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Bangladesh

Morta e nata due volte

È meglio nascere maschi in Bangladesh: è il bilancio della vita di Shuniti, dopo anni di violenze domestiche. Ora sente di avere una nuova possibilità.
Elena Cavassa (Casco Bianco in rientro dal Bangladesh)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 10 novembre 2006

Si chiama Shuniti, ma da quando l'ho conosciuta non ho mai sentito nessuno chiamarla col suo nome. Per tutti è "Shuptir ma", ovvero la mamma di Shupti. Quando ci siamo parlate la prima volta, ha iniziato a raccontarmi la sua storia senza che le domandassi niente e la prima cosa che mi ha detto è stata: ‹‹Io sono morta due volte, questa è la mia terza vita››. Ricordo che era appena tornata da Dacca, dove aveva trascorso diversi mesi in un centro di riabilitazione in cui si era recata dopo che, a causa delle percosse subite prima dal suo ex marito e poi dall'uomo con cui era andata a convivere, era rimasta paralizzata alle gambe. Nonostante la riabilitazione, ancora non era in grado di camminare ed era costretta su una sedia a rotelle. La mia conoscenza del bengalese all'epoca del nostro primo incontro era piuttosto sommaria, ma a lei pareva non importare granché; sembrava aver solo bisogno di sfogarsi, quasi per far uscire da se stessa il suo passato, in qualche modo. Piangeva, mi teneva strette le mani, mentre io cercavo nel mio ristretto vocabolario qualche parola per consolarla. Mostrava, nella vita di tutti i giorni, una forza d'animo risoluta, ma ogni tanto, quando i ricordi diventavano troppo gravosi, vi si arrendeva e le lacrime iniziavano a scorrerle lungo le guance. Senza singhiozzi, senza scosse, ma un pianto composto e continuo, quasi che anche nell'espressione del dolore sentisse il dovere di non far rumore.
Dal nostro primo incontro sono passati più di 4 mesi e ora chiedo a Shuniti di raccontarmi di nuovo la sua storia.

Ti va di parlarmi del tuo matrimonio?
Mi sono sposata 6 anni fa, a 22 anni. Mio padre era morto da poco e mia madre combinò un matrimonio con un ragazzo che abitava nel nord del Bangladesh, molto lontano da Chalna, il nostro villaggio. Prima del giorno delle nozze non ci eravamo mai incontrati. Come da tradizione, dopo la cerimonia io andai a vivere a casa sua, assieme ai suoi genitori e alla sua famiglia. Subito mi resi conto che a quel ragazzo non piacevo io, ma i miei soldi. Beveva molto ed era una persona molto avida.

Tua madre gli aveva promesso una dote?
Sì, come impone la tradizione mia madre aveva stabilito di pagare una dote. Gli aveva promesso 30.000 taka (circa 330 euro) e di queste ne aveva date subito 15.000, stabilendo di dare il resto dopo le nozze. Ma le ristrettezze economiche non le consentirono di mantenere la parola data e lui iniziò a picchiarmi perché mia madre non aveva quel denaro da dargli. Inoltre, già dai primi giorni mi resi conto che mio marito aveva una relazione con la moglie di suo fratello, che viveva con noi. Più passavano i giorni e più mi picchiava, continuando a dirmi di sollecitare mia madre a pagare il resto della dote. Credo che volesse ammazzarmi. Capita abbastanza spesso nel nostro paese che il marito e a volte anche la sua famiglia picchino la moglie fino alla morte. In questo modo l'uomo può risposarsi e ricevere un'altra dote.
Dopo tre mesi di matrimonio mia madre venne a trovarmi e decise di riportarmi a casa.

