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Kenya

Viaggio a Muran'ga

Il mio safari, un viaggio non tra elefanti e leoni, ma tra le persone.
Gian Paolo Chiecchi (Casco Bianco a Soweto, Nairobi)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 11 luglio 2005

Il suono monotono e noioso della sveglia interrompe bruscamente i miei sogni e mi fa ricordare che l'appuntamento che mi ero preso da tempo è finalmente arrivato. Apro gli occhi e guardo lo spiraglio che c'è tra la lamiera che funge da muro e quella che fa da tetto. Fuori è ancora buio, la sveglia indica le 5.30. Esco dal sacco a pelo e mi libero dalla zanzariera che nello scendere dal letto, mi si è aggrovigliata attorno. Lavatina di faccia con acqua fredda, colazione flash con il the rimasto del giorno prima...è ancora troppo presto perchè qualcuno ci abbia già preparato qualcosa. Esco dalla porta della mia casa e con un pugno sulla lamiera sveglio Alex, il guardiano, che è l'unico ad avere le chiavi delle porte, sempre in lamiera, che ci riparano dai ladri che annualmente vengono a farci una visitina. Per i viottoli bui e freddi mi incammino verso la casa di Lucy.

"Quando starai bene ti accompagno" le avevo detto in febbraio. L'ho conosciuta quando era ferma a letto, timorosa che si sapesse in giro che era ridotta proprio male. Le prime volte era anche ostile. "Non ho problemi, non ho bisogno di voi" diceva a me e all'infermiera. E intanto le rifilavamo qualche compressa per tirarla su. Una, due, tre volte e intanto la confidenza cresceva, finchè non si è creata la simpatia, poi l'amicizia e ora...sto andando a casa sua per un lungo viaggio. Mi aveva chiesto un giorno se potevo accompagnarla a trovare sua madre a Muran'ga. "Quando starai bene ti accompagno" le dissi, un po' veritiero e un po' per rimandare l'impegno, quasi come una scusa. Durante questo periodo Lucy si è impegnata molto per riprendersi. L'Aids non è semplice da controllare e da calmare. Mentre questi pensieri mi tornano alla mente sono già arrivato a casa sua. Entro in casa, la lanterna illumina la stanza piccola e un po' in disordine. Una canzoncina allegra in lingua locale rende l'atmosfera festosa, anche se il volume è basso, per non dare fastidio ai vicini di baracca. Siamo ormai pronti, tutti e 5, si parte!

Il primo quarto d'ora si consuma nel camminare per andare a prendere il primo pulmino che passa per andare in città. Poi da lì si prende il secondo. Tre ore dopo, tra buche grosse come crateri, manovre spericolate alla siciliana, e musica "boom boom" che spacca le orecchie, siamo arrivati a Muran'ga. Lucy è tre anni che non ritorna qui a trovare sua madre, spesso i problemi economici limitano i viaggi e tagliano bruscamente i contatti e le parentele di chi abita distante. "Dov'è la casa di tua madre?" le chiedo. Mi risponde che c'è da camminare un po'. Già capisco che sarà un'avventura, visto che comincia a piovigginare e come al solito l'ombrello è rimasto a casa. Sguazzando tra la fanghiglia raggiungiamo la casa dopo tre quarti d'ora. Le scarpe da bianche sono diventate belle scure. Sono però felice di poter dare la possibilità a questa famiglia di riincontrare la madre di Lucy. Appena entro nel cortile dell'abitazione, faccio uno scivolone da circo, per fortuna mi sporco solo i palmi delle mani. Che bella presentazione! Prontamente mi portano l'acqua per lavarmi le mani, si sentono quasi imbarazzati per il disguido. Faccio capire loro di non farsi problemi. Dopo i primi saluti, noi uomini ci accomodiamo in una stanzetta per chiacchierare delle nostre cose. Le donne, invece, si mettono subito al lavoro, visto che il tempo di pranzo è vicino. Mi piacerebbe dar loro una mano, mi dà noia fare l'ospite servito e riverito, ma so che per loro sarebbe un'offesa, così resto a chiacchierare per 2 ore con questi uomini. Due sono venuti con me da Soweto, altri due sono parenti in qualche modo di Lucy. Poi arriva il vicino di casa, il cugino, il bimbo, il parente del parente, poi quello che non c'entra nulla, ma si è lì tutti uniti e si fa festa senza escludere nessuno. Così il tempo passa e arriva l'ora di pranzo. Chapati (piadine unte e senza sale), ghideri (impasto di fagioli e mais), e carne di mucca (molto anziana!) ecco quello che mi offrono. So che per preparare questo ci hanno messo molto impegno e ci han speso anche qualche soldo in più del solito. Mi fanno molte domande, Lucy continua a dire che quello resterà un giorno memorabile: lei, suo marito, sua figlia, il pastore della sua chiesa e un bianco, tutti insieme per trovare i suoi cari e rivedere i posti dove è nata. Il tempo corre molto veloce, mi offrono foglie di the, chicchi di caffè da portare a casa, spennano un albero di avocado per regalarci un sacco di frutti. Arriva così l'ultima mezz'oretta di saluti e di foto. Faccio un po' di pose a tutti e anche al paesaggio che è ammirevole: colline verdi ricche di piantagioni di caffè e the ci circondano. Abbracci e baci e un po' di malincuore sono ciò che ci fa capire che l'ora della partenza è giunta. Riprendiamo il cammino tra la melma, che intanto si è seccata un po', visto che ha smesso di piovere. Dopo altri 40 minuti di cammino prendiamo il pulmino e si torna a casa. Il viaggio lungo e stancante, e l'imbrunire ci fa tornare in mente gli episodi della giornata, belli e buffi.
Sono felice che questa famiglia abbia avuto la possibilità di riunirsi e di respirare un po' di aria di casa. Questo è stato il mio "safari", non tra i leoni e gli elefanti, ma tra persone con un cuore e con dei sentimenti.

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