazione OCEANIA
La globalizzazione causa un retrocesso nella democrazia e nella libertà, un minor rispetto dei diritti umani e una povertà diffusa. Come esemplificazione il relatore riporta una statistica delle principali produzioni mondiali: al primo posto troviamo le armi, al secondo la droga, al terzo l'alcool, al quarto le sigarette e solo al dodicesimo gli investimenti per l'istruzione.

CONCLUSIONI
Durante la tavola rotonda conclusiva, viene redatto un documento che il giorno successivo una delegazione consegnerebbe ai ministri dell'APEC presenti a Pucon. La consegna è stata simbolicamente preceduta da una marcia pacifica per le strade di Villarrica.
L'idea di consegnare questo documento ai rappresentanti dell'APEC ha rappresentato una presa di posizione rispetto alla palese impossibilità di dialogo diretto con i rappresentanti dei Paesi del pacifico da parte della comunità Mapuche durante l'incontro a Pucon. Il notevole contingente di polizía presente nell'area, dimostra la chiara volontà di voler reprimere il movimento Mapuche, volontà fomentata anche dalla dura critica dei periodici nazionali cileni che davano a intendere che la popolazione Mapuche pretendeva di impedire la riunione Apec ( El Mercurio - 20 maggio), omettendo le vere intenzioni del foro.
Da questo confronto tra società civile e rappresentanti del popolo Mapuche nascono sicuramente vari spunti di riflessione affinché la lotta per la rivendicazione del popolo Mapuche vada avanti.
Si è intesa l'urgenza che in Cile si apra il dialogo su materie importanti, quali le strategie per lo sviluppo economico in tutti i settori della popolazione, specialmente quelli che fino ad ora sono stati più emarginati, come il popolo Mapuche.
E' emersa con chiarezza anche una definizione di "interculturalità", intesa non tanto come rispetto del folklore locale, quanto come reale e rispettoso dialogo tra i distinti popoli e le loro tradizioni, che convivono in uno stesso spazio territoriale in modo democratico.
Forte è stato il richiamo alla responsabilità che tengono le varie comunità nello stare unite in questa lotta per far valere i loro diritti (modello forestale, legge sulla pesca, espropriazione dei terreni, violazione dei diritti umani). Più forte ancora il richiamo alla responsabilità per quanto riguarda il controllo del territorio, dove ogni comunità deve cercare di impegnarsi per entrare nella vita politica del territorio locale.
In conclusione durante tutto il forum è emerso in tutta la sua importanza il ruolo della società civile: associazioni per la tutela dei diritti umani e dell'ambiente, facoltà di antropologia, molti sono gli ambiti in cui la società civile può sentirsi partecipe della causa Mapuche. Questa alleanza potrà aiutare molto a dare più visibilità anche a livello mediatico sulla questione Mapuche , con apporti di notevole rilevanza anche da un punto di vista tecnico-scentifico.


Note:

Per saperne di più:
http://www.mapuexpress.net

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