E.T.A. colpisce la Spagna nel giorno della Costituzione
Il gruppo terroristico E.T.A. ha seminato in tutta Spagna numerose bombe nel giro di tre giorni.
Le prime sono esplose venerdí 3 dicembre, in cinque pompe di benzina nei punti strategici della città di Madrid, creando un generale senso di angoscia, oltre a disagi logistici quali lunghe code. Dal passato natale non si avevano più notizie di esplosioni di bombe per mano del braccio armato di Euskadi nella capitale spagnola.
Lunedì 6, il giorno del ventiseiesimo anniversario della costituzione spagnola, esplosero quasi simultaneamente bombe a Alicante, Malaga, Ciudad Real, Valladolid, Avila, León e Santillana del Mar.
Nonostante la scarsa quantità di esplosivo, alcune persone rimasero ferite.
L’allerta partì, come rituale, dopo una chiamata di anonimi, che parlavano in nome di ETA, alla redazione del quotidiano “Gara”.
Questa serie di attentati viene a venti giorni dalla dichiarazione fatta dal Leader di Batasuna Arnaldo Otegi, di apertura al dialogo e alla negoziazione con lo Stato spagnolo.
Il Presidente del Governo José Luís Rodriguez Zapatero ha dichiarato che la banda assassina non può far altro che abbandonare le armi, e confida nel fatto accadrà molto presto. “Eta sa- continua il presidente- che lo stato di diritto, la democrazia, é stato, é e sará piú forte di qualsiasi intento di cambiare le regole attraverso l’uso della violenza”.
Sembra possibile, oggi piú di ieri, l’apertura di un possibile tavolo di negoziazione da parte del governo centrale. Dice Ramón Atondo, il portavoce del PSOE nella commissione costituzionale del Congresso, che per legalizzare Batasuna non c’é bisogno di cambiare le leggi, lo stato sarebbe disposto ad accettarlo a condizione che il partito di sinistra nazionalista rifiutasse e condannasse la violenza; che bisogna reiterare che il dialogo politico é possibile, peró in Parlamento e senza violenza. Incluso puó essere possibile che i prigionieri politici non solo siano spostati in carceri piú vicine alle loro case, ma addirittura che vengano scarcerati. L’unica condizione perché tutto ciò accada é la fine della violenza.
Però se guardiamo alla storia dell’Irlanda del Nord, per esempio, ci rendiamo conto di come la subcultura violenta che trova vantaggi nel terrorismo, sia presente ancora oggi nonostante siano già stati firmati da anni accordi di Pace (Accordi di Venerdì santo del 1998).
Probabilmente dovremo aspettare ancora molto tempo prima che si giunga a un accordo, nessun processo di riconciliazione che sia stato rispettato é nato da un giorno all’altro, ma ricordiamo anche che é possibile una negoziazione solo tra entità con uguali mezzi e potere, senza che la violenza diretta o strutturale che sia, divenga l’asso nella manica di una o di entrambe le parti.

