Verso Caracas
Quest'anno il Sesto Foro Sociale Mondiale si dividerà in tre continenti. Dal 19 al 23 gennaio ci sarà l'apertura mondiale a Bamako in Mali, per la prima volta in Africa, continente nel quale fino ad oggi era stato molto difficile trovare le risorse adeguate per organizzare un evento del genere. Sarà il primo passo verso quello unico di Nairobi nel 2007. Dal 24 al 29, il testimone passa a Caracas. Il terzo polo è quello pakistano, ma per la situazione interna del paese soprattutto dopo il grave terremoto, le date sono ancora da definire. Il Pakistan è sicuramente un terreno fertile dove costruire una nuova esperienza di società civile mondiale, sia per i suoi conflitti armati intrastatali, sia perché il continente asiatico è una delle zone dove più si concentrano problemi come, tra gli altri, lavoro infantile, alte spese militari e investimenti negli armamenti nucleari. Ed è anche per questo che un quarto evento, la notizia è recentissima, si svilupperà in Thailandia il 21 e 22 Ottobre, precisamente a Bangkok.
L'appuntamento più atteso sembra comunque quello di Caracas, perché la vivacità politica dell'attuale Venezuela richiama l'attenzione di molti, soprattutto europei e latinoamericani. All'interno dello stesso comitato organizzatore del foro c'è però chi vede la scelta del Venezuela come troppo schierata ed in un certo senso inopportuna, altri invece la trovano del tutto positiva e stimolante. Qui si svolgerà anche il Secondo Foro Sociale delle Americhe e moltissimi movimenti sociali, indigeni, ecologisti e studenteschi sono attesi da tutta l'America Latina ed dai Caraibi.
Sono in tanti a temere l'influenza che il presidente Chávez potrebbe avere sul foro, ma sia gli organizzatori che il governo venezuelano, chiariscono che l'organizzazione delle attività rimane sempre indipendente dal paese ospitante. Non possiamo però nascondere che l'esperienza attualmente vissuta dal paese richiama fortemente l'attenzione e soprattutto le speranze di molti latinoamericani che vedono nelle azioni del presidente Chávez un esempio che i propri governanti dovrebbero seguire.
E infatti la maggioranza dei venezuelani, secondo il "Rapporto Latinobarometro 2005" pubblicato ogni anno dalla Corporación Latinobarómetro (ONG senza fini di lucro con sede a Santiago del Cile), alla domanda "quanto è democratico secondo lei il suo paese?", su una scala da 1 a 10 rispondono con un valore medio di 7.6, il più alto rispetto ai 18 stati latinoamericani considerati. Ben al di sopra di paesi come Brasile o Argentina che presentano valori di 5.2 e 5.5 rispettivamente.
Forse non è un caso che al primo posto troviamo una democrazia che si definisce "protagónica" (in italiano si potrebbe tradurre con "protagonistica") e cioè un sistema che non pone l'accento sulla sola rappresentanza dei suoi cittadini, ma bensì sul ruolo di veri e propri protagonisti che questi sono chiamati a svolgere nella vita sociale, politica ed economica del proprio paese.
Per quanto riguarda l'appoggio al sistema democratico, il 76% della popolazione venezuelana considera la democrazia la forma di governo preferibile, solo in Uruguay troviamo una percentuale maggiore, il 77%. La media latinoamericana è del 53%. Risposta simile alla domanda sul grado di soddisfazione nell'attuale sistema democratico: il 63% dei cittadini in Uruguay ed il 56% in Venezuela si ritengono molto soddisfatti del sistema democratico nel quale vivono. Con una media latinoamericana bassissima, del 31%. Per quanto riguarda il Venezuela questo dato è passato dal solo 30% nel 1996 al 55% nel periodo 1999-2000, mantenendosi su questi livelli fino ad oggi. Forse una ragione per questo straordinario cambio di tendenza in così poco tempo ci deve pur essere.
Il 65% dei venezuelani approva la direzione del paese da parte di Hugo Chávez (contro ad esempio il 47% dei brasiliani per Lula, presidente tanto mal visto ed altrettanto stimato), il 61% esprime la sua fiducia nel presidente, mentre il 54% afferma che il paese sta migliorando la propria situazione economica. Visto come l'aspetto economico sta diventando predominante negli studi di Latinobarometro degli ultimi anni, possiamo ben capire come il Venezuela stia vivendo una significativa svolta nella gestione delle proprie risorse a vantaggio dell'intera popolazione.
Leggendo questi dati il presidente Chávez ha tutta la convenienza a non egemonizzare l'andamento del foro, ed allo stesso tempo a presentare al mondo intero le conquiste socioeconomiche che la rivoluzione bolivariana sta portando avanti. Ci riuscirà?

