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Cile

Ad un anno dall'approvazione della norma contro il "mobbing".

Un anno dopo l'entrata in vigore della legge contro il cosiddetto "mobbing" si sono registrate 264 denunce, per il 96,22% da parte di donne. Solo 10 uomini si sono dichiarati vittime di pressioni psicologiche e fisiche di tipo sessuale sul proprio posto di lavoro.
Marco Coscione (Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23 - 17 gennaio 2006


Il primo gruppo di Caschi Bianchi "cileni" era appena arrivato a Santiago, che per il giorno dopo, il 24 novembre, era organizzata una "Marcha en contra de la violencia hacia las mujeres". Più di 130 organizzazioni e raggruppamenti sociali hanno raccolto in strada "molta gente se pensiamo che questo è un tema davvero difficile da affrontare in Cile come in tutta l'America Latina, dove la cultura machista impregna completamente la società, dalla famiglia povera alle aule del Parlamento", mi dice Luis mentre ci accompagna in questa prima uscita per le vie del centro.
La manifestazione parte da Plaza Italia. È un fiume colorato di bianco che si dirama lungo l'Alameda, il corso principale della città di Santiago, e poi passa per le strade pedonali del centro.
Ai bordi delle strade molta gente applaude ma altrettanta rimane attonita. Alcune coppie distolgono lo sguardo e non sembrano interessate ai tanti volantini che le ragazze di diverse associazioni stanno facendo circolare, ed agli slogan delle più "inferocite".
Eppure quest'anno i problemi delle donne stanno assumendo un'importanza crescente soprattutto da quando la ciudadanía ha scelto Michelle Bachelet come candidata della Concertación alle presidenziali.

Oggi è il 16 gennaio, ieri Michelle ha vinto le elezioni e tante donne sperano che questo sia un punto di partenza per migliorare la loro condizione, per raggiungere quella parità di genere che è ancora molto lontana. Secondo i dati del "Primo Rapporto del Governo Cileno sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio", la partecipazione delle donne al mercato del lavoro si attesta ancora su bassi livelli, attorno al 35%, rispetto al 44% in media dell'America Latina. La percentuale di donne con un contratto di lavoro è del 72,1%, contro il 77,2% degli uomini; il tasso di disoccupazione è rispettivamente dell'11,9% e del 9,4%. Quasi il 40% delle donne che lavorano non possono permettersi di pagare i contributi per la pensione, e quelle che invece possono farlo riceveranno una pensione che in media è più bassa del 27% rispetto a quella degli uomini. Le donne in politica rappresentano sicuramente fino ad oggi una minoranza: il 12,1% dei sindaci ed il 21,1% dei consiglieri.
Per ogni mille pesos guadagnati da un uomo, una donna ne guadagna in media 689(1).

Nonostante i miglioramenti nell'ultima decade, la ratifica da parte del paese di importanti convenzioni come la "Convención para la eliminación de todas las formas de discriminación contra la mujer (CEDAW)", la Piattaforma di azione della Quarta Conferenza Mondiale sulla Donna (Beijing), la Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo (El Cairo), la Convenzione Interamenricana per prevenire, sanzionare e sradicare la Violenza contro la Donna (Belém do Pará) ed altre dichiarazioni più generali come il Patto Internazionale sui diritti Civili e Politici che consacrano l'uguaglianza tra uomini e donne, la cultura machista in Cile sembra ancora dura a morire. Le violenze all'interno di molte famiglie, soprattutto quelle degli strati bassi della popolazione, sono purtroppo all'ordine del giorno.

Qui ci interessa però analizzare come la popolazione, soprattutto femminile, ha risposto alla possibilità di denunciare violenze psicologiche e fisiche subite in un altro ambito, quello del proprio posto di lavoro.
Secondo le cifre consegnate al quotidiano La Tercera dal Direttore del Ministero del Lavoro del governo cileno, Marcelo Albornoz, in un anno si sono avute 264 denunce, 5 volte di più rispetto al numero di accuse precedenti a questa legge, come afferma il ministro del "Servicio Nacional de la Mujer", Cecilia Pérez(2).
Di queste denunce il 96,22% proviene da donne che lavorano soprattutto nel settore dei servizi e del commercio, dove le lavoratrici rappresentano l'81,4% degli occupati. 103 casi sono già terminati con 34 accuse. Per 26 casi la denuncia non è stata comprovata, mentre per 18 casi la parte accusatoria ha desistito dal proseguire l'iter giudiziario. In 13 dei casi comprovati nel 2005 la parte accusata è stata licenziata senza ricevere alcun indennizzo: nel caso che l'accusato sia il datore di lavoro questo riceve invece una multa (questa situazione si riscontra nel 27% dei casi). Nella maggioranza dei casi chi esercita violenza è un diretto superiore della vittima, quindi una persona che può determinare il futuro lavorativo dell'accusante.
Secondo l'attuale legislazione sia nelle imprese private che in quelle pubbliche deve esistere un regolamento che preveda un procedimento chiaro per chi intenda sporgere denuncia: nel privato la denuncia deve essere presentata per iscritto al proprio datore di lavoro. Questi ha 5 giorni per risolvere il problema ed informare del fatto la Direzione del Lavoro.
La Direzione del Lavoro a sua volta ha un massimo di 30 giorni per elaborare un rapporto che sarà quindi consegnato al datore di lavoro dell'impresa, il quale entro 15 giorni deve stabilire ed applicare sanzioni alla persona accusata.
Nell'amministrazione pubblica la denuncia deve essere consegnata al settore risorse umane, alla direzione del comune o al ministero dei servizi pubblici. Nel frattempo possono essere modificati orari e luoghi di lavoro degli interessati, onde evitare un peggioramento della situazione. Un giudice indaga sul caso e se decide per l'accusa del denunciato, se questo può essere sospeso dalle sue funzioni o destinato ad un altro incarico. Se la situazione è grave il tutto può naturalmente avere degli sviluppi ulteriori davanti alla giustizia ordinaria.
L'aumento delle denunce in così poco tempo è sicuramente un buon segno: le cose stanno andando secondo il verso giusto. Ma quello delle violenze sul luogo di lavoro rappresenta soltanto una piccolissima parte delle violenze fisiche, economiche, sociali e culturali che ogni giorno le donne cilene devono subire. Ed è anche per questo che rispetto al passato l'elezione della Bachelet ha segnato un cambio profondo nell'elettorato del paese.
Le donne degli strati bassi e meno istruiti hanno sempre appoggiato fortemente la destra mentre questa volta si è avuto un ribaltamento completo, che dà alla nuova presidenta un'appoggio ed una fiducia che sarà difficile per lei non poter ricambiare.

Note:

(1) Gobierno de Chile, Los Objetivos de Desarrollo del Milenio, Primer Informe del Gobierno de Chile, Santiago de Chile, 2004,
http://www.undg.org/content.cfm?cid=79.

(2) María Teresa Ovalle, Primer año de vigencia de norma contra el acoso sexual registró 264 denuncias, La Tercera, 13/01/2006.

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