Un giorno di "pace" ad Aboud
Lo scorso undici dicembre si è tenuta ad Aboud la quarta manifestazione contro la costruzione della Barriera Difensiva, promossa dal Comitato Popolare, a cui aderiscono movimenti e partiti politici palestinesi.
Aboud è un paese di circa 2500 abitanti, suddiviso tra cattolici e musulmani. Il Muro di Separazione è già stato costruito nella zona, con la conseguente
confisca dei terreni, la maggior parte dei quali utilizzata per la coltivazione di ulivi, chiusure e blocchi che impediscono la circolazione, ed impoverimento della società. Molti abitanti del paese avevano lavoro a Tel Aviv, che dista solo 25 minuti di macchina; se il cielo è limpido, la si può anche vedere in lontananza dai tetti delle case. Da quando il Muro di Separazione è stato innalzato, ci si possono impiegare anche 3 ore per arrivarci, se si è fortunati.
Dal 7 novembre scorso, lo Stato Israeliano ha iniziato a costruire un ulteriore muro, largo 70 metri, per proteggere le due colonie che sono situate nella zona, Bet Arye e Ofarim, sorte all’inizio degli anni ’80, anche se non si sono mai verificate azioni violente contro queste due comunità.
Secondo il progetto voluto da Israele, circa il 30% delle famiglie di Aboud perderà la terra e 300 ettari verranno utilizzati per la costruzione del muro. Oltre alla terra, sarà espropriata anche una grande falda acquifera. L’area di Aboud ha il 20% delle risorse acquifere dell’intera Cisgiordania, e sebbene il tracciato del muro non comprenda più né la zona archeologica, né la cisterna
d’acqua, verrà comunque inglobata un’enorme risorsa di acqua sotterranea che si trova nella zona tra la Linea Verde e la chiesa di Santa Barbara, antico monastero risalente al VII secolo, distrutto dai soldati isreliani nel 2002 in un’operazione militare.
Le tre manifestazioni precedenti si sono tenute di venerdì, ma questa volta il giorno è stato cambiato per la presenza in paese del Patriarca Latino di Gerusalemme, Michael Sabbah. Dopo aver celebrato la messa nella chiesetta cattolica del paese, ha aperto il corteo che ha marciato verso il cantiere della Barriera Difensiva. Molti giornalisti sono stati illegalmente bloccati per 40 minuti all’ingresso del paese dai soldati israeliani, mentre ad alcuni attivisti è stato vietato l’accesso.
Tra i diversi gruppi di internazionali che hanno preso parte al corteo, c’erano i volontari di “Operazione Colomba”(1), presenza fissa nel paese ormai da molto tempo. Sin dall’inizio, essi hanno sollevato la questione della Barriera
Difensiva di Aboud, mostrando come questa comporterà molte conseguenze negative per la popolazione, già provata dalla costruzione del Muro di Separazione. Oltre a partecipare alle manifestazioni ed a fornire un sostegno pratico alla gente del luogo, essi stanno cercando di fare pressione a livello politico sia in Israele che in Italia .
I venerdì passati, le manifestazioni sono state tutt’altro che tranquille, ed i manifestanti non sono riusciti mai ad arrivare oltre ad un certa distanza dal cantiere: la strada veniva sbarrata con filo spinato, i soldati israeliani hanno lanciato lacrimogeni e bombe sonore; tafferugli e manganellate sono volate più di una volta, ferendo e intossicando anche donne e bambini.
Questa volta, invece, erano visibili i caterpillar nel loro frentico lavorio di costruzione. Arrivati di fronte al blocco dei soldati, il Patriarca ha pregato insieme ai presenti ed infine ha piantato un ulivo, come simbolo di tutti quegli alberi che verranno sradicati a causa dell’edificazione di questa barriera.
Alla manifestazione è intervenuto anche il dott. Mustafà Barghouti, già presente alla seconda manifestazione; egli ha preso parola dopo il Patriarca ed è rimasto, in prima fila, di fronte ai soldati israeliani, insieme agli altri pacifisti e abitanti del paese.
Ci sono stati slogans e canti di protesta e qualche spinta ma nulla è scaturito in violenza. Malgrado ciò, un’attivista israeliano è stato arrestato dall’esercito.
La manifestazione si è svolta in maniera pacifica e senza complicazioni, probabilmente per la presenza di diverse autorità e di televisioni e fortografi, ma il prossimo venerdì, quando rimarranno solamente gli abitanti del paese e gli attivisti internazionali, forse si tornerà alla “normalità” della violenza.