Come è stato il tuo ritorno a Chalna?
Quando tornai a Chalna tutti iniziarono a criticarmi per come mi ero comportata, dicendomi che non avrei dovuto lasciare mio marito. E dato che ero molto povera, diversi uomini iniziarono ad offrirmi soldi in cambio di prestazioni sessuali. La situazione che si era creata era diventata insopportabile e dopo qualche tempo presi la decisione di togliermi la vita. Così bevvi del veleno e finii in ospedale in fin di vita. Lì incontrai un uomo che sembrava darmi ciò di cui avevo bisogno: era dolce, gentile, mi ascoltava e mi dava conforto. Quando uscii dall'ospedale decisi di andare a vivere con lui e dopo tre mesi scoprii di essere incinta. Lui aveva già due figli avuti da un precedente matrimonio e non ne voleva altri, per cui quando gli dissi che aspettavo un bambino si arrabbiò moltissimo e mi chiese di prendere una medicina per abortire. Io accettai perché lo amavo e volevo accontentarlo. La medicina però non ebbe effetto e allora lui iniziò a picchiarmi per farmi perdere il bambino. Quasi ogni giorno mi spingeva contro il muro, mi dava pugni e calci nella pancia. Ciò però non mi fece abortire e quando nacque Shupti, decisi di lasciare quell'uomo e di tornare da mia madre.

Ma le percosse subite dai due uomini non furono senza conseguenze...
Infatti. Quando Shupti aveva tre mesi iniziai ad avere problemi alla spina dorsale. Dopo qualche mese caddi e dopo quella caduta persi la sensibilità alle gambe. Poi mi paralizzai completamente dalla pancia in giù. Shupti aveva allora 11 mesi. Decisi di lasciare la bimba alla missione della Papa Giovanni, dove già nei mesi precedenti avevo ricevuto aiuto e accettai di recarmi in un centro di riabilitazione a Dacca, dove sono rimasta per 7 mesi. Al centro sono riuscita a migliorare moltissimo e ora con le stampelle riesco a camminare. Spero che grazie ai quotidiani esercizi di fisioterapia riuscirò a recuperare completamente la sensibilità e a camminare normalmente, un giorno.

Che cosa provi ora nei confronti dei due uomini che ti hanno ridotta così?
Provo odio nei confronti dell'uomo che ho sposato, perché lui mi usava per soldi. Ad un certo punto mi disse anche che per pagare la parte della dote che mia madre non riusciva a versargli sarei dovuta andare con altri uomini in cambio di denaro. Era un uomo senza scrupoli. Nei confronti dell'altro uomo invece provo odio ma anche una grandissima rabbia, perché lo amavo e pensavo che anche lui mi amasse. Invece mi prendeva solo in giro e non voleva accettare Shupti.
Io comunque non odio gli uomini in generale. Credo che esistano uomini buoni e uomini malvagi. Io odio solo quelli malvagi.

I matrimoni combinati sono la regola in Bangladesh?
C'è molta differenza tra le città e i villaggi. Nelle città vivono molte persone istruite e questa pratica sta diventando sempre meno diffusa mentre aumenta il numero di matrimoni per amore. Nei villaggi invece la stragrande maggioranza dei matrimoni sono tuttora combinati.

Come funziona precisamente il sistema della dote? E tu cosa ne pensi?
La tradizione impone che la famiglia della sposa dia una dote in denaro o in oggetti alla famiglia dello sposo. L'ammontare della dote viene stabilito in seguito ad una lunga contrattazione. Solo negli ultimi anni questo sistema si sta indebolendo, soprattutto grazie al diffondersi dell'istruzione.
Io odio questo sistema. Il governo l'ha vietato e quindi è diventato illegale, per cui chi lo utilizza può venire punito severamente, ma i poveri dei villaggi non lo sanno. Credo che a causa di questo sistema l'80% delle donne bengalesi stia soffrendo tremendamente, vengono usate dagli uomini e la loro vita intera è finita. Le figlie femmine nella nostra società sono un peso per la famiglia, è molto più semplice nascere maschi in Bangladesh. Anch'io avrei voluto avere un figlio maschio.

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